Prostituzione: uno studio francese svela gli enormi costi sociali e invita la politica a debellarla

Prostituzione: uno studio francese svela gli enormi costi sociali e invita la politica a debellarla

Non sappiamo dire se una inchiesta analoga sia stata mai realizzata in Italia o in altri paesi europei, ma l’indagine sulla prostituzione rivelata giovedì dal quotidiano francese Le Nouvel Observateur spiega molte cose del fenomeno, e soprattutto può servire nel dibattito pubblico sulle eventuali e possibili soluzioni. Secondo l’inchiesta condotta dal Movimento del Nido, una organizzazione di solidarietà che si occupa di aiutare le prostitute, e l’azienda Psytel, che raccoglie molti specialisti in Economia, Statistica, ecc., il costo per la società francese della prostituzione è di 1,6 miliardi di euro. La ricerca, denominata Prostcost, tenta di stabilire i costi economici e sociali della prostituzione, smentendo, nei fatti, “il mito della prostituzione come fattore di crescita”. Le due strutture identificano “29 capitoli nel costo sociale”, dai costi umani alle conseguenze sociali, alle forze di polizia e alla sanità, e si basano su dati nazionali francesi, su studi precedenti e inchieste, su analisi di esperti e soprattutto sulle numerose interviste alle prostitute stesse.

“Il denaro dei clienti è sottratto al circuito dell’economia classica”

La ricerca pubblicata giovedì ha ricevuto il finanziamento della Commissione europea. In essa si legge che sono 37.000 coloro che si prostituiscono in Francia. Il 62% si offre su Internet, il 30% lavora sulla strada e l’8% nei cosiddetti “ bars à hôtesses”, i sexy club, e nelle sale massaggio. Gli autori valutano in 3,2 miliardi di euro il giro di affari della prostituzione in Francia, in base al numero delle prostitute e dei loro guadagni medi ipotetici. Si è giunti a calcolare infatti una media annuale per prostituta di circa 87.000 euro. Tuttavia, avvertono gli autori della ricerca, “il denaro dei clienti della prostituzione è in buona parte sottratta al circuito dell’economia classica” e soprattutto “inviato all’estero”. La somma complessiva della presunta evasione fiscale, nella sola Francia, si aggira attorno agli 850 milioni di euro l’anno: “se i clienti della prostituzione spendessero il loro denaro in altre attività, la società francese risparmierebbe centinaia di milioni di euro in costi legati alle conseguenze della prostituzione e aumenterebbero le entrate fiscali”, affermano gli autori, che chiedono con forza politiche pubbliche per l’abolizione della prostituzione.

Tra 50 e 60 milioni di aiuti sociali

In comparazione, le spese sociali (centri di accoglienza, edilizia sociale, azioni di prevenzione, sanità, ecc.) di cui le prostitute beneficiano vengono stimate tra i 50 e i 60 milioni di euro l’anno, ma i fondi pubblici destinati alle associazioni di aiuto e sostegno si limitano ad appena 2,4 milioni di contributi in Francia. E, secondo gli autori, questa sperequazione è deplorevole. I costi umani della prostituzione vengono stimati in 311 milioni di euro. Gli autori sottolineano che, almeno in Francia, ma è probabile che sia così ovunque, si tratta di un fenomeno che quantitavimente è sei volte più grande del numero di coloro che sono esposti alla violenza e 12 volte di coloro che sono a rischio di suicidio. Le conseguenze sociali indirette, dunque, sono relative alla sistemazione dei figli piccoli, alla perdita di lavoro per detenzione da prossenetismo, agli omicidi e ai suicidi, e costano allo stato altri 306 milioni di euro, dei quali 228 milioni per i decessi legati alla prostituzione. Le spese per le forze di polizia e per la giustizia impiegate nella lotta alla prostituzione ammontano in Francia a 35 milioni di euro, mentre le spese sanitarie crescono fino a 86 milioni l’anno.

Insomma, secondo questo studio, che sembra contenere solide basi scientifiche, la prostituzione è un affare, ma non certo per lo stato, né per la collettività. Al di là degli aspetti più drammatici legati allo sfruttamento e alle forme moderne di schiavismo sessuale, la prostituzione, sostengono i ricercatori francesi, andrebbe debellata anche per solide ragioni economiche.

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