“L’unione fa la forza”. Ma Renzi conosce gli insegnanti?

“L’unione fa la forza”. Ma Renzi conosce gli insegnanti?

“La scuola e la democrazia sono #nellenostremani” scrivono con tanto di hashtag gli studenti. Hanno esposto uno striscione sul balcone del Pincio, sovrastante piazza del Popolo (luogo di ritrovo della manifestazione romanza partita stamattina da piazza della Repubblica), e  hanno manifestato per le vie di Roma al fianco dei propri insegnanti.

Per una volta, ci sono davvero tutti: CGIL, CISL, UIL, GILDA e SNALS, con la Camusso,segretario generale  della |Cgil che dichiara ai microfoni di Sky Tg24: “Un governo che dice ‘sono squadristi o non hanno letto’, mi pare un governo che non ha argomenti. Qui c’è il mondo che la scuola la fa, il mondo degli studenti, il mondo degli insegnanti, il mondo del personale tecnico e delle famiglie. Sarà una “minoranza rumorosa” del Paese, ma è quella che costruisce il futuro del Paese”.

Una risposta netta al ministro Giannini che anche oggi, intervistato dal “Quotidiano Nazionale” non ha perso occasione per scagliarsi contro un mondo che dovrebbe conoscere e del quale dovrebbe sentirsi parte, parlando di sciopero “politico”, “senza presupposti” e legato a “strategie elettorali”. In attesa che la Giannini ci faccia sapere a quali strategie elettorali alluda, non essendo alle viste altre elezioni che non siano le Regionali del 31 maggio, constatiamo con piacere che questo è il primo sciopero da sette anni a questa parte, ossia dai tempi della riforma Gelmini, a dimostrazione della continuità di fondo che sussiste, ed è ormai innegabile, fra il progetto berlusconiano e quello renziano, entrambi nel solco del liberismo classista, entrambi piegati a una visione confindustriale della scuola ma, soprattutto, entrambi volti a favorire le private, o paritarie che dir si voglia, a scapito dell’istruzione pubblica.

Sbaglierebbe chi dovesse pensare che lo sciopero e le conseguenti manifestazioni siano solo un fatto romano: oggi, infatti, la scuola è in piazza anche ad Aosta, Bari, Cagliari, Catania, Milano e Palermo. Decine di migliaia di persone, unite come sette anni fa, come ai tempi dell’Onda, come il tragico 14 dicembre 2010: unite per opporsi alla figura del preside-manager, più simile al megadirettore galattico di fantozziana memoria che a un dirigente scolastico, e alla chiamata diretta degli insegnanti che – secondo le sigle sindacali in rivolta – lederebbe il diritto costituzionale allo studio.

Sciopero generale: l’Unione fa la forza

Ma c’è di più. C’è uno striscione dell’Unione degli Studenti su cui vale la pena riflettere: “La rivolta dei saperi sfiducia questo governo” e sotto le seguenti parole: “reddito, sapere, diritti, resistenza”. Un’affermazione pesantissima, soprattutto alla luce di quanto è avvenuto ieri alla Camera, dove il governo ha chiesto e ottenuto l’ennesima fiducia, votata da un PD ormai irriconoscibile e contrastata dalle opposizioni con un Aventino tanto commendevole quanto, purtroppo, sterile nei risultati conseguiti. Ma ribadiamo: su quello striscione è opportuno riflettere perché è la conferma di ciò che sostiene da tempo Maurizio Landini, ossia che Renzi ha sì la fiducia del Parlamento e del gruppo dirigente interessato del suo partito ma non ha più quella del cosiddetto “Paese reale”, della gente che “per vivere deve lavorare”; e da oggi, o forse anche da prima, non ha più neanche quella degli studenti, degli insegnanti, del personale ATA e di altre categorie sociali storicamente vicine alla sinistra. Manifestazioni e cortei  hanno dato visibilità concreta alla idea di “ coalizione sociale” invocata dal  leader della Fiom, al di là di polemiche, discussioni.

“Sciopero generale, l’unione fa la forza”: lo slogan del corteo romano. Accanto alla Camusso e Barbagallo ( Uil), a Roma, c’è  il segretario della FLC CGIL, Domenico Pantaleo, fra i più attivi nel contrasto alla riforma del duo Renzi-Giannini. E in questa bella giornata di sole, non manca certo l’ironia, con Renzi raffigurato nelle vesti di Napoleone, notoriamente trapassato in quel di Sant’Elena il 5 maggio 1821.

Netto e corale il rifiuto di ogni forma di violenza

Ora, sia chiaro, nessuno dei presenti che abbiamo visto sfilare in corteo si augura la fine fisica del Presidente del Consiglio; anzi, è da sottolineare il rifiuto netto e corale di ogni forma di violenza, specie alla luce di quanto è avvenuto nei giorni scorsi a Milano. Tuttavia, una cosa è certa: i manifestanti sono pressoché unanimi nell’augurarsi, invece, la fine politica di questo governo, considerandolo inutile e, quel che è peggio, profondamente dannoso e contrario ai loro interessi.

A tal proposito, è degna di menzione una riuscita parodia della celebre ode manzoniana portata in piazza del Popolo, su tre grandi cartelloni, da altrettanti insegnanti: “Ella fu siccome immobile / date le mortal riforme / stette la scuola immemore / orba di tante norme. / Così percossi attoniti / i docenti al nunzio stanno / riottosi pensando all’ultimo / decreto dall’uom imposto. / Già presagiscono quando una simile / privazione di libertà / la sua comunità educante / a calpestar verrà. / Ella folgorante e forte / progredì da quando nacque / quando dopo oppressione assidua / cadde, risorse e giacque. / Di mille riforme al sonito / ’de peggio nun ce sta’ / vergin di servo encomio / e di codardo oltraggio / risorgi con forza subito / resisti, fatti coraggio! / Alziamo in corteo un coro / e forze non morrà. /Dall’Alpi agli Appennini / dal Garigliano al Reno / a quella sicura educazione / partecipava il bambin sereno. / I suoi diritti dobbiamo oggi preservar / uniti dall’uno all’altro mar. / Fu vera gloria! I posteri / confermeran l’ardua sentenza / noi chiniam la fronte all’istruzione / libera che vede noi partecipi / a tener alto lo spirito / sempre pronti a educar!”

Il preside sceriffo sembra uno dei personaggi della saga di Fantozzi

La Buona scuola dovrebbe essere approvata alla Camera entro il 19 maggio (provvedimento questo sì chiaramente elettorale) e in via definitiva entro metà giugno. Renzi ha annunciato aperture a eventuali modifiche ma il sottosegretario Faraone si è prontamente spinto a chiarire che l’impianto della riforma non si tocca, compreso il preside-sceriffo che, ripetiamo, ricorda tanto uno dei personaggi meglio riusciti della saga di Fantozzi.

Staremo a vedere. Ciò che possiamo dire fin d’ora, con buona pace della signora Agnese che oggi si è recata regolarmente a scuola, è che abbiamo l’impressione che il duo Renzi-Giannini non conosca bene la materia e, soprattutto, che non abbia dimestichezza con una categoria massacrata da quasi tutti i governi succedutisi negli ultimi vent’anni ma, proprio per questo, caratterizzata da un idealismo che il nostro non è abituato a fronteggiare.

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