Comuni al voto. Nei capoluoghi ammucchiate di liste. Esperimenti di “partito della nazione”

Comuni al voto. Nei capoluoghi ammucchiate di liste. Esperimenti di “partito della nazione”

742 comuni al voto, considerando che nei 318 di Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige si è già votato, con tanto di ballottaggi, e si sono registrati alcuni dati interessanti: il vistoso calo, per non dire proprio il crollo, dell’affluenza e un  risultato  del PD,, una “tenuta” dicono al Nazareno,  lontano anni luce dai fasti della scorsa primavera, quando Renzi riuscì a raggiungere la vetta dolomitica del 41 per cento. E alle Amministrative cosa accadrà? Lo vedremo domenica (in Sicilia si vota anche lunedì) e negli eventuali ballottaggi del prossimo 14 giugno. Ci seguito il voto nei comuni capoluogo

Venezia, il favorito è Casson (Pd), ma non è da escludere il ballottaggio

Interessante è andare a dare un’occhiata alla sfida che si terrà nei comuni capoluogo chiamati alle urne. Partiamo da Venezia, patria dello scandalo MOSE, delle burrascose dimissioni del sindaco di centrosinistra Giorgio Orsoni e della sfida di Felice Casson, uno dei senatori del PD più critici nei confronti di Renzi e del renzismo che, dopo aver vinto le primarie, dovrà vedersela con Francesca Zaccariotto, la leghista che nel 2009 sconfisse Davide Zoggia alle Provinciali di Venezia, Luigi Brugnaro, Gian Angelo Bellati (a dimostrazione della frattura difficilmente sanabile nel centrodestra), il forzanuovista Roberto Fiore, Camilla Seibezzi, già candidata alle Europee nella Lista Tsipras, e l’esponente del Movimento 5 Stelle Davide Scano. Completano l’elenco dei candidati: Alessandro Busetto del Partito Comunista dei Lavoratori, Giampietro Pizzo con la lista Venezia Cambia 2015 e Francesco Maria D’Elia con la lista Autonomia Venezia- Lista D’Elia.

Dieci candidati per il comune di Rovigo, frattura a sinistra

Sempre in Veneto, va al voto anche Rovigo, dove a contendersi la successione al sindaco uscente Bruno Piva sono ben dieci candidati. Per il centrosinistra, c’è Nadia Romeo, sostenuta da PD, Partito Socialista Italiano e le civiche Viva Rovigo e Rovigo Cambia Verso, ma deve fare i conti con una netta frattura a sinistra, dato che SEL schiera Giovanni Nalin e La Sinistra Livio Ferrari. Analogo discorso a destra, dove l’ex sindaco Paolo Avezzù (già sindacto nel quinquennio 2001-2006) si ricandida con l’appoggio di Area Popolare, Lista Tosi e le civiche Vero Nuovo e Obiettivo Rovigo, ma dovrà vedersela con Massimo Bergamin (sostenuto da Lega e Forza Italia) e Federico Donegatti di Forza Nuova. Completano il quadro il candidato del Movimento 5 Stelle, Ivaldo Vernelli, e i civici Antonio (detto Gianni) Saccardin (Presenza Cristiana), Silvia Menon (Silvia Menon Sindaco) e Andrea Bimbatti (Una lista di risposte).Anche qui è probabile che si vada al ballottaggio.

La sfida lombarda. I test di Lecco e Mantova

Importante anche la sfida lombarda di Lecco e di Mantova.A Lecco, il sindaco uscente Virginio Brivio (PD) si ricandida sostenuto dal PD e dalle civiche Appello per Lecco e Vivere Lecco. Fra i principali sfidanti, si segnalano Massimo Riva del Movimento 5 Stelle e Alberto Anghileri della civica Con la sinistra cambia Lecco, oltre a Lorenzo Bodega (appoggiato da NCD e dalle civiche Bodega sindaco sì e Destra per Lecco) e Alberto Negrini (sostenuto da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e dalla civica Viva Lecco).Dovrebbe prevalere Brivio, favorito anche dalla spaccatura creatasi nel centrodestra, ma guai a pensare che l’esito di queste incertissime elezioni sia scontato. A Mantova, invece, la sfida è fra ben dodici candidati: Mattia Palazzi (37 anni, operatore sociale ed ex presidente provinciale dell’ARCI) del Partito Democratico, sostenuto da PD, SEL, Popolari per Mantova e dalla civica Palazzi 2015; Paola Bulbarelli, ex assessore regionale alla casa ed ex coordinatrice cittadina di Forza Italia, supportata da Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e dalla civica Bulbarelli è Mantova; Michele Annaloro del Movimento 5 Stelle; Cesare Azzetti del raggruppamento La sinistra per l’Altra Mantova con Rifondazione comunista e poi i candidati civici: Mohamed Tabi (Immagina Mantova),Gilberto Sogliani (Cattolici Moderati), Arnaldo De Pietri (Civici con De Pietri per Mantova), Sergio Ciliegi (Forum Mantova), Andrea Gardini (46cento), Maurizio Esposito (Adesso Mantova), Alberto Grandi (Comunità e territori).Il ballottaggio, in questo caso, sembra davvero inevitabile.

Nelle Marche le sfide di Fermo e Macerata

Dopo alcuni mesi di commissariamento, sono in sei a contendersi la poltrona di primo cittadino di Fermo: Pasquale Antonio Zaccheo, sostenuto dal PD e dalle civiche Impegno Civico per Fermo, Io Scelgo Fermo e Nuovo Polo; Giambattista Catalini, con l’appoggio di Forza Italia, Area Popolare, Libertas Democrazia Cristiana e le civiche Movimento Civico pro-Territorio, La Spiga e Fermo Libera; Mauro Torresi, sostenuto da Fratelli d’Italia e dalla civica Non mi Fermo; Marco Mochi del Movimento 5 Stelle e i civici Paolo Calcinaro (con le liste civiche Il Centro e Piazza Pulita a sostegno) e Massimo Rossi (appoggiato da Sinistra-L’altra Fermo e dalla civica Fermo Migliore).

A Macerata, il sindaco uscente Romano Carancini (sostenuto da PD, UDC, IDV, Sinistra-Macerata Bene Comune e dalle civiche Pensare Macerata e La città di tutti) dovrà vedersela con Anna Menghi (Lega Nord e Comitato Anna Menghi), Deborah Pantana (Forza Italia, Popolari per l’Italia, Destra-Di popolo, Sovranità e le tre civiche Frazioni e Centro, Alleanza per Macerata e Idea Macerata), Carla Messi del Movimento 5 Stelle, Michele Lattanzi (Sinistra-Ricostruire il Partito Comunista), Maurizio Mosca (Fratelli d’Italia e le civiche Macerata nel cuore e Città viva), Tommaso Golini (Forza Nuova) e le due candidate civiche Marina Adele Pallotto (Lista civica-5 P Cinque Punti per l’Italia) e Maria Francesca Tardella (Macerata capoluogo).A rigor di logica, non è da escludere il ballottaggio.

Ad Arezzo, patria della ministra Boschi, regna l’incertezza

Ad Arezzo, patria di Fanfani e oggi di Maria Elena Boschi, il PD schiera il renziano Matteo Bracciali (sostenuto da PD, PSI, Sinistra-Arezzo in Comune e dalle civiche Popolari per Arezzo e Futuro in corso con Matteo), sfidato da Alessandro Ghinelli (Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e dalla civica Ora Ghinelli), Ennio Gori del Partito Comunista dei Lavoratori, Massimo Ricci del Movimento 5 Stelle, e dai civici Gianni Mori (Insieme Possiamo e Cittadinanza Attiva), Maria Cristina Nardone (Dalle chiacchiere alle soluzioni), Alessandro Luzzi (Risorgimento Aretino), Gianfranco Morini (Comitato Acqua Pubblica) e Roberto Barone (Idearezzo). Probabilmente, sarà vittoria renziana ma, forse, sarà meno agevole di quanto non sembri sulla carta.

A Chieti ammucchiata di liste a sostegno del centrodestra

Spostandoci in Abruzzo, il capoluogo interessato dalla contesa elettorale è Chieti, dove Umberto di Primo, candidato del centrodestra, è sostenuto da Forza Italia, Nuovo Centro Destra, UDC, Fratelli d’Italia e dalle civiche Identità Teatina e Noi Domani, e dovrà vedersela con Luigi Febo (candidato di PD, Centro Democratico, Popolari per l’Italia, IDV e delle civiche Chieti Domani, Chieti per Chieti, Chieti Facile), Antonello D’Aloisio (Noi con Salvini e PLI), Ottavio D’Argenio (Movimento 5 Stelle), Enrico Raimondi (SEL e L’altra Chieti) e i civici Bruno Mario Di Paolo (Giustizia Sociale, Bruno Di Paolo Sindaco e Polo delle brave persone), Roberto Di Monte (Rinnoviamo Chieti) e Donato Marcotullio (Ideabruzzo per Chieti).Sarà la classica sfida fra centrodestra e centrosinistra o la frattura, da un lato con SEL e dall’altro con il movimento di Salvini, finirà col favorire il Movimento 5 Stelle? Si andrà o meno al ballottaggio? Di sicuro, sarà una partita interessante.

Nel nome di Matera liste di destra, centro sinistra, sinistra, leghisti, cinque stelle

Scendendo al Sud, troviamo, a Matera, ben sei candidati sindaci: Salvatore Adduce (PD, SEL, Alleanza per l’Italia e le civiche Matera Cultura, Iniziativa Democratica, Insieme e Scelgo Matera 2019, con un chiaro riferimento all’assegnazione del ruolo di capitale europea della cultura conquistato lo scorso anno), Antonio Cappiello di Noi con Salvini (versione meridionale della Lega), Raffaello Giulio De Ruggieri (sostenuto da un pout-pourri di liste di destra e di sinistra quali Matera si muove, Forza Matera, Popolari per Matera, Matera per De Ruggieri, Matera Popolare, Matera la città che sale, Socialisti, Matera Capitale, Laboratorio per Matera), Antonio Materdomini del Movimento 5 Stelle, Angelo Tortorelli (tutte civiche: Matera al centro, Osiamo per Matera, Cambiamo Matera, Ci piace Matera, Lavoro e Sviluppo) e Francesco Antonio Vespe (L’altra Matera).Qui la sensazione è che ci troviamo già in un contesto da Partito della Nazione, dove fra destra e sinistra non esiste più alcuna distinzione. Ci auguriamo, vivamente, di sbagliarci.

Andria e Trani. Un banco di prova per Fitto, l’intreccio con le regionali

In Puglia, invece, vanno al voto i comuni di Andria e Trani. Sarà un buon banco di prova per misurare le ambizioni di leadership di Fitto e per valutare l’entità della frattura all’interno del centrodestra. A sfidare il sindaco uscente di Andria, Nicola Giorgino del centrodestra (sostenuto da: Forza Italia, Movimento politico Schittulli, Oltre con Fitto, Fiamma Tricolore, Noi con Salvini e dalle civiche Alleanza X Andria, Andria Possibile, Andria Nuova, Catuma 2015, Andria in Movimento), saranno: Sabino Fortunato (PD, IDV, Emiliano sindaco di Puglia, Progetto Andria, Andria cambia verso, Sabino Fortunato per Andria), Michele Coratella (Movimento 5 Stelle) e i civici Sabino Cannone (Assemblee Popolari) e Savino Losappio (Noi a sinistra per la Puglia).Comunque vada a finire, l’intreccio fra Comunali e Regionali è fortissimo.

Anche a Trani  questo intreccio  è  ben visibile,  balza subito agli occhi la spaccatura nel centrodestra fra Emanuele Tomasicchio (Forza Italia, Fratelli d’Italia e la civica Insieme), Antonio Florio (Tranilibera, Area Popolare e Tonino Florio Sindaco) e Carlo Laurora (NCD e la civica Tranifutura 2015), cui si contrappone un centrosinistra unito intorno ad Amedeo Bottaro (PD, Verdi, Noi a sinistra per la Puglia, Emiliano sindaco di Puglia, Più Trani, Realtà Italia, Prima di tutto Trani), Antonella Papagni del Movimento 5 Stelle e il civico Antonio Procacci (Trani Like, Buongiorni Trani Trani #acapo e Procacci Sindaco).Il candidato del centrosinistra non dovrebbe incontrare particolari problemi ma resta comunque da valutare il peso del Movimento 5 Stelle. Evidentemente qui Fitto ha deciso di contarsi sul serio.

Vibo Valentia. All’insegna del trasformismo, la sinistra si divide

In Calabria, invece, va al voto Vibo Valentia, dove Cesare Pasqua ha deciso di candidarsi all’ultimo momento con la civica Territori e Libertà, contrapponendosi al candidato del centrosinistra Antonio Maria Lo Schiavo che inizialmente appoggiava, al pari di PD, SEL, Democratici, Start e Lo Schiavo Sindaco). Completano l’elenco: Francesco Bevilacqua di Fratelli d’Italia, Antonio D’Agostino della civica Cambiamo Vibo ed Elio Costa (candidato, di fatto, del centrodestra ma appoggiato da tutte civiche: Per Vibo Valentia Popolare con Costa, La città che vorrei, Liberali per Vibo, Rete Civica Vibonese, Alleanza per Vibo, Vibo Unica e Liberamente Insieme).Qui la frattura è a sinistra e non c’è alcun candidato del Movimento 5 Stelle: vedremo come andrà a finire.

Agrigento: c’è già il partito della nazione. Enna: per il Pd il “chiacchierato” Crisafulli

E siamo alla Sicilia, dove vanno al voto Agrigento, città natale del ministro dell’Interno, Alfano, ed Enna, dove si candida il discusso esponente del Partito Democratico Vladimiro Crisafulli, detto Mirello.Ad Agrigento, il Partito della Nazione è già una realtà, dato che Calogero Firetto detto Lillo è sostenuto da PD, NCD-Area Popolare, Agrigento cambia, Agrigento rinasce, Uniti per la città, Sicilia democratica e Solidarietà e futuro. A sfidarlo saranno: Giuseppe Armone (Liberiamo Agrigento e Armone Sindaco), Andrea Cirino (Fratelli d’Italia e Cirino Sindaco), Emanuele Dalli Cardillo del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Di Rosa di Cambiamento-Di Rosa Sindaco e Marco Marcolin di Noi con Salvini. Un comune “nazareno”, in cui il vincitore appare scontato.

A Enna, invece, tutta l’attenzione è rivolta, come detto, al candidato del PD Vladimiro Crisafulli (duramente attaccato dall’attore PIF alla Leopolda del 2013 in nome della “questione morale” di Berlinguer e Pio La Torre), sostenuto da Enna Democratica, Sicilia Democratica e Sinistra Democratica Torre-Giovani Democratici Enna. Dovrà vedersela con Davide Solfato del Movimento 5 Stelle, Angelo Girasole de L’altra città che mi piace e Maurizio Antonello Dipietro (Patto Per Enna-Dipietro Sindaco, Enna Rinasce e Amare Enna-La Rete dei cittadini).

In Sardegna, al voto Nuoro, Sanluri e Tempio Pausania. Pronostici difficili

A Nuoro sarà sfida a sei, con il sindaco uscente del centrosinistra, Alessandro Bianchi (PD, PSI, SEL, Centro Democratico, Rosso Mori e La Nuoro che vogliamo), che dovrà vedersela con Salvatore Lai del Movimento 5 Stelle, Stefano Francesco Maria Mannironi (Idea Comune), Andrea Soddu (La Base, Scegliamonuoro, Partito Sardo d’Azione, Atene Sarda, Ripensiamo Nuoro e La città in comune), Basilio Brodu (Nuova Nuoro, Liberaldemocratici, Riformisti per Nuoro, Cambiamento Insieme si può, AP Nuoro) e Pierluigi Saiu (Uniti per Nuoro e Prima Nuoro).Azzardare pronostici, in questo caso, è oggettivamente difficile.

Tre le liste che si sfidano a Sanluri: il Movimento 5 Stelle, che candida Luigi Pilloni, Insieme per Sanluri, che candida Giuseppe Tatti, e Progetto Sanluri, che candida Alberto Urpi.Pronostici impossibili.

Quattro i candidati che si sfidano a Tempio Pausania: Antonio Balata (Tempio Libera e Democratica), Andrea Mario Biancareddu (Tempio Rinasce), Salvatore Sassu (Unione Democratica per Tempio) e Nino Vargiu del Movimento 5 Stelle.Vedremo come andrà a finire.

A Platì una giovane candidata di centrosinistra. Per paura della ‘ndrangheta nessuno si voleva presentare

Un pensiero, in conclusione, lo merita la giovane Anna Rita Leonardi, candidata sindaco del centrosinistra a Platì: un paesino della Locride in cui, dopo diversi scioglimenti per infiltrazioni della ‘ndrangheta, nessuno era disposto a presentarsi. Ci sta mettendo l’anima e, sinceramente, speriamo che ce la faccia.

L’altro dato decisivo, così come per le Regionali, riguarda l’affluenza alle urne:  segnali di disaffezione dell’elettorato sono stati rilevati da tutti i sondaggi. In più c’è anche se la scelta del governo di fissare le elezioni in concomitanza col ponte del 2 giugno . Se dovessero verificarsi percentuali simili a quelle di novembre in Emilia Romagna, sarebbe una sconfitta per tutti.

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