Tsipras, le prime mosse del suo governo, e il prevedibile nervosismo dei tedeschi

Tsipras, le prime mosse del suo governo, e il prevedibile nervosismo dei tedeschi

Prima, importante, riunione del governo greco presieduto da Alexis Tsipras mercoledì ad Atene: “non faremo default”, afferma il premier greco nel suo discorso, “e negozieremo coi creditori il debito di 240 miliardi di euro”. Ha poi aggiunto: “non vogliamo gettarci in uno scontro reciproco, ma non siamo disposti a proseguire in una politica di soggezione”.

Nello stesso tempo, sul mercato azionario di Atene, le tre banche più grandi di Grecia perdevano circa un quarto del loro valore: la Piraeus Bank -29%, Alpha Bank 26% e la National Bank and Eurobank quasi il 25%. Il vicecancelliere tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, si è spinto in una dichiarazione indegna e spericolata, per un leader socialista: ha detto che sarebbe sleale se la Grecia si aspetta che siano gli altri stati ad accollarsi i suoi conti, cosa che né Tsipras, né il neoministro all’Economia, né Syriza hanno mai detto. Evidentemente, la logica della Grosse Koalition in Germania gioca brutti scherzi ai leader socialdemocratici. Infatti, neppure un tantino rinsavito dopo quella dichiarazione, Gabriel dice perentorio: “non riesco a immaginare una riduzione del debito”. Pensava evidentemente ai rischi delle banche tedesche. In ogni caso, la reazione del mercato azionario di Atene alle dichiarazioni di Tsipras è stata di un crollo dell’8%, anche perché il governo Tsipras ha espresso la volontà di rivedere i grandi progetti di privatizzazione, dal porto del Pireo alla Società Pubblica per l’Energia greca.

Insomma, Alexis Tsipras ha cercato di costruire un equilibrio politico ed economico, tra la rinegoziazione del debito e assicurazioni ai partner europei, i quali, come si è visto, hanno immediatamente pensato ad un taglio del debito. L’Olanda infatti ha aggiunto la sua voce a quella dei tedeschi e dei francesi nell’insistere sul fatto che la Grecia debba mantenere gli impegni del passato. Il ministro delle Finanze olandese, che guida il gruppo dei ministro dell’Eurozona sarà ad Atene questo fine settimana per discuterne. Le due parti, quella europea e quella greca, cercheranno di mitigare le posizioni, concentrandosi sulle priorità. Da questo punto di vista, il discorso di Tsipras al suo governo si presenta come una sorta di ramoscello d’ulivo che da Atene si stende su tutta l’Europa, dopo la retorica e la propaganda pre-elettorale, ma naturalmente, in questa fase, non vi sono segnali concreti di un ritorno indietro rispetto alle politiche di opposizione all’austerità.

La questione di fondo per Tsipras e il suo governo resta quella della difesa della dignità del popolo greco, per questo si pensa a una rinegoziazione del debito che porti a “una soluzione possibile, leale, e reciprocamente conveniente”, senza dare ulteriori dettagli. Tsipras ha promesso “proposte realistiche” per la ricostruzione economica, a cominciare dalla lotta alla corruzione e all’evasione fiscale. Il suo piano di ricostruzione deve avere l’obiettivo di prevenire futuri deficit. Il nuovo governo di coalizione è guidato non solo da Tsipras, da un trio di economisti di grande valore internazionale, i quali hanno già detto che è irrealistico attendersi che la Grecia potrà ripagare l’intero debito accumulato. L’attuale programma di finanziamento del debito greco scade il 28 febbraio. Vi sono ancora 1.8 miliardi di euro che dovrebbero essere versati alla Grecia sotto forma di prestiti, qualora fossero soddisfatte le condizioni imposte dalla Troika. Gli economisti stimano che la Grecia ha bisogno di 4.3 miliardi di euro nel primo trimestre del 2015 per poter chiedere ulteriori aiuti a Fondo Monetario e ai paesi dell’eurozona.

Da questo punto di vista, appare interessante la lunga dichiarazione di Sigmar Gabriel, vice della Merkel e ministro dell’Economia tedesco: “il nostro obiettivo non può che essere quello di mantenere la Grecia nell’eurozona, ma solidarietà e correttezza devono operare assieme. I cittadini degli altri stati dell’euro hanno il diritto di verificare che gli accordi legati ai loro atti di solidarietà siano rispettati.  Ogni paese europeo ha la propria storia e non può separarsi da questa con nuove elezioni”. Ed ha lanciato alcuni avvertimenti al governo Greco, prima di proseguire con decisioni relative al blocco delle privatizzazioni, second modalità che ricordano molto da vicino le strategie tedesche, e delle banche tedesche, nei confronti della Croazia e della Slovenia, dove le privatizzazioni non furono che vantaggi mascherati per imprese e finanzieri tedeschi. Per questa ragione, il governo tedesco, con la complicità della SPD, stende una cortina fumogena ideologica sui primi atti del governo greco, a quel blocco delle privatizzazioni. “Le cose che la Grecia non vorrebbe fare”, pontifica Gabriel, “non si possono spalmare sui contribuenti e sulle imprese degli stati vicini”. Più chiaro di così…

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