Il diritto al cibo: la grande sfida per i governi mondiali, riuniti a Davos e New York (ma Renzi lo dimentica)

Il diritto al cibo: la grande sfida per i governi mondiali, riuniti a Davos e New York (ma Renzi lo dimentica)

Mentre in Italia si sviluppa il dibattito sull’Expo milanese, che aprirà i battenti il prossimo maggio sul tema “Nutrire il pianeta”, è utile fare il punto proprio sulla fame cronica e sulle condizioni di malnutrizione che oggi investono ben 805 milioni di persone nel mondo. Lo facciamo in occasione dell’apertura di due eventi planetari importanti che si aprono in questi giorni: il primo summit a New York dei negoziati intergovernativi sugli obiettivi dello sviluppo sostenibile e l’apertura il 21 gennaio del 45esimo World Economic Forum a Davos, in Svizzera. In entrambi gli eventi, tra l’altro, si affronterà il tema della nutrizione, della sicurezza alimentare e dell’agricoltura nel Pianeta.

Il diritto al cibo di qualità

L’articolo 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, del 1948, impone che ogni essere umano ha diritto ad un cibo di qualità in quantità sufficiente per soddisfare i propri i bisogni vitali. Gli stati, pertanto, devono garantire questo diritto universale e inalienabile per tutti i suoi cittadini. Nonostante ciò, la cifra degli esseri umani cronicamente malnutriti sul Pianeta è impressionante, 805 milioni, secondo fonti delle Nazioni Unite. In questi anni, sono stati compiuti progressi. Nel 1996 si diede vita al World Food Summit e nel 2004, i 162 stati membri della FAO adottarono le linee guida “per sostenere l’attuazione progressiva del diritto a un’alimentazione adeguata”. Tra questi paesi, fu il Brasile che s’impegnò maggiormente.

Brasile e India paesi riformisti e civili

Il programma di Lula, Zero Hunger, Fame Zero, contribuì a stabilire il diritto al cibo nella nuova Costituzione del 2010. Anche Nicaragua, Bolivia ed Ecuador seguirono il Brasile con leggi analoghe ed emendamenti alla Costituzione. In tutta l’America latina si produssero cambiamenti attraverso campagne mirate condotte per lo più dai contadini. In India, fu la Corte Suprema che pronunciò il diritto al cibo come parte integrale del diritto alla vita. La seconda delle economie mondiali a più alto tasso di crescita non poteva più permettersi un numero così elevato di esseri umani affamati e così tanti bambini malnutriti. Il pronunciamento della Corte Suprema indiana divenne una legge dello stato, il National Food Security Act del 2013, che allargava il sistema pubblico di distribuzione del cibo a più di 820 milioni di abitanti. La legge aveva previsto, inoltre, cibo gratuito per tutte le donne incinte e in fase di allattamento, e per tutti i bambini fino ai sei anni di età. Certo questa legge non è perfetta, perchè, ad esempio, non risolve il grandissimo problema dei contadini indiani, i cui suicidi toccano ormai cifre elevatissime, né fornisce una riforma agraria, ma conferma, agli occhi degli occidentali, che l’India sta rafforzando la propria civiltà giuridica. Significativi sono i tentativi compiuti in India per attuare politiche contro la mancanza d’acqua e di sistemi sanitari, per innalzare la qualità dell’assistenza sanitaria, elementi sociali decisivi per eliminare la malnutrizione.

La grande sfida del futuro: sfamare tutti. Anche se Renzi non se ne ricorda

Dal punto vista globale, la sfida del diritto al cibo è considerevole. La barriera più elevata al cambiamento è l’incapacità dei governi a fissare il sistema alimentare nella sua interezza e di governare il controllo di poche aziende sui sistemi alimentari. Questo controllo sul cibo, e la crescente proliferazione di cibo di bassa qualità nei supermercati, vengono riconosciuti come i responsabili maggiori del fenomeno della diffusione epidemica dell’obesità, altro aspetto legato alla malnutrizione. Così, tutto è rimesso nelle mani dei governi e nella loro capacità di affrontare questi temi, anche a livello diplomatico: sapranno reggere, a New York come a Davos, la sfida dello sviluppo sostenibile per i prossimi anni? “Nutriamo” molti timori sulle iniziative di molti governi nel mondo. Un esempio su tutti: il nostro premier, che tra pochi mesi si troverà ad inaugurare l’Expo sulla nutrizione, ha scelto di introdurre gli incontri di Davos sul tema “Transformational Leaders”, i leader capaci di trasformare. Cosa debbano trasformare e cosa abbiano trasformato questi leader lo scopriremo domani sera. Politiche per il diritto al cibo, in Italia, non ne abbiamo ancora viste. Forse, apprenderemo qualcosa a maggio, quando Renzi darà pomposamente il via all’Expo 2015, a Milano.

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