L’Arte Cinetica italiana al Museo d’Arte Contemporanea di Lima

L’Arte Cinetica italiana al Museo d’Arte Contemporanea di Lima

Il Novecento ha completamente rivoluzionato il concetto dell’arte visiva sostituendo a quella figurativa quella che viene “percepita” dall’osservatore attraverso l’elaborazione sensitiva dell’oggetto che viene proposto come risultato di una ricerca che, superando il concetto di forma riconoscibile, definisce ciò che l’artista vuole “comunicare”.

Tra le numerose proposte avanzate nel corso del secolo scorso, particolarmente innovative sono quelle che hanno definito l’arte cinetica che ha portato una vera e propria rivoluzione dell’astrazione il cui ambito è stato esteso al dinamismo, alla fisica e alla psicologia da artisti che, pur riconoscendo l’individualità creatrice, hanno operato per lo più in “gruppo”. Artisti che, come venne sottolineato da alcuni critici (Argan, Bucarelli, Ponente), “non rinnegavano l’esperienza informale e la cui ricerca si svolgeva su premesse storicamente pertinenti al linguaggio della pittura e della scultura”.

Una selezione di opere dei  più importanti autori del movimento dell’arte cinetica,  realizzate dal 1950 al 1970, sono in esposizione, con il titolo “Ojo movil. Lenguajes del arte cinético italiano anos 50-70” al MAC – Museo d’Arte Contemporanea di Lima (Av Grau 1511, Burrone, fino al prossimo 5 gennaio) grazie ad un progetto realizzato a Roma dalla Glocal Project Consulting in collaborazione con ALTAROMA e “10 A.m. Art” e al sostegno dell’Ambasciata dell’Italia, dell’Istituto Italiano di Cultura di Lima e del MAC stesso.

 “Occhio mobile” (“Ojo movil” in spagnolo), allestita a cura di Micol Di Veroli, è composta da 50 opere, collages, video, sculture ed altri oggetti realizzati da 24 artisti chiave dell’arte ottica e cinetica italiana, da Bruno Munari – precursore delle ricerche sulla percezione con la realizzazione di sculture cinetiche esposte per la prima volta nel 1934 come “macchine inutili” ed indiscusso punto di riferimento del design e la didattica – fino ad artisti che ne condivisero le finalità della ricerca sia in forma individuale (Edoer Agostini, Getullio Alviani, Marina Apollonio, Mario Ballocco, Antonio Barrese, Gianni Colombo, Franco Castalonga, Franco Grignani, Enzo Mari, Marcello Morandini) sia attraverso raggruppamenti come il “Gruppo T” di Milano (Giovanni Anceschi, Antonio Barrese, Davide Boriani, Gabriele Devecchi, Grazia Varisco), il “Gruppo N” di Padova (Alberto Biasi, Manfredo Massironi, Ennio Chiggio, Toni Costa, Edoardo Landi) e il “Gruppo 63” di Roma (Lucia Di Luciano, Lia Drei, Francesco Guerrieri, Giovanni Pizzo) scisso nel settembre del 1963 per divergenze metodologiche in “Sperimentale p”, Drei e Guerrieri, e “Operativo R”, Di Luciano e Pizzo.

Nell’ambito della mostra è in esposizione una selezione di dieci abiti del maestro Fausto Sarli che esplicitano le connessioni tra arte e moda di quegli anni. (Nella foto, Lia Drei: “Operazione modulare”, 1963, acrilico su tela cm. 120×130).

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