La Banda della Magliana non va in pensione

La Banda della Magliana non va in pensione
Nuovo sequestro nei confronti di Ernesto Diotallevi, uno dei capi storici della Banda della Magliana. I finanzieri del Comando Provinciale di Roma, infatti, hanno dato esecuzione ad un decreto di sequestro di prevenzione, emesso dal Presidente del Tribunale di Roma, su richiesta della locale Procura della Repubblica Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Diotallevi e dei suoi prestanome. L’operazione dei finanzieri denominata “Trent’anni” che rappresenta una ulteriore fase della complessa attività investigativa da tempo in corso, ha consentito di sottoporre a sequestro il 100% del capitale sociale e relative quote societarie della “Immobiliare del molo Srl”, con sede ad Olbia, località Porto Rotondo ed esercente l’attività di “mediazione immobiliare”; un’unità abitativa, sita ad Olbia, nel complesso immobiliare “Villaggio Porto Rotondo”, per un valore complessivo di stima pari a circa 255 mila euro. In merito, gli investigatori ricordano come Diotallevi, all’esito di approfonditi accertamenti economico-patrimoniali eseguiti dalle Fiamme Gialle del Gico del Nucleo di Polizia Tributaria di Roma, sia risultato a capo di una insidiosa realtà economico criminale, caratterizzata dall’illecita accumulazione di utilitas in valore sproporzionato rispetto ai redditi lecitamente dichiarati, al punto che nei suoi confronti sono già stati eseguiti, alla fine del 2013, insieme ai Carabinieri del Ros di Roma, tre decreti di sequestro, cautelando beni mobili, cespiti immobiliari, società e quote societarie per oltre 25 milioni di euro. Con specifico riferimento all’attività portata a buon fine, Diotallevi è risultato vantare anche una particolare passione e predilezione per le note località balneari della Sardegna. Già in passato, infatti, a Diotallevi erano state sequestrate 35 unità abitative di pregio e valore, tutte site ad Olbia, opportunamente celate in una società immobiliare di Rimini, intestata, secondo l’ipotesi d’accusa, a prestanome, nonché una prestigiosa villa nell’esclusiva Isola del Cavallo (Corsica).
L’operazione, spiegano gli investigatori, testimonia ancora una volta, quindi, come la caratura criminale di un soggetto trovi spesso diretta espressione nel reinvestimento degli illeciti proventi accumulati in beni immobili di rilevante valore e pregio, strategia resa possibile anche grazie alla schermatura offerta da insospettabili imprenditori.
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