Confindustria. Il neo presidente Bonomi attacca su contratti e sussidi, dimentica il lavoro. Landini risponde a tono

Confindustria. Il neo presidente Bonomi attacca su contratti e sussidi, dimentica il lavoro. Landini risponde a tono

Un “nuovo grande patto per l’Italia” per riavviare il Paese che il governo deve scrivere “con tutte le parti sociali” e che abbia “una visione alta e lungimirante” che vada oltre la logica dei sussidi e metta al centro di tutto giovani e donne. Dal palco dell’assemblea pubblica di Confindustria, rinviata dalla primavera all’autunno causa Covid, il presidente Carlo Bonomi fa il suo esordio davanti alla platea di industriali, governo, esponenti delle istituzioni e dei sindacati indicando gli ingredienti della sua ricetta per la crescita e tendendo la mano, in un gesto che sa quasi di sfida, all’esecutivo e non solo per lavorare tutti insieme al futuro del Paese cogliendo l’occasione del Recovery fund: “Servono sfide difficili, ma non impossibili”, una “visione di fondo” che “deve scrutare in profondità i mali italiani” perché “neanche 200 miliardi possono risolverli dandone una goccia a tutti”. Il messaggio è chiarissimo ed è rivolto direttamente a Conte. Il discorso di Bonomi è lungo 22 pagine, parla per una quarantina di minuti. E se il ministro Patuanelli parla di unità nazionale “strategica” “ma solo ad una condizione, che lo si faccia tutti assieme”, senza trincerarsi “dietro posizioni ideologiche. Non possiamo far prevalere il senso della contrapposizione. La storia ci guarda, ci guardano i nostri figli”, il premier apre alla collaborazione rilanciando la necessità di “una sinergia tra le forze migliori, un patto fondato sulla fiducia, che possa dar luce alla collaborazione, al coinvestimento tra pubblico e privato. E da questo obiettivo verranno molti dei progetti che vedranno la luce nel Pnrr”. Se dunque i punti di distanza restano molti, con Bonomi per esempio che critica la logica dei sussidi e il premier che difende le scelte degli ultimi mesi – “sarebbe corretto riconoscere che il governo ha attenuato gli effetti dell’emergenza con risorse e provvedimenti mai messi in campo nella storia repubblicana” – a quattro mesi dall’elezione del nuovo presidente di Confindustria e con alle porte la sfida del Recovery fund sembrano esserci i presupposti per un nuovo confronto. “C’è stata un’apertura molto forte che non avevamo registrato in questi mesi, segno che dicevamo una cosa corretta, dobbiamo lavorare tutti insieme – osserva Bonomi – Registriamo con piacere questa apertura, vedremo ora nei fatti”. Di lavoro da fare, secondo il leader di viale dell’Astronomia ce n’è parecchio, dal Mes che “è un’opportunità da non perdere” alla revisione di quota 100 “che non deve essere nuovo debito sui giovani”, passando per i rinnovi contrattuali, la scuola e la riforma del fisco, oltre che, ovviamente, i conti pubblici, su cui “serve un’operazione verità perché “non si scorge ancora una prospettiva solida di interventi che diano sostenibilità al maxi debito pubblico italiano”.

L’immediata replica di Maurizio Landini, leader della Cgil

“Non credo si sia lamentato quando alle imprese non hanno fatto pagare l’iva. Nessuno vuole vivere di sussidi perché di sussidi non si vive. Ma oggi c’è il problema di fare gli investimenti, quindi non è un problema solo del governo, è anche il fatto di cercare di far ripartire gli investimenti privati. Insisto, il problema è il lavoro e soprattutto combattere la precarietà nel lavoro. Noi abbiamo una produttività più bassa del resto d’Europa non perché la gente lavora meno o fa meno ore, ma perché hanno investito meno in innovazione e ricerca e perché hanno usato molto la precarietà, l’appalto e il subappalto. Questo è il modello che va cambiato e su questo chiediamo al governo e alle imprese di cambiare davvero registro” affermarlo il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini commentando le parole del presidente di Confindustria, Carlo Bonomi che ha detto di non voler vivere in “Sussidistan”. “E poi in questo paese c’è da combattere l’evasione fiscale – sottolinea ancora il segretario generale della Cgil – non ho sentito dire una parola. Un paese che ha 107 miliardi di evasione fiscale credo che sarebbe un elemento molto importante farlo diventare una battaglia comune di riforma vera. Compreso il fatto di fare una battaglia in Europa per evitare paradisi fiscali. Se esistono le delocalizzazioni è proprio perché esistono paesi in cui puoi pagare meno tasse”. Quindi oggi, aggiunge, “cambiare l’Europa vuol dire lavoro con diritti e dall’altra parte fare una battaglia vera contro la speculazione finanziaria e contro l’evasione fiscale”. Sul tema Europa e su come il governo spenderà i soldi dell’Ue Landini dice: “stiamo chiedendo a Conte e agli altri ministri di essere convocati per poter decidere insieme. Siamo ancora alle linee guida generali. Anche l’Europa prima dell’inizio del prossimo anno ha detto che non valuta nulla, quindi in linea teorica abbiamo tutto il tempo per decidere con intelligenza come spendere quei soldi. Il punto è che ci deve essere un coinvolgimento delle parti sociali, in questo caso delle organizzazioni sindacali, perché bisogna difendere il lavoro e una delle cose da fare in questa fase è una riforma vera degli ammortizzatori sociali che deve estendere le tutele a tutti e deve impedire che tra qualche mese si aprano licenziamenti nel nostro paese”.

Share