Brexit. Il primo giorno senza il Regno Unito nella Ue. Farage rivendica il merito. Il sindaco di Londra Khan parla di città sempre aperta. Sulla stampa lo specchio di un paese diviso

Brexit. Il primo giorno senza il Regno Unito nella Ue. Farage rivendica il merito. Il sindaco di Londra Khan parla di città sempre aperta. Sulla stampa lo specchio di un paese diviso

Il Regno Unito è uscito ufficialmente dall’Unione europea dopo 47 anni. Alle 23 di Londra, la mezzanotte di Bruxelles, dopo quaranta mesi di negoziati, ben tre proroghe e il via libera del Parlamento Europeo e del Consiglio, il Regno Unito ha lasciato l’Ue. Decine di migliaia di persone, strette e sorridenti, si sono radunate nonostante la pioggia di fronte a Westminster per festeggiare il divorzio, intonando l’inno “God Save The Queen”. “L’Unione europea si è evoluta in una direzione che non andava bene”, ha detto il premier britannico Boris Johnson in un messaggio divulgato prima dello scoccare della mezzanotte con il quale saluta “l’alba di una nuova era”. Johnson lascia uno spiraglio: “Inizia una nuova era di amicizia e cooperazione con l’Ue”, ha aggiunto. Il periodo di transizione della Brexit durerà un anno, fino 31 dicembre 2020. “Siamo stati io e pochi altri, con l’appoggio di semplici attivisti a imporre la questione Brexit sul tavolo” e “siamo andati avanti fino alla vittoria. E’ un momento incredibile” ha affermato il leader del Brexit Party Nigel Farage, salito sul palco in piazza a Londra davanti a Westminister parlando alla gran folla accorsa per festeggiare insieme alla mezzanotte la Brexit, rivendicando il merito per questo storico appuntamento. “A vincere – ha affermato ancora- è stata la democrazia: il popolo”. E se “qualcuno avrebbe voluto non farci festeggiare – ha aggiunto con indiretta frecciata al premier Boris Johnson- noi invece siamo qui a festeggiare. Noi vogliamo festeggiare. Io voglio festeggiare”.

Tra gli sconfitti, il sindaco di Londra, Sadiq Khan, ha dichiarato di avere il cuore spezzato per l’imminente uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea e ha voluto rassicurare i cittadini europei che vivono nella capitale britannica, apprezzati amici e membri di famiglia. “Sono della generazione che ha visto i nostri vicini europei come amici e alleati”, ha detto Khan all’Associated Press poche ore prima che la Brexit diventasse ufficiale. “Le generazioni precedenti li guardavano con sospetto”, ha ricordato il sindaco. “E la cosa cruciale che sono determinato a fare in modo che accada è, andando avanti, continuare come una città dalla mentalità aperta, lungimirante, pluralista e accogliente verso i nostri amici dell’Ue”. Khan ha a lungo sostenuto che per la Gran Bretagna sarebbe stato meglio rimanere all’interno dell’Ue. Venerdì ha dichiarato di essere orgoglioso del fatto che i londinesi abbiano votato in modo schiacciante nel referendum sulla Brexit del 2016 per il Remain, la permanenza del Regno Unito come membro dell’Ue.

La bandiera europea ‘perde’ così una stella dopo tre anni di negoziati tesi e contrastati a seguito del referendum del 2016. I britannici che scelsero il divorzio dal ‘club’ cui Londra aderì nel 1973 furono il 52%, i contrari il 48%. Niente commemorazioni o grandi eventi sono stati organizzati per l’addio nel Regno Unito, e anche a Bruxelles non si va oltre il ritiro delle bandiere e le dichiarazioni politiche. L’Ue affronta una delle più pesanti sfide della sua storia lunga 62 anni. È la prima volta che un Paese lascia il blocco, e lo fa uno dei ‘pesi massimi’. “All’alba di domani un nuovo capitolo inizierà per la nostra Unione a 27”, ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, aggiungendo: “L’esperienza ci ha insegnato che la forza non sta in uno splendido isolamento, ma nella nostra unione, che è unica”. Il presidente dell’Europarlamento David Sassoli ha parlato di “ferita”, ma sia loro sia il presidente del Consiglio Charles Michel hanno guardato al futuro, citando ambizione e unità. La Brexit è uno “storico campanello di allarme che deve risuonare in tutti i nostri Paesi, che deve essere ascoltato da tutta l’Europa e farci riflettere” ha detto in un messaggio televisivo il presidente francese Emmanuel Macron, commentando l’uscita del Regno Unito dalla Ue. Secondo Macron, la campagna referendaria che ha portato alla Brexit deve ricordarci “quello che le bugie possono fare alla nostra democrazia”. Per il presidente francese, il voto per la Brexit è stato possibile “perché troppo spesso abbiamo fatto dell’Europa il capro espiatorio dei nostri problemi, ma anche perché non abbiamo cambiato abbastanza l’Europa”.

Le piazze si sono svuotate e i palazzi della politica restano chiusi per il weekend in questo sabato d’inizio febbraio che segna il primo giorno del Regno Unito fuori dall’Ue, dopo la formalizzazione della Brexit scoccata nella notte a chiudere una pagina di storia e 47 anni di matrimonio recalcitrante con Bruxelles. Così sono i media raccontare l’emozione fra giubilo, dubbi, titoli a tutta pagina. Il tono prevalente, pur in un Paese ritrovatosi diviso dal referendum del 2016 in avanti, è celebrativo. Con punte di trionfalismo sui tabloid destrorsi tradizionalmente vicini agli umori popolare più euroscettici. “Make Leave, Not War”, sintetizza allegramente il Sun di Rupert Murdoch, storpiando di poco il vecchio motto pacifista “Make Love, Not War” (Fate l’amore, non la guerra), per poi chiosare: “Finalmente ce ne andiamo dall’Ue”. Il Daily Express da parte sua mostra l’immagine di un cielo che albeggia, come a riprendere la metafora del Brexit Day di Boris Johnson sulla “alba di un nuovo inizio” per il Regno, e incoraggia enfaticamente il sole: “Sorgi e splendi, su una nuova gloriosa Gran Bretagna”. A sorpresa il Mail punta invece la sua attenzione sul coronavirus, mentre Times e Financial Times simulano distacco a cavallo fra cronaca e storia: il primo con un semplice “Addio all’Ue”, sullo sfondo della foto di una macchinetta a tre ruote old british riesumata ieri da sostenitori della Brexit e portata in giro con l’Union Jack a sventolare dal finestrino; il secondo limitandosi al titolo “La Gran Bretagna ha tagliato alla fine i legami con l’Ue” e sottolineando come il Regno sia da oggi “un Paese terzo” e come Bruxelles abbia perduto “per la prima volta” un pezzo. Un velo di rammarico compare infine sugli eurofili Guardian e Independent. “Il giorno in cui abbiamo detto arrivederci”, titola il primo, mostrando una bandiera dell’Ue e affidandosi di spalla a un commento di Jonathan Friedland concentrato sulle “incertezze del futuro” britannico. Mentre il secondo esprime tutto il suo smarrimento in una domanda secca: “What next?”.

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