Corte dei diritti umani. L’Ilva inquina. Italia condannata. Il governo attui subito misure a tutela dell’ambiente e della salute. Responsabilità di Calenda e Di Maio. Interventi di Emiliano e Melucci

Corte dei diritti umani. L’Ilva inquina. Italia condannata. Il governo attui subito misure a tutela dell’ambiente e della salute. Responsabilità di Calenda e Di Maio. Interventi di Emiliano e Melucci

Vince la Puglia, vincono i cittadini di Taranto, Regione Puglia e Comune, i sindacati, le associazioni ambientaliste, tutti coloro che si sono battuti  per salvare l’Ilva, oggi ArcelorMittal, i posti di lavoro e insieme la salute dei cittadini, l’ambiente. La sentenza emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo con sede a Strasburgo non lascia dubbi, ha stabilito che “il persistente inquinamento causato dalle emissioni dell’Ilva ha messo in pericolo la salute dell’intera popolazione, che vive nell’area a rischio”. Inoltre indica che “le autorità nazionali non hanno preso tutte le misure necessarie per proteggere efficacemente il diritto al rispetto della vita privata dei ricorrenti”. La Corte specifica che le misure per assicurare la protezione della salute e dell’ambiente devono essere messe in atto il più rapidamente possibile. Accogliendo il ricorso presentato da 182 cittadini tarantini per i danni subiti a causa delle emissioni dell’Ilva di Taranto, la Corte Europea  ha dichiarando la violazione degli articoli 8 e 13. L’Italia è stata condannata a pagare un risarcimento di 5mila euro nei confronti di ciascun ricorrente.

I fumi che avvelenano le persone. Le finestre delle case annerite

I fumi che avvelenano le persone, anneriscono le finestre delle case, le scuole che devono sospendere le lezioni, subito il governo deve intervenire. Le responsabilità prima di Calenda, leggi governo Gentiloni e poi di Di Maio, attuale governo gialloverde, emergono n tutta evidenza. Il ministro Calenda e la sua vice Bellanova, che hanno condotto la trattativa con i nuovi proprietari, malgrado le sollecitazioni di Regione Puglia, del Comune di Taranto, dei sindacati non sono riusciti a tenere legata la salvaguardia della salute dei cittadini e la tutela dell’ambiente. Il ministro e vicepremier Di Maio cui più volte si sono rivolte le autorità locali perché emanasse un decreto salva Taranto non si è fatto vivo, ha risposto, dice il sindaco Rinaldo Melucci, con un “mortificante silenzio”. Il presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, sottolinea che la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato “quanto da anni abbiamo sostenuto e cioè che l’Italia non ha protetto la salute dei cittadini di Taranto,violando i diritti dei tarantini nel caso Ilva. Quella di oggi -prosegue Emiliano – si attesta quindi per essere una giornata importante per la Puglia e per le battaglie che stiamo portando avanti in difesa della salute, dell’ambiente e del nostro mare”. Il sindaco Melucci, rinnovando le critiche all’operato di Di Maio afferma che “ora con l’avvenuto subentro di Arcelor Mittal c’è un interlocutore con il quale costruire un percorso virtuoso e il Comune di Taranto, con l’aiuto della Regione Puglia e del Governo nazionale, non mancherà di vigilare sulle questioni determinanti per la tutela della salute e dell’ambiente”.

42 esposti alla Procura giacciono nei cassetti per via della immunità penale

Con questa sentenza si fa chiarezza, si indica un percorso, si intima al governo, perché di questo si tratta, un immediato intervento fondamentale anche per rimuovere le condotte politico-istituzionali lesive dei diritti dei cittadini, condotte che hanno consentito il perpetuarsi di un evidente inquinamento che ha violato i fondamentali diritti umani, primo fra tutti il diritto alla vita. In tal senso le leggi salva-Ilva sono state il prodotto eclatante di queste condotte lesive dei diritti fondamentali dei cittadini. Sempre la Corte di Strasburgo sottolinea che esposti e denunce presso le autorità nazionali non hanno avuto esito efficace. Sono ben 42 gli esposti alla Procura che attualmente giacciono nei cassetti per via dell’immunità penale concessa ai commissari e ai gestori. Questa sentenza è il punto di partenza per  chiedere la cancellazione dell’immunità penale.

Bonelli (Verdi ). Il governo riveda la propria decisione sull’Ilva

Molti i commenti alla sentenza che vanno ad aggiungersi a quelli del presidente della Regione e del sindaco di Taranto. Fra questi quello di Angelo Bonelli dei Verdi il quale afferma che “in questi anni sono state fatte proroghe su proroghe che hanno disapplicato la legislazione ambientale e sanitaria in quella città e il ministro Calenda, il ministro Di Maio dovrebbero chiedere scusa a Taranto e all’Italia, il primo per aver proposto l’immunità penale agli acquirenti Ilva oggi ArcelorMittal, il secondo per aver confermato questa norma e aver peggiorato il piano ambientale”.

“Una cosa ora deve fare l’attuale governo – conclude Bonelli – rivedere la propria decisione su Ilva abrogando la norma che garantisce l’immunità penale a Ilva per i prossimi 5 anni nessuna azienda al mondo opera con la protezione dell’immunità in caso di violazione della legislazione ambientale e sanitaria”.

I  ricorsi promossi da Daniela Spera, portavoce di Legamjonici

Una sentenza storica  di straordinaria importanza non solo per Taranto, la Puglia che indica la direzione di marcia a fronte dei problemi che riguardano la tutela dell’ambiente, la salute dei cittadini. Una sentenza molto attesa che farà “scuola”. L’iniziativa giudiziaria risale al 2013 quando Daniela Spera, portavoce di Legamjonici, promuove, avvalendosi della difesa dell’avvocato Sandro Maggio, poi anche dell’avvocato Leonardo La Porta del Foro di Taranto, il  primo dei due ricorsi alla Corte europea per i diritti umani di Strasburgo con cui 182 cittadini accusano l’Italia di non aver adottato tutte le misure legislative per proteggere la loro salute e l’ambiente in merito alle emissioni dello stabilimento siderurgico ex Ilva. Successivamente, nel 2015, analogo ricorso è stato presentato da altri 130 tarantini, prima firmataria l’ex consigliere comunale Lina Ambrogi Melle, attraverso gli avvocati Andrea Saccucci, Matteo Magnano e Roberta Greco. La Corte ha poi accorpato la trattazione delle due istanze.

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