Libertà di stampa minacciata e accuse ai giornalisti da Di Maio e Di Battista. Distanze da Mattarella, Casellati e Fico. Martedì i flash mob della Fnsi a tutela della libera informazione

Libertà di stampa minacciata e accuse ai giornalisti da Di Maio e Di Battista. Distanze da Mattarella, Casellati e Fico. Martedì i flash mob della Fnsi a tutela della libera informazione

Le tre principali cariche dello Stato schierate in difesa della libertà di stampa, mentre risuona ancora l’eco degli insulti indirizzati ai giornalisti da Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista: “infami sciacalli”, “cani da riporto”, “pennivendoli” e “puttane”. Il Presidente della Repubblica coglie l’occasione del ricevimento delle scolaresche al Quirinale per lanciare un nuovo monito alla politica. “Ha un grande valore la libertà di stampa, perché – sottolinea – anche leggendo cose che non si condividono, anche se si ritengono sbagliate, aiuta a riflettere”. Dopo la foto con le persone affette da sindrome Down pubblicata domenica su Twitter, il presidente della Repubblica interviene puntuale su uno dei temi più scottanti del momento. Per la prima volta si ritrovano dalla stessa parte anche Roberto Fico e Maria Elisabetta Alberti Casellati. Divisi sui vitalizi, ma uniti nella tutela dell’informazione. Con alcuni distinguo. La presidente del Senato interviene ufficialmente a un seminario organizzato dall’Associazione stampa parlamentare in Sala Koch a palazzo Madama. Il presidente della Camera, invece, viene ‘pizzicato’ da alcuni cronisti a Napoli dove è andato in visita alle catacombe di San Gennaro.

Per Casellati il giornalismo parlamentare ha rappresentato “nella nostra storia nazionale un pilastro della democrazia liberale”. Ma oggi ci troviamo “nell’epoca delle fake-news” capaci di diventare “con la loro natura mimetica, una vera e propria arma politica”. Versa acqua sul fuoco Fico: “C’è la Costituzione quindi la libertà di stampa è tutelata e sarà tutelata fino alla fine”, rassicura. Poi prende il sopravvento l’anima grillina e il presidente della Camera sottolinea come negli ultimi trent’anni sia “mancata una cultura generale dell’indipendenza”, un tema che va affrontato perché “la stampa influenza la politica e i politici influenzano i giornalisti”. Non una giustificazione delle dichiarazioni di Di Maio e Di Battista come quella espressa in tv da Rocco Casalino o come quella del ministro Alfonso Bonafede, ma senz’altro un’importante distinzione.

Da Forza Italia, il presidente della commissione di Vigilanza Rai Alberto Barachini punta l’indice contro le “accuse indegne” dei Cinquestelle, chiedendo l’audizione urgente di Luigi Di Maio a San Macuto. Mentre al grido di “giù le mani dell’informazione” Fnsi si prepara a scendere in piazza martedì per la mobilitazione nazionale in difesa all’articolo 21 della Costituzione e dei valori fondamentali della democrazia. Per Di Maio si apre un caso anche presso l’ordine dei giornalisti della Campania, dove il vicepremier risulta iscritto come pubblicista. Il presidente dell’Odg Ottavio Lucarelli lo ha deferito al consiglio di disciplina che si riunirà in settimana per decidere se sanzionarlo – e come – per gli insulti alla stampa libera.

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