Caso Orlandi/Gregori, parla la madre di Emanuela: “Vorrei un corpo su cui piangere”

Caso Orlandi/Gregori, parla la madre di Emanuela: “Vorrei un corpo su cui piangere”

“Ho pensato al fatto che c’è gente che ha fatto una cosa bruttissima a tutti noi. Emanuela da quel giorno non la abbiamo più vista. In questi anni siamo stati sostenuti da una grande fede. Spero che un giorno si possa far tornare il suo corpo a casa”. Sono queste le strazianti parole di Maria Orlandi, mamma di Emanuela, dopo il ritrovamento di ossa, su cui sono in corso accertamenti, durante lavori di ristrutturazione di una dependance della Nunziatura apostolica a Roma. In attesa degli esami necessari, tra cui il test del Dna, i cui risultati dovrebbero essere disponibili tra una decina di giorni, Maria Orlandi aggiunge: “Cercano, cercano, ma cosa cercano adesso? Adesso è tardi. Dovevano cercare dall’inizio, dal giorno in cui Emanuela non tornò più a casa, qui da me”. “Perdonare chi ha fatto del male a Manuela? Forse queste persone avranno una coscienza e sicuramente sarà Dio a giudicarle e castigarle. Mi ripeto spesso: sia fatta la volontà di Dio, e con questa forza si deve andare avanti”. Poi il fratello della Orlandi, Pietro: “La notizia dovrebbe riempire di gioia ma se le ossa risultassero di Emanuela è come se fosse morta oggi. Se questa è la verità – conclude – è importante che esca. Voglio sapere perché Emanuela si trovava in quel posto e chi ce l’ha portata”.

“In Vaticano tutti pensano che i nomi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori non c’entrino nulla col ritrovamento delle ossa che ha avuto luogo sotto il pavimento della Nunziatura Apostolica di via Po a Roma”, dice – in un’intervista a Repubblica – monsignor Gianfranco Girotti, reggente emerito della Penitenzieria Apostolica. Già quando la magistratura cercava i resti di Emanuela a Sant’Apollinare disse che non li avrebbe trovati: “Anche allora – afferma – mi sembrava un’ipotesi priva di un reale fondamento. E lo confermo oggi. Non è inusuale trovare sotto le chiese o sotto gli edifici in zone extraterritoriali resti umani. Così credo che con Orlandi e Gregori questi resti non abbiano nulla a che fare: posso sempre sbagliarmi ma questo è il mio pensiero”. Girotti spiega che “prima di essere Nunziatura quella di via Po era una semplice abitazione. Era di un ebreo di Torino, il quale decise di lasciare in eredità la propria residenza romana a Papa Pio XII. Era il 1949, la Nunziatura in ogni caso venne spostata lì solo nel 1959. Quelle ossa possono appartenere a chiunque”. E secondo fonti di “Chi l’ha visto?” non c’è ancora nessuna certezza che appartengano ad un soggetto femminile le ossa trovate sotto il pavimento di un locale annesso alla sede della Nunziatura apostolica in via Po a Roma

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