Salvini al Sunday Times: sempre più a destra. Vuole più nascite e le analogie con Mussolini sono tante. Le gaffe e la rottura dell’Europa, con Trump, Putin e Netanyahu

Salvini al Sunday Times: sempre più a destra. Vuole più nascite e le analogie con Mussolini sono tante. Le gaffe e la rottura dell’Europa, con Trump, Putin e Netanyahu

Matteo Salvini colpisce ancora, con un’intervista ad un giornale internazionale. Dopo quella al Washington Post, che tanto clamore suscitò per alcune posizioni imbarazzanti per l’Italia in politica estera (un solo esempio: il plauso a Trump per Gerusalemme capitale dello Stato ebraico di Israele), ora è la volta del Sunday Times, il supplemento domenicale del Times, quotidiano che conta milioni di lettori ovunque nel mondo, comprese tutte le cancellerie. E anche questa volta afferma posizioni molto imbarazzanti, proprio alla vigilia del viaggio del presidente del Consiglio Conte a Washington, lunedì 30 luglio. Di fatto, Salvini si situa a livello internazionale, insieme a Trump, Putin e Netanyahu, tra coloro che puntano a dividere l’Europa, a far saltare il progetto europeo, a costruire l’idea di sovranità come identità. Il titolo dell’intervista, di Kenza Bryan e Carolyn Wheeler, è il seguente: “Matteo Salvini looks to babies to save Italy’s identity”, ovvero, “per salvare l’identità dell’Italiana, Matteo Salvini guarda ai neonati”.

Salvini usa la natalità contro l’accoglienza dei migranti. Alle viste un nuovo Fertility Day?

Cosa dice Salvini di imbarazzante? Ecco alcune perle: “un Paese dove non nascono bambini è destinato a morire. Alla fine di questo mandato il governo sarà valutato sul numero di nuovi nati più che sul suo debito pubblico”. In gioco “c’è la nostra tradizione, la nostra storia, la nostra identità” e la sinistra sta usando la bassa natalità come una “scusa” per “importare migranti”. Il ministro, riporta il Sunday Times, vede la bassa natalità come il problema numero 1 che l’Italia – con la seconda più vecchia popolazione al mondo – si trova ad affrontare. “Noi – ricorda – abbiamo creato un ministro della Famiglia perché lavori sulla fertilità, sui bambini, su un sistema fiscale che tiene conto delle famiglie numerose”. Si tratta forse delle riedizione del Fertility Day elaborato, costruito, concretizzato dalla ministra della Sanità dei governi Renzi- Gentiloni, l’ineffabile Beatrice Lorenzin? Contro quella follia del Fertility Day si schierò tutto l’associazionismo femminile, ad esempio, e non solo. Ed ora, rieccolo spuntare, addirittura come cifra per valutare l’azione del governo: conterà “il numero dei nuovi più che il debito pubblico”. E non è un caso che il primo a plaudire le posizioni di Salvini sia stato proprio Lorenzo Fontana, ministro leghista della famiglia, rimasto praticamente alla Chiesa di Pio XI: “Grande Matteo Salvini sul Times: ‘Un Paese dove non nascono bambini è destinato a morire’. Stesse idee per il bene della nazione. Avanti tutta”, scrive su twitter. Insomma, siamo in pieno oscurantismo.

Le tante analogie tra le politiche di Mussolini e gli annunci di Salvini. La gaffe su Medjugorie

Ora, al di là della connessione evidente anche allo studente di primo anno di Economia tra condizione sociale delle famiglie e debito pubblico, il vero obiettivo di Salvini era quello di riaffermare un vecchio pallino caro a Benito Mussolini: “il numero è potenza”. Il governo Mussolini, proprio in virtù del teorema del “numero è potenza” premiò le giovani coppie e penalizzò i celibi con un’imposta, istituita nel 1927, che colpiva tutti gli uomini non sposati dai venticinque ai sessantacinque anni, e che venne poi raddoppiata. Mussolini aveva affermato: «Ho approfittato di questa tassa per dare una frustata demografica alla nazione».  Fino a giungere al paradosso, nel dicembre 1933, della premiazione con una visita nella capitale delle 93 madri più prolifiche d’Italia. Erano donne che vantavano dai 14 ai 19 figli viventi. Ricevute dal papa e poi da Mussolini, esse ritirarono dalle mani del duce un premio in denaro. Non sappiamo, ovviamente, se Salvini, in pieno XXI secolo, punti alla riedizione delle politiche fasciste per la natalità, ma temiamo che le premesse portino esattamente a quel punto, ma con un altro obiettivo: costruire un’idea diffusa di identità nazionale chiusa ai migranti. D’altronde, è questo il senso di una sorta di “Italia first”, che fa il verso al trumpiano “America first”: prima gli italiani ovunque. Anche per questa ragione, nell’intervista al Sunday Times, Salvini punta a presentarsi come un “cattolico devoto”, contestando la “minoranza politicamente motivata della Chiesa” che lo critica. Come si presenta da cattolico devoto? Con una imbarazzante gaffe, colta dalle giornaliste del Sunday Times. Raccontano le giornaliste che appena giunte, sono state accolte da un suo consigliere che segnalò loro un’ampolla con acqua santa di Medjugorie sulla scrivania, sotto il quadro rinascimentale di una Madonna. Il commento delle giornaliste è una coltellata alla presunta devozione del vicepremier: “Come Salvini potrebbe sapere”, scrivono, “papa Francesco ha gettato più di qualche dubbio sui miracoli di Medjugorie, dove le apparizioni della Vergine vengono riportate quasi quotidianamente”. Si tratta di una figuraccia planetaria.

E infine, il colpo all’Europa unita, a favore della Brexit, e delle strategie di Trump, Putin e Netanyahu

Infine, le posizioni sulla Brexit, che contrastano con quelle tenute dall’Europa. Matteo Salvini ha consigliato alla premier britannica Theresa May di mostrarsi più dura nei negoziati con Bruxelles sulla Brexit, se non vuole “farsi danneggiare”. “Sulla base della mia esperienza all’Europarlamento dico che o ci si impone o ci si fa mettere i piedi in testa”, dichiara Salvini al giornale britannico. “Su alcune cose, non è necessario dare prova di moderazione”, insiste il leader leghista. “Non c’è né obiettività, né buona fede da parte europea”, afferma ancora Salvini, sostenendo, secondo il Sunday Times, che Bruxelles voglia punire i britannici. “Spero che i negoziati finiscano bene e che il Regno Unito possa servire da esempio a coloro che escono dalla Ue”, aggiunge. “Mi ricordo del referendum come di un momento di partecipazione e di libertà”. Talmente libero e partecipato che quel referendum divise la Gran Bretagna in due: tra voto delle città, per il Remain, la permanenza in Europa, e il voto delle campagne, per la Brexit, ma soprattutto tra generazioni più anziane, propense alla Brexit, e le giovani generazioni, che votarono in massa, più del 75%, per il Remain. Tifare per la May e per la Brexit alla immediata vigilia del viaggio a Washington di Conte significa mettere l’Italia nello schieramento dei paesi che vogliono spaccare, frammentare, dividere l’Europa, esattamente come le strategie di Trump e Putin assieme cercano di fare.

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