Il Pd, con Piero Fassino, tenta la disperata ricerca della coalizione larga. Bersani e Fratoianni replicano con un no secco. Intanto, si consuma una polemica incomprensibile a sinistra tra Montanari e il resto dei firmatari del documento unitario

Il Pd, con Piero Fassino, tenta la disperata ricerca della coalizione larga. Bersani e Fratoianni replicano con un no secco. Intanto, si consuma una polemica incomprensibile a sinistra tra Montanari e il resto dei firmatari del documento unitario

Dopo l’apparente apertura di Matteo Renzi in direzione, lunedì, il Pd dà avvio al confronto con gli altri partiti del centrosinistra. Ma da Mdp e dagli altri partiti di sinistra però non sono arrivati segnali positivi. Da martedì Piero Fassino, incaricato dal segretario di tessere i rapporti con la coalizione, comincerà una serie di incontri “informali”, sia a sinistra che al centro dello schieramento. Il Pd, del resto, per una volta, sembra compatto sulla linea del segretario, che anche oggi, ripartendo con il treno dal Veneto, ha ribadito l’idea di una “alleanza larga senza mettere veti, senza personalismi” ma ponendo “al centro i bisogni della gente, senza tatticismi politici”. Anche Andrea Orlando, leader della minoranza dem, ha ammesso che “i presupposti messi in fila sono seri e concreti questa volta”, auspicando che a questo messaggio “serio” le altre forze politiche rispondano “con altrettanta serietà”. Dunque Fassino, che assicura di voler “ragionare senza pregiudizi e con sincera disponibilità all’ascolto”, ha già preso i primi contatti, secondo quanto si apprende, anche con Mdp, Sinistra italiana e Possibile.

Da Mdp e da Sinistra Italiana si mettono i paletti. Bersani: “proposte concrete”. Fratoianni: “l’alleanza di Renzi è un ossimoro”

“Al momento non è stato fissato un incontro, quando ci sarà i tre partiti si presenteranno con una unica delegazione”, spiegano fonti di sinistra. Intanto, dai tre partiti, all’apertura di Renzi non sono arrivate risposte positive sull’ipotesi di una coalizione. Pierluigi Bersani chiede “proposte concrete”, a partire dalla sconfessione di Jobs act e buona scuola. Perché “con meno di questo si perde tempo, si fanno chiacchiere e furbizie”. Ancora più netto è Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, che parla di “paura di perdere” del Pd che per questo lancia “un disperato appello ad una coalizione che si presenta però come un ossimoro”. “Da quelle parti c’è la paura di perdere – prosegue il leader di SI – c’è un disperato appello a una coalizione che si presenta però come un ossimoro: non si può chiedere alla sinistra di allearsi con il Pd , rivendicando contemporaneamente quelle politiche che sono incompatibili con quell’alleanza. Se si rivendica l’efficacia del Jobs Act, della buona scuola, dello sblocca Italia – conclude il segretario di Sinistra Italiana – non si sta con la sinistra. Lo abbiamo detto in tutte le lingue possibili. Non so più come esprimerlo per rendere chiaro questo concetto. E il problema, per quanto ci riguarda non sono le persone o un qualche sentimento di rancore, nemmeno Renzi è un problema. Il problema sono le politiche di Renzi e del Pd che sono a nostro avviso incompatibili con una prospettiva di cambiamento che questo Paese avrebbe bisogno”.

Il Pd vuole l’alleanza a sinistra, ma bombarda i presidenti Grasso e Boldrini, colpevoli di aver detto male del partito di Renzi

Intanto però nella infinita querelle tra Pd e sinistra si apre un nuovo fronte, che riguarda Pietro Grasso e Laura Boldrini. A tirare in ballo i presidenti di Camera e Senato è stato Orlando, intervenendo a Radio Radicale. “Non trovo – ha detto – un precedente storico rispetto a un passaggio all’opposizione di tutti e due i presidenti delle Camere, in una forma così esplicita e forte come in questo passaggio. Non la considero solo responsabilità di chi ha fatto questa scelta ma anche sintomo di un vuoto di proposta politica, e rischia di avere effetti permanenti”. A stretto giro è arrivata la replica di Francesco Laforgia, capogruppo alla Camera di Mdp. “Si può partecipare alla vita democratica e politica del Paese – ha ribattuto – senza rinunciare a quel tratto di terzietà che le più alte cariche dello Stato devono avere. Credo che Pietro Grasso e Laura Boldrini lo stiano facendo egregiamente”. Una polemica che lo stesso Orlando ha poi cercato di spegnere sul nascere spiegando che da parte sua c’è stato un “ragionamento di carattere generale” e non “un attacco” e dunque non è “in discussione la terzietà dei presidenti delle Camere”.

A sinistra, però, Tomaso Montanari contesta un presunto Manuale Cencelli sulle candidature

“Io spero ancora in un ripensamento, che capiscano. E comunque non si aprirà l’ennesima guerra a sinistra: non faremo certo liste civiche autonome, questo lo garantisco”: in un’intervista al Fatto Quotidiano Tomaso Montanari, professore di Storia dell’arte presso l’Università di Napoli, uno dei promotori di Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza che insieme ad Anna Falcone ha annullato l’assemblea del 18 novembre a Roma “perché rischia di trasformarsi in uno scontro tra partiti. In questo clima esasperato, l’organizzazione leggerissima su cui possiamo contare ci avrebbe impedito di garantire un andamento democratico e sicuro di questo incontro”. “I tre leader dei partiti fuori del Pd, Giuseppe Civati, Roberto Speranza e Nicola Fratoianni, hanno convocato un’assemblea per il 2 dicembre senza spiegarci mai il metodo con cui si sarebbe tenuta – sottolinea Montanari -. E in questi giorni abbiamo capito perché: vogliono renderla una spartizione di posti tra partiti. E all’epoca del Rosatellum o dell’Italicum il nesso tra popolo, Parlamento e capi partito è quello cruciale. Specie per chi viene dalla battaglia referendaria. Magari si poteva aspettare l’assemblea e poi valutare. Il problema è di fondo. Noi non volevamo e non vogliamo rinunciare ai partiti, però intendevamo includerli in un progetto su base civica. Avevamo delle richieste precise, tra cui far scegliere candidatura e leader alle assemblee. E una serie di condizioni: tenere nelle liste almeno il 50 per cento di persone mai state in Parlamento, e il 50 per cento di donne. In più, avremmo proposto a una libera assemblea di non candidare chiunque avesse avuto incarichi di governo”.

La replica di Fratoianni: “non capisco le argomentazioni. Condividiamo la stessa prospettiva politica e la discussione sulle candidature non è nemmeno cominciata”

Anna Falcone e Tomaso Montanari “li stimo molto e rispetto il loro percorso che abbiamo contribuito a costruire insieme in questi mesi. Ma non capisco le argomentazioni che hanno utilizzato per annullare la loro assemblea. Io non mi arrendo, penso ci siano ancora le condizioni per un campo comune, visto che condividiamo la stessa prospettiva politica”, la replica in un’intervista al Fatto Quotidiano del segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, promotore insieme al leader di Mdp Roberto Speranza e a quello di Possibile Pippo Civati della lista unica di sinistra, commentando l’annullamento dell’assemblea dei promotori di Alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza prevista per sabato prossimo al Teatro Brancaccio di Roma. “Insieme a Falcone e Montanari – replica Fratoianni – pochi giorni fa abbiamo firmato un testo chiaro, netto e condiviso: un documento politico che è l’impianto su cui costruire il profilo della lista unitaria. La discussione sulle candidature invece non è nemmeno cominciata”. Per quanto concerne le liste, aggiunge il leader di Si, “abbiamo scelto di convocare un appuntamento popolare e democratico: l’assemblea nazionale del 2 dicembre. E di farlo attraverso un percorso aperto a tutti: 100 assemblee in tutte le province del Paese. Per partecipare basta condividere il documento politico che abbiamo scritto insieme”.

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