Libia. Gentiloni riafferma la linea militarista e guerrafondaia del governo in risposta alla iniziativa politica di Macron. Decine di associazioni scrivono al Parlamento: fermatevi!

Libia. Gentiloni riafferma la linea militarista e guerrafondaia del governo in risposta alla iniziativa politica di Macron. Decine di associazioni scrivono al Parlamento: fermatevi!

Scrive il quotidiano tedesco “Sueddeutsche Zeitung”: sulla Libia, l’Italia ha puntato troppo sull’uomo sbagliato, ignorando invece Haftar, che è sostenuto da attori cruciali come l’Egitto e la Russia. E così, sostiene il quotidiano tedesco, ha ottenuto più il pragmatismo di Parigi in poche settimane che mesi di diplomazia da parte del governo di Paolo Gentiloni. Quest’ultimo, però, non è stato a guardare: ha incontrato il premier libico mercoledì e ha annunciato la richiesta di Sarraj di assistenza navale italiana, militare, nelle acque territoriali libiche.  Nonostante l’attivismo francese, il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, non tradisce nervosismo e, dopo aver incontrato il leader socialdemocratico tedesco, Martin Schulz, tiene il punto: “Abbiamo la nostra agenda, sull’immigrazione e sulla Libia”, dice in conferenza stampa. Insomma, l’Italia va avanti per la propria strada, anche perché è stato ed è tuttora, assicura Gentiloni, “il Paese più impegnato a promuovere la stabilizzazione in Libia” e a far compiere a questo processo “ulteriori passi avanti”. E però, come abbiamo visto, parte importante dell’opinione pubblica europea, da Le Monde al Financial Times, e da ultimo all’autorevole Sueddeutsche Zeitung, non gli danno granché credito.

Gentiloni conferma la linea militarista verso la Libia

Gentiloni, nonostante tutto e con aplomb britannico, conferma che il governo è deciso a rimanere concentrato sulla propria agenda per la Libia, il Medio Oriente e l’emergenza migranti: “Siamo impegnati sul piano dell’accoglienza, a cui non rinunciamo, e che ci vede impegnati a discutere con le Ong una serie di regole che rendano più sicuro il lavoro che portano avanti e che ci vede e ci vedrà protagonisti”. Tanto che l’Italia si prepara a compiere un “passo ulteriore nell’assistenza alle autorità libiche nel controllo del territorio”. Il riferimento è alla richiesta del premier Fayez Al-Sarraj all’Italia perché navi battenti il tricolore operino in acque libiche in funzione anti tratta di esseri umani. “Il fatto di inviare navi italiane”, sottolinea Gentiloni, “lo considero un punto di svolta. Dobbiamo rafforzare le capacità di controllo, avere la possibilità di accogliere migranti, decidere i rimpatri per quelli che sono necessari e dare asilo a chi ne ha diritto”. Senza fughe in avanti, è la tesi Gentiloni, i risultati arriveranno gradualmente. Una fuga in avanti è considerata, all’interno del governo, l’iniziativa di Macron. La priorità, viene spiegato da fonti dell’esecutivo, è quella di stabilizzare e riprendere il controllo del territorio, prima ancora di organizzare su di esso dei centri di raccolta. Nel frattempo, tuttavia, una rete di hotspot francesi in Libia viene lanciata da Emmanuel Macron che ha annunciato la realizzazione dei centri per immigrati già nel corso di questa estate. Un nuovo ‘schiaffo’ all’Europa, trattandosi di una iniziativa non coordinata con le istituzioni comunitarie, ma anche all’Italia. È la dimostrazione che la Francia punta a far da sola sulla Libia, sia dal punto di vista della diplomazia, che dal punto di vista militare, che da quello dell’assistenza ai profughi, nonostante le grida italiane ed europee. Su tutti, emerge perfino Angelino Alfano, che di tutto ha parlato in questi mesi tranne che di politica estera, e si concede una battuta su Macron. Bolla come “battute improvvisate” quelle del presidente francese: “I campi in Libia vanno gestiti dalle organizzazioni internazionali, come l’Unhcr, non è una materia che si può affrontate con battute improvvisate”. Se questa è la nostra diplomazia, auguri all’Italia.

A destra brindano. Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega: “il governo fa quello che chiediamo da anni”

Che “l’assistenza navale alla Libia”, come la definisce con ipocrisia Gentiloni, mentre il Corriere della Sera già scrive di navi militari e droni, piaccia molto alla destra nostrana è confermato dalla disponibilità di Forza Italia, di Fratelli d’Italia e della Lega a votare un eventuale mozione parlamentare a sostegno.  “Se l’intervento di cui si parla in queste ore prevederà il blocco delle partenze di migranti dalla Libia, l’immediato ritorno e sbarco sulle coste libiche dei barconi intercettati, regole di ingaggio degli assetti militari impiegati chiare ed efficaci, noi saremo favorevoli. È infatti quello che chiediamo da tempo ed è quello che andava fatto da tempo”, hanno dichiarato Renato Brunetta e Paolo Romani, capigruppo FI alla Camera e al Senato, Maurizio Gasparri ed Elio Vito, responsabili della Consulta sicurezza, e Laura Ravetto, presidente del Comitato Schengen. “Forza Italia – si legge ancora in una nota – da tempo chiede un impegno anche militare del nostro Paese nella lotta al traffico di essere umani che si sta svolgendo nel Mediterraneo”. Dunque, Pd e destre sosterranno quella che lo storico Angelo Del Boca sul Manifesto ha bollato come “la nuova avventura militare in Libia”.

La posizione preoccupata e critica di Md: “se si procede al blocco navale senza chiarire le regole di ingaggio, voteremo contro”

Una scelta sciagurata e sbagliata, contro la quale si è invece scagliato il capogruppo di Mdp, Laforgia: “”Abbiamo chiesto alla presidente della Camera Laura Boldrini un impegno urgente affinché il presidente Paolo Gentiloni venga a riferire al più presto in aula prima della pausa estiva, anche allo scopo di chiarire quali saranno le eventuali regole di ingaggio dell’impiego di navi italiane, la posizione italiana alla luce delle nuove dichiarazioni di Macron e dopo l’incontro di ieri con il premier di Tripoli al-Serraj con la richiesta dell’impiego di navi italiane in azioni di supporto alla Guardia costiera libica”. Arturo Scotto, sempre di Mdp, pare ancora più netto: “Se l’Italia decidesse di procedere a una sorta di blocco navale senza chiarire le regole di ingaggio e i tempi di questa missione, il voto di Mdp non sarebbe scontato. Gentiloni – spiega – verrà in commissione Esteri e Difesa per parlare dei dettagli della missione navale in Libia. Lo ascolteremo con attenzione ed esprimeremo le nostre preoccupazioni su uno scenario ancora molto incerto e articolato. Sembra tuttavia delinearsi una divaricazione significativa tra le posizioni di Francia e Italia. E questo è un problema perché oggi – sottolinea – una strategia comune tra i paesi europei e un coinvolgimento attivo e serio delle istituzioni sovranazionali nel teatro libico sarebbe decisivo per la stabilizzazione dell’area”.

La lettera antimilitarista di decine di associazioni, da Amnesty ai Focolarini, a Oxfam alla Rete per la pace e il disarmo: “fermate l’oscena vendita di armi italiane all’Arabia”

Intanto, a dare un’ulteriore botta alla credibilità della politica estera del governo ci pensano le associazioni nonviolente, pacifiste e cattoliche, con una lettera durissima al Parlamento. “Interrompere l’esportazione da parte dell’Italia di sistemi militari ai Paesi implicati nel conflitto yemenita”: la richiesta, alla vigilia della discussione finale e voto delle mozioni presentate alla Camera sulla situazione dello Yemen, arriva con una nota congiunta da Amnesty International, Fondazione Finanza etica, Movimento dei Focolarini, Oxfam Italia, Rete della Pace, Rete italiana per il disarmo. “La pace non è solo quando le armi tacciono, occorrono molti altri sforzi per ottenerla veramente. Ma sicuramente – scrivono le organizzazioni – non si può ottenere la pace quando le armi sparano, le artiglierie tuonano, gli aerei bombardano. Ogni sforzo deve essere fatto per fermare la carneficina, soprattutto di civili, in Yemen e iniziare ad occuparsi seriamente di una delle attuali catastrofi umanitarie più gravi del mondo”. L’Italia “non può contribuire a questo scempio con ordigni fabbricati sul proprio territorio e inviati in particolare all’Arabia Saudita”. “Nessuna alleanza in materia di contrasto al terrorismo internazionale, né la mancanza di formali embarghi internazionali e nemmeno l’impegno sul fronte diplomatico può giustificare il protrarsi di queste forniture di morte e distruzione”.Il testo cita la normativa italiana e una serie di trattati e prese di posizione internazionali contro la fornitura di armi in situazioni di conflitto e rapporti in cui si attesta la presenza di armamenti di provenienza italiana in tale conflitto regionale. “Facciamo pertanto appello al Governo, affinché sappia con coraggio cambiare linea e decidere una strada diversa per sforzi reali di pacificazione dello Yemen. Facciamo appello al Parlamento, perché sappia considerare la situazione al di là degli equilibri geopolitici ed avendo invece in mente le sofferenze della popolazione civile yemenita”. Si chiede dunque il sostegno alle mozioni che chiedono la sospensione dell’invio di materiali militari e l’inizio di un percorso europeo verso un embargo alla esportazione di armamenti ad Arabia Saudita ed alleati, come richiesto due volte dal Parlamento europeo. Come non essere d’accordo?

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