Renzi attacca D’Alema: “sei il regista della scissione”. D’Alema replica: “sono guapparie di cui non mi occupo”. Camusso, Fratoianni e Damiano lo contestano sul lavoro. E Cicchitto sul governo

Renzi attacca D’Alema: “sei il regista della scissione”. D’Alema replica: “sono guapparie di cui non mi occupo”. Camusso, Fratoianni e Damiano lo contestano sul lavoro. E Cicchitto sul governo

La scissione del Pd è un disegno “di palazzo scritto, ideato e prodotto da Massimo D’Alema”, aveva detto Matteo Renzi di ritorno dalla California e nel corso della sua prima apparizione in tv nella trasmissione condotta da Fabio Fazio, domenica sera. Ha puntato il dito contro D’Alema e lo ha invitato, provocatoriamente, “a non scappare ma a correre alle primarie. Vediamo chi ha più voti”. Secondo Renzi, i problemi posti dagli scissionisti non riguardano l’ Italia ma “i cavilli” e la sua stessa persona: “Nel mondo il problema della sinistra sono Trump e Le Pen, possibile che il problema della sinistra in Italia sia io?”, si è chiesto retoricamente l’ex segretario Pd, dicendosi comunque “dispiaciuto” della scissione. “Abbiamo fatto di tutto per evitarla”, afferma, ma “la sinistra deve accettare che se uno vince la competizione interna, anche se non ha la stessa storia dei capi di prima, ha diritto a fare il proprio lavoro”. Ora, dal momento che il conduttore della trasmissione non ha opposto alcun tipo di obiezione rispetto a questa malevola interpretazione della “scissione” del Partito democratico, come operazione di palazzo, ordita niente di meno che da Massimo D’Alema, e neppure dinanzi ad una sfida presuntuosa sul modello dell’Ok Corral, si è aperto un enorme dibattito sul tema. Chi è il vero colpevole della scissione?

Massimo D’Alema: “hanno già risposto in tanti, non vorrei alimentare ossessioni”. Ma poi critica duramente “la guapperia” di Renzi

D’Alema replica il giorno dalla Liguria: “la scissione nel Pd era già avvenuta: milioni di elettori se n’erano già andati, in particolare l’elettorato di sinistra”. dichiara durante un’intervista all’emittente televisiva ligure Primocanale. “Noi stiamo mettendo in campo una costituente di centrosinistra che raccolga queste forze e restituisca loro l’orgoglio di appartenere ad un grande movimento, un orgoglio che si è perduto via via che il Pd si è allontanato da certi valori”. “Io regista della scissione? – ha detto D’Alema – Hanno già risposto in tanti, non vorrei alimentare ossessioni” ha proseguito D’Alema. Poi però, ecco l’affondo vero: “vorrei parlare dei problemi seri. Non c’è nulla di personale tra me e Renzi, ci sono di mezzo i grandi problemi del Paese. È una ‘guapperia’ di Renzi a cui io non sono interessato. Dovrebbe rispondere di come ha governato il Paese”. Infatti, ha sostenuto il presidente di ItalianiEuropei, Renzi “ha promesso una bellissima legge elettorale e la Corte Costituzionale gliel’ha cancellata con un tratto di penna perché illegittima. Ha fatto questa bellissima riforma del Jobs act, che sta producendo disoccupazione e licenziamenti. Ha fatto una riforma che ha chiamato Buona scuola. Un bilancio molto negativo”. E infine, “mentre è in corso in Europa una modesta ripresa economica l’Italia risulta penultima nell’eurozona. Quando dicono che grazie alle riforme di Renzi abbiamo ripreso a correre veniamo presi in giro. Le persone che stanno male – ha concluso – si sentono prese in giro. Non dico sia tutta colpa di Renzi ma lui ha governato il Paese e le forze che hanno governato da tre anni non hanno segnato la svolta che era stata annunciata e che tutti aspettavamo”.

Bersani, a Modena, tra centinaia di persone: “il regista della scissione è Renzi”

Dopo la scissione nel Pd, comincia “la ricerca del colpevole, del ‘regista’: ma non sia così umile Renzi… il regista è lui, la disgregazione del partito ha un regista che si chiama Renzi”, ha replicato Bersani parlando a Modena, ad un’iniziativa fissata da tempo dall’associazione Nens ma nel frattempo aggiornata all’attualità, dopo lo strappo nel Pd. “In questi anni – continua – non si è potuto discutere di niente. L’emblema di tutto questo è stata l’ultima assemblea Pd: con una relazione che alza un muro verso qualsiasi opinione diversa, con un segretario che non conclude e non saluta nemmeno, prende su e va via. E va in California. Ragazzi, ma cos’è?”. Continua l’ex segretario sulla frattura interna ai dem: “Dopo averle provate tutte, bisogna concludere che il Pdr, il Pd a trazione renziana non è in condizione di organizzare un grande campo di centrosinistra e che senza un grande campo di centrosinistra, vario e plurale, vince la destra in questo Paese”. Ma perché gli scissionisti Pd si sono mossi adesso, una domanda che gli è stata posta direttamente anche da Antonio Pizzinato in un articolo sul Fatto? “Perché – taglia corto – stiamo andando contro un muro. Quindi prima il Paese, poi il partito, poi i destini individuali”. Bersani continua ragionando su cosa sia diventato il Pd: “Renzi ha preteso che il centrosinistra si riassumesse nel Pd e che il Pd si riassumesse nel capo, ma non funziona così. Quando su 20 ballottaggi ne perdi 19, alle ultime amministrative, vuol dire che sei da solo, rispetto al mondo progressista ma anche rispetto a un pezzo del tuo popolo. Noi dobbiamo riprendercelo questo popolo, altrimenti vince la destra qui”.

Enrico Rossi: “Renzi arrogante su D’Alema. Non ci dividerà”

“Renzi è stato arrogante come leader del Pd, lo è ancora. Ma con noi non può più farlo. Chi sta fondando un nuovo grande movimento non è spinto da un burattinaio, ma dalla volontà di essere sinistra, una sinistra larga, quella che Renzi voleva ridurre a minoranza etnica. Renzi  è ossessionato da D’Alema. Se pensa che noi, e soprattutto io, gli facciamo fare incursioni nel nostro campo per dividerci sbaglia. Fra Renzi e D’Alema, preferisco D’Alema”, afferma, in una dichiarazione, il presidente della Giunta regionale toscana Enrico Rossi parlando di Democratici progressisti, il movimento nato dalla scissione dal Pd. “D’Alema non è in prima linea nella battaglia politica – sostiene Rossi -, sta invece dando un contributo di idee e di analisi. E a noi il confronto delle idee non fa paura”.

Gotor, Renzi accecato da ossessione anti dalemiana

Per il senatore Miguel Gotor: “Renzi è tornato dalla California accecato dal rancore personale e in preda a un’ossessione anti-dalemiana che gli impedisce di vedere quante persone hanno abbandonato il Pd in questi anni a causa delle sue politiche e dei suoi atteggiamenti arroganti”. Inoltre, “il nostro movimento ha priorità nette e chiare: cambiare le politiche economiche e sociali, parlare e coinvolgere i tanti, tantissimi del centrosinistra che Renzi ha messo in fuga”, aggiunge Gotor. Secondo Danilo Leva, altro “scissionista” bersaniano, Renzi “non ci trascinerà in una campagna personale e divisiva. Noi vogliamo lavorare per riportare lavoro, scuola, disagio sociale al centro dell’agenda politica, chiamando a raccolta anche le tantissime persone che in questi anni si sono allontanate del Pd”. E in queste repliche entra perfino Antonio Bassolino: “La fissazione è una brutta bestia, sempre. Renzi: parlano solo di me, pensino a Trump e Le Pen. Giusto. Ma anche tu non parlare sempre di D’Alema e pensa di più al sud e al paese”. Ma la dichiarazione più dura arriva da Franco Monaco, un cattolico e ulivista della prima ora: “Per quindici anni il centrosinistra è stato attraversato dalla discussione politica con tra ulivisti e dalemiani. Io stesso, da vecchio ulivista, vi ho partecipato. Segnalo però a Renzi che: 1) si è trattato di discussione politica e non di guerra personale; 2) troppo facile esorcizzare e banalizzare così un serio dissenso sul profilo politico e sulle basi programmatiche di un Pd sempre meno attrezzato a rappresentare il vasto campo del centrosinistra nel solco dell’Ulivo. Pena consegnare il paese ai populismi di vario segno”. La stoccata finale di Monaco: “non un buon esordio del dibattito congressuale. Un po’ poco l’antidalemismo come programma”.

Le reazioni alla proposta renziana di lavoro di cittadinanza: Camusso, Fratoianni e Damiano

Altre e altrettanto forti reazioni hanno suscitato le proposte di Renzi in tema di “lavoro di cittadinanza”, un progetto per la verità ancora abbastanza oscuro di politiche attive, non si capisce se modulate sul modello tedesco (ma allora perché ha scelto il Jobs act?), o su qualche altra elaborazione appresa nel corso del viaggio alla Silicon Valley. Il segretario della Cgil, Susanna Camusso, lo ha letteralmente bollato come propaganda: “Direi che mi pare uno slogan. Sui social ho letto che ha utilizzato le stesse parole con cui aveva presentato il Jobs act, se è così non è un buon biglietto da visita”, ha concluso. Più duro Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, per il quale Renzi in California “ha scoperto ad esempio l’economia verde, di cui supponiamo non avesse mai sentito parlare prima di questo viaggio considerato che è stato il suo governo a demolire il settore delle energie alternative e boicottare il referendum sulle trivelle”. Nicola Fratoianni prosegue: “Ha scoperto anche il lavoro di cittadinanza, un’idea davvero geniale e innovativa, peccato che la usi contro la sacrosanta proposta di un reddito per chi non ce la fa”. Per Fratoianni questo “perché il lavoro è condizione di una cittadinanza degna è scritto nel primo articolo della Costituzione, quella che lui voleva demolire, e perché – sempre lui – ha fatto approvare il Jobs Act – di cui continua a cantare le lodi contro ogni ragionevole evidenza – che aveva come principale obiettivo quello di rendere più facile il licenziamento di chi un lavoro lo ha già. Roba da matti”. “Intanto noi – conclude Fratoianni – continuiamo a chiedere al governo di fissare la data dei referendum sul lavoro della Cgil”. Non finisce qui. Bordate critiche anche dall’interno dello stesso Partito democratico. Cesare Damiano, presidente della Commissione lavoro della Camera scrive in una nota che “Il lavoro di cittadinanza proposto da Renzi non sappiamo ancora cosa sia, come funzioni e come verrebbe finanziato. Aspettiamo di vedere. Quello che è certo è che le nuove generazioni, entrate prima nel capitalismo finanziario e poi in quello digitale, hanno anche bisogno di una pensione di cittadinanza, a causa del lavoro discontinuo e precario: su questo tema, invece, le proposte ci sono e vorremmo sapere cosa ne pensa Renzi”.

Con Cicchitto il centrodestra di governo contesta Renzi anche sulla durata di Gentiloni a Palazzo Chigi

Insomma, il Matteo Renzi appena rientrato dagli States e intervistato nel corso di un programma Rai ha lanciato come usava fare all’inizio della sua carriera di leader nazionale (quando coniò il termine “rottamazione”) almeno tre gravi provocazioni sulle quali si è scatenato “l’inferno”, per citare un celebre film. La terza provocazione? Rispondere alla domanda di Fazio sull’eventuale tweet “Paolo stai sereno”, così come fece con Enrico Lotti, con un lapidario: “la scadenza naturale della legislatura è febbraio 2018. La data delle elezioni la decide Paolo Gentiloni”.  Questa volta la replica viene direttamente dagli alleati di destra del Pd al governo. Per tutti basta la seguente dichiarazione di Fabrizio Cicchitto: “Ascoltando ieri Renzi in televisione sembra che limitatamente al governo Gentiloni, egli sostenga la tesi dell’eutanasia, cioè che deve essere Gentiloni a risolvergli il problema delle elezioni anticipate”. Ed ecco la botta: “Invece per evitare salti nel buio e pericoli finanziari il governo Gentiloni deve affrontare nella pienezza del suo mandato e con provvedimenti insieme equilibrati e incisivi tutte le questioni che stanno sul tavolo, molte delle quali ereditate dal precedente governo, comprese quelle riguardanti l’Europa che derivano non tanto dal deficit ma dal debito pubblico”.

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