Il cardinal Bertone vuole farsi perdonare dal Bambin Gesù, restituendo 150.000 euro. Ma la toppa è peggiore del buco

Il cardinal Bertone vuole farsi perdonare dal Bambin Gesù, restituendo 150.000 euro. Ma la toppa è peggiore del buco

Il cardinal Bertone, segretario di stato vaticano nell’era Ratzinger ha colpito ancora, e questa volta con un gesto che dice molto sull’attuale situazione in cui versa la Curia vaticana nell’era di papa Francesco. Accusato dall’inchiesta di Emiliano Fittipaldi del settimanale L’Espresso di aver abusato di un cospicuo contributo dell’ospedale Bambin Gesù, 250.000 euro, per la ristrutturazione del suo principesco appartamento, Bertone ha deciso di restituire parte della somma “in beneficenza”, una donazione volontaria allo stesso ospedale romano. Ora, nella giustificazione del gesto, Bertone fa una rivelazione che appare come la classica toppa peggiore del buco. L’amministratore delegato del Bambin Gesù, infatti, aveva clamorosamente legittimato la ristrutturazione e lo stesso appartamento principesco di Bertone come una sorta di “vetrina” utile per le relazioni pubbliche del Vaticano. E aveva nello stesso modo giustificato l’uso di un elicottero, sempre nella disponibilità di Bertone, per una cifra vicina ai 25mila euro per un solo viaggio da Roma in Basilicata. Ora, invece, Bertone rivela un’altra verità, appunto più insidiosa e maligna.

Bertone sostiene di essere stato “vittima di una operazione illecita compiuta da altri a mia insaputa”. Come se la megaristrutturazione del suo appartamento fosse una cosa che si può celare, nascondere, anche nell’entità economica. In ogni caso, l’ex segretario di Stato, si dice amareggiato per come è stata “raffigurata” la sua decisione di donare 150mila euro all’ospedale pediatrico romano. Una somma che lo stesso cardinale ammette di non avere interamente a disposizione e che, per questo, la devolverà “a rate”. Si sente “diffamato”, l’ex segretario di stato vaticano, in merito alle notizie divulgate dai media sul suo appartamento all’interno del palazzo San Carlo in Vaticano, la cui ristrutturazione – ribadisce “ho pagato con i miei risparmi”, e che “non è di mia proprietà ma resterà al Governatorato”. Il Cardinale ribadisce che non si tratta di una casa lussuosa come molti hanno detto e scritto, dove non vive solo ma con una piccola comunità di suore, e si dice convinto che contro di lui ci sia “una sorta di santa alleanza, non saprei in quale altro modo definirla, che fa di tutto per diffamarmi nonostante lo stesso Papa Francesco mi abbia detto di continuare a lavorare e andare avanti”. Come è evidente, dunque, Bertone fa sua la tesi del complotto ai suoi danni. Da parte di chi? Non è dato sapere. Per ora, ma attendiamo fiduciosi che la sala stampa vaticana faccia emergere qualche altra notizia.

“Io – ricorda Bertone nella sua difesa – sono stato semplicemente un collaboratore fedele di tre Papi. Ho esercitato la mia funzione con coscienza e forse nel mio lavoro ho toccato qualche sensibilità che non conosco. O forse c’è il fatto che per certi media il mio nome fa più pubblicità di altri. E allora tirano sempre in ballo me”. Dunque, coprotagonisti del complotto vi sarebbero i media, imputati di fare ascolto col suo nome. Ma di cosa parla? Nulla dice della sua conduzione della segreteria di stato. Nulla dice nel merito delle parole dell’ex amministratore delegato del Bambin Gesù a proposito della utilizzazione del suo appartamento per le relazioni pubbliche e istituzionali. E nulla dice sul ruolo del costruttore che ha eseguito i lavori.

Nel merito della decisione di donare questa somma all’ospedale, Bertone racconta di aver incontrato la presidente Mariella Enoc e “di aver esaminato ogni cosa”, “anche lei ha riconosciuto, me lo conferma anche in una lettera – spiega il Cardinale – la mia totale estraneità ai fatti, e in particolare alla vicenda dei pagamenti da parte della Fondazione. Non ho avuto direttamente denaro. Tuttavia riconosco che tutto quello che è accaduto ha costituito per il nostro ospedale un danno”. La donazione andrà a sostenere dei progetti di ricerca per le malattie rare: “È una donazione che dice del mio attaccamento anche sentimentale alla struttura e ai suoi piccoli pazienti”, “questo è nel mio dna e nella mia storia”, commenta. Altra difesa d’ufficio, che però nulla di nuovo aggiunge sulla vicenda. Il cardinale si dice sicuro che “il Vaticano che, nei suoi organi competenti, sta facendo le dovute indagini, senz’altro andrà fino in fondo e appurerà tutto”.

Quel che è certo è che nel mondo dei fedeli cattolici, la vicenda della guerra combattuta nella Curia Vaticana in questi mesi mette angoscia e solleva tensioni. Proprio nell’anno consacrato al Giubileo della Misericordia.

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