Ucraino eroe assassinato a Napoli, fermati due fratelli che confessano. Sono i figli di un boss della camorra

Ucraino eroe assassinato a Napoli, fermati due fratelli che confessano. Sono i figli di un boss della camorra

Hanno un volto ed un nome i due rapinatori che hanno assassinato l’eroe ucraino che aveva tentato di bloccarli dentro un supermercato di Castello di Cisterna nel napoletano. Il meticoloso lavoro dei carabinieri ha portato all’identificazione dei due criminali, fratellastri e figli di un piccolo boss della camorra. I due rapinatori hanno ammesso le loro responsabilità e l’omicidio. La confessione davanti al magistrato ed ai militari dell’Arma dei Carabinieri sembra quasi una giustificazione per quanto accaduto. Giancula Ianuale 20 anni, questo il nome del presunto assassino, quando ha visto il fratellastro soccombere sotto i colpi di Anatoliy Korol è entrato nel market teatro della rapina come una furia, ha preso la pistola ed ha fatto fuoco uccidendolo.  I due fratelli, sono stato arrestati questa mattina ad alcune centinaia di chilometri di distanza dal luogo dell’omicidio, a Scalea (Cs) in Calabria. Una volta fermati dai Carabinieri hanno immediatamente confessato il delitto e raccontato con precisione le fasi della tragica rapina raccontando ai pm, per giustificarsi, di essere “poveri, disperati e con i mobili di casa vuoti”. Il primo ad entrare nel supermercato è stato Marco Di Lorenzo, 32 anni, fratellastro di Ianuale, che lo aspettava fuori. Quest’ultimo quando ha capito che il congiunto era stato disarmato e picchiato si è precipitato all’interno ed ha aggredito Anatoliy a calci e pugni e lo ha ferito al capo con una penna, così come si vede dalle immagini della videosorveglianza. Non contento ha impugnato la pistola ed ha fatto fuoco. I due, subito dopo l’omicidio, non hanno dormito nella loro abitazione ma in un residence. Poi sono partiti per Cosenza e si sono fermati a Scalea dove sono stati assistiti da alcuni familiari. “Il risultato raggiunto non è stato facile perché hanno agito come professionisti ma alla fine con un lavoro paziente e certosino si è arrivati al risultato – ha detto il procuratore capo di Nola, Paolo Mancuso – Sono stati giorni di fibrillazione, ora mi sento veramente bene”.

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