Russia: la marcia di Mosca per Nemtsov. Chi era Boris Nemtsov e perché è stato ucciso

Russia: la marcia di Mosca per Nemtsov. Chi era Boris Nemtsov e perché è stato ucciso

La marcia dei russi a Mosca

“Io non ho paura” si leggeva sui cartelli portati dalle migliaia di russi che hanno marciato silenziosamente per le strade di Mosca, domenica 1 marzo, in memoria di Boris Nemtsov, il cui omicidio ha aperto un forte conflitto tra l’opposizione e la presidenza di Putin. Famiglie, vecchi e giovani, hanno marciato lentamente, con alla testa i ritratti dell’uomo politico, tra i leader dell’opposizione.

“Se riusciamo a fermare la campagna di odio diretta contro l’opposizione”, ha detto all’Agenzia Reuters Gennady Gudkov, un altro dei leader dell’opposizione, “avremo un’occasione per cambiare la Russia. Se non ci riusciamo, affronteremo la prospettiva di una guerra civile. Le autorità sono corrotte e non permettono a nessuna minaccia di emergere. Boris era un pericolo per loro”.

Gli inquirenti russi, che rispondono direttamente a Putin, sostengono di seguire diverse piste, non esclusa la possibilità che Nemtsov, un ebreo, sia stato ucciso da islamisti radicali o che sia stata una fazione della stessa opposizione a ucciderlo scaricando la responsabilità su Putin. Gli oppositori dicono che tali ipotesi dimostrano solo il cinismo dei leader russi, i quali fanno appello al nazionalismo, e all’isteria e all’odio anti-occidentale a sostegno delle loro scelte politiche sull’Ucraina e per nascondere gli effetti della crisi economica.

“Mia madre ha paura che Putin mi ammazzi”

“Mia madre ha troppa paura che Putin mi ammazzi, a causa di tutte le mie dichiarazioni nei comizi e sui social network. E non è una demente, anzi è una persona molto intelligente”, confessava in una recente intervista al quotidiano Usa The New York Times, Boris Nemtsov, ucciso alle ore 23.40 di venerdì 27 febbraio, proprio ai piedi del Cremlino, mentre passeggiava con un’amica ucraina. L’ex vice primo ministro russo Nemtsov incarnava la generazione dei giovani riformatori degli anni Novanta, prima di diventare uno dei più violenti e tenaci critici di Putin. Abbattuto sulla soglia del Cremlino, Boris Nemtsov era stato soprattutto uno dei capi di quella contestazione senza precedenti che aveva segnato la campagna elettorale di Putin nel 2012, allora candidato per il terzo mandato consecutivo di presidente. Interrogato molte volte dalle forze dell’ordine durante le manifestazioni, aveva subito perquisizioni e intercettazioni, senza tuttavia mai cessare di denunciare la corruzione che egli definiva “il sistema oligarchico” del Cremlino.

Chi era Boris Nemtsov?

Boris Nemtsov era un intellettuale, un fisico teorico, uno specialista dell’atomo. Si era opposto alla costruzione della centrale nucleare nella sua città natale di Nijini-Novgorod, e da quel momento aveva cominciato la sua carriera politica. Era stato eletto governatore di quella regione a 400 chilometri da Mosca e sotto la presidenza di Boris Eltsin aveva poi compiuto una ascesa folgorante. Divenne ministro giovanissimo nella Russia post-URSS. Tra il 1997 e l’agosto del 1998 aveva ottenuto l’incarico di vicepremier, con la responsabilità dell’energia e dei monopoli. Boris Eltsin aveva scelto lui quale suo delfino e successore, prima di scegliere il capo del FSB, l’ex KGB, Vladimir Putin. E nell’agosto del 1998, Boris Nemtsov venne appunto fatto fuori dal governo. Alle elezioni legislative del 1999, guida il movimento di opposizione a Putin e viene eletto alla Duma e si iscrive al Partito liberale. Nel 2000, scrisse per il New York Times: “Putin non è un liberaldemocratico, né in Russia, né a livello internazionale. Sotto la sua guida, la Russia non diventerà la Francia. Il governo rifletterà la volontà popolare di avere uno Stato forte”. La sua opposizione al potere divenne sempre più feroce, tanto da denunciare sul piano internazionale le elezioni russe del 2007 come “le più disoneste nella storia della Russia”. Nel 2008, avrebbe voluto presentarsi come candidato unico dell’opposizione alle presidenziali, ma il progetto fallì per i troppi conflitti interni all’opposizione. Decise così di creare un movimento, Solidarnost, e di affidarne la guida all’ex campione di scacchi Gary Kasparov. Ma fu con Alexei Navalny, l’altro grande avversario di Putin, che Boris Nemtsov emergerà quale figura di spicco nelle manifestazioni anti-Putin dell’inverno 2011.  Dopo la rielezione di Putin nel maggio del 2012, ha continuato a denunciare le spese giudicate eccessive del presidente e la corruzione, soprattutto durante i giochi olimpici invernali di Sochi. L’influenza di Nemtsov, molto presente sui social network, sembrò eclissarsi quando emerse la nuova generazione guidata da Navalny, il suo delfino da 17 anni. Con quest’ultimo, aveva indetto una manifestazione contro Putin a Mosca per domenica 1 marzo.

L’ultimo discorso alla radio Ekho Moskvy

Poco prima di essere ucciso aveva parlato ad una radio moscovita, facendo appello agli ascoltatori a manifestare in decine di migliaia: “questa marcia chiede l’arresto immediato della guerra con l’Ucraina, esige che Putin cessi immediatamente la sua aggressione”. E aveva aggiunto con tono serio e voce grave, mentre subiva lo scherno dei due conduttori: “la causa della crisi è l’aggressione dell’Ucraina, che ha suscitato le sanzioni, insieme con la fuga dei capitali. Tutto ciò a causa dell’insensata aggressione dell’Ucraina guidata da Putin”.

Con queste ultime parole, Boris Nemtsov ha firmato la sua condanna a morte.

Il messaggio di Putin e il comunicato degli inquirenti

Il presidente Vladimir Putin ha scritto una lettera di condoglianze alla madre di Nemtsov, Dina Eidman: “Boris Nemtsov ha lasciato la sua impronta nella storia della Russia, nella vita politica e nella società.. Ha sempre espresso apertamente e onestamente le sue posizioni. Condividi sinceramente il dolore che la ferisce”.

Sul piano delle indagini, gli inquirenti hanno diffuso un comunicato, secondo il quale “non vi è alcun dubbio sul fatto che questo crimine è stato minuziosamente pianificato, a cominciare dal luogo in cui è avvenuto il delitto. Secondo ogni indizio, l’arma utilizzata è una pistola Makarov, utilizzata dalle forze di polizia e dall’esercito russo, e perciò molto diffusa”. Gli inquirenti hanno anche ritrovato sul luogo dell’omicidio sei pallottole calibro 9 millimetri, che però provengono da diversi produttori, cosa che rende più difficile scoprirne l’origine.

Il parere di Gorbaciov

“L’assassinio di Boris Nemtsov”, ha scritto Mikhail Gorbaciov in un comunicato, “è un tentativo di complicare la situazione nel Paese, perfino di destabilizzarlo elevando le tensioni tra il governo e l’opposizione. È molto difficile scoprire chi abbia fatto ciò, evitiamo di saltare a conclusioni affrettate e diamo agli investigatori il tempo che questa inchiesta richiede”. Gorbaciov, tuttavia, fa sapere che l’alto profilo della persona uccisa potrebbe indurre le autorità di Mosca ad introdurre lo stato di emergenza. Decisione da scongiurare, sostiene Gorbaciov, perché rischia solo di esacerbare gli animi in una situazione estremamente delicata.

Le dichiarazioni del capo del governo e del portavoce di Putin

Naturalmente lo stesso Putin ha condannato l’omicidio di Nemtsov. “Putin ha sottolineato che questo brutale omicidio”, ha detto il portavoce del Cremlino Dimitry Peskov, “ha tutti i segni di un omicidio su commissione ed è estremamente provocatorio. Con tutto il rispetto per la memoria di Boris Nemtsov, in termini politici non poneva alcun problema all’attuale leadership russa o a Vladimir Putin. Se facciamo un confronto tra i livelli di popolarità, al cospetto di Putin e del governo, quelli di Nemtsov erano poco più alti di un cittadino medio”. A sua volta, il primo ministro Medvedev ha chiesto alle forze di polizia di fare ogni sforzi per rintracciare gli autori “dell’agghiacciante omicidio di un eminente politico”.

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