Micheal Hedges, lo sperimentatore acustico

Micheal Hedges, lo sperimentatore acustico
David Crosby: “Insieme a Jackson Browne, il miglior autore di canzoni che io abbia mai ascoltato”
 
Steve Vai: “il chitarrista più incredibile sulla faccia della terra”
 
“Michael è stato un genio assoluto della musica del 900. E, ovviamente, un chitarrista favoloso che ha lasciato una traccia indelebile nella storia delle sei corde acustica. Ne ha ridisegnato i confini e ne ha letteralmente reinventato le modalità di utilizzo. Oggi, sono migliaia i musicisti che si ispirano alla sua arte, alla sua tecnica, al suo stile”
(Ezio Guaitamacchi, scrittore e critico musicale)
 
Una tragica scomparsa
Il 2 dicembre del 1997 a Boonville, California, moriva in un incidente stradale a soli 44 anni, uno dei più innovativi e originali chitarristi della storia della musica. Nel corso della sua breve carriera (il suo primo album fu pubblicato nel 1981) ha completamente rinnovato il modo di suonare la chitarra acustica lavorando soprattutto sulle infinite sonorità di tale strumento con un nuovo approccio tecnico e timbrico. La sua rivoluzione portata sulle sei corde è stata in parte simile al lavoro che Jaco Pastorius fece sul basso elettrico a metà degli anni ’70. Stiamo parlando di Michael Hodges, nato a Mendocino, nel nord della California il 31 dicembre del 1953. In sedici anni di attività professionale ha inciso sette album in studio, uno dal vivo, un disco postumo e sei compilation. Non molto famoso al grande pubblico è invece considerato dalla critica specializzata e da molti colleghi musicisti come il chitarrista acustico più innovativo di sempre.
 
Un prodigio della sperimentazione
Michael Hedges cresce nei grandi spazi rurali e agresti dell’Oklahoma che influenzeranno le sue future composizioni. Si avvicina prestissimo alla musica: a quattro anni inizia a suonare il pianoforte e il flauto mentre alle scuole superiori studia il clarinetto e il violoncello. Si iscrive alla Philips University dove studia composizione ed inizia a suonare la chitarra classica. Non pago delle nozioni teoriche assimilate frequenta il Conservatorio di Peabody di Baltimora, dove consegue il diploma in composizione elettronica. Nel 1980 studia computer music alla prestigiosa Stanford University. L’intento di questo giovane musicista era quello di fondere e far coesistere l’approccio acustico e classico della chitarra con la tecnologia espressa dall’elettronica applicata ai nascenti computer. Inoltre Hedges stava raffinando uno stile chitarristico che univa la tecnica classica a quel del fingerpicking e del patrimonio folk e country statunitense. Oltre alla musica classica e alla musica elettronica, Hedges era un grande fan di David Crosby, Jackson Brown, Neil Young e James Taylor. Durante gli studi al Conservatorio di Baltimora si esibiva spesso nei locali di Peabody, catturando l’attenzione del pubblico per il suo incredibile eclettismo e per il suo originale approccio tecnico sullo strumento. Durante le sue performance Michael Hedges suonava spesso con entrambi le mani sulla tastiera della chitarra: con quella destra costruiva una linea melodica sulle corde basse, mentre con quella sinistra arpeggiava, eseguiva parti soliste con svariati armonici usati in chiave di abbellimento. Ai presenti sembrava di ascoltare due chitarristi, mentre le parti ritmiche-soliste le produceva contemporaneamente lo stesso Michael Hedges. Nella storia della musica non si era mai visto nulla di simile. In uno di questi concerti venne notato da William Ackerman, chitarrista acustico folk che aveva fondato da alcuni anni la Wyndham Hill, una casa discografica concentrata sul jazz e sul patrimonio folk della musica americana. Ackerman rimase profondamente colpito dal giovane chitarrista e lo mise immediatamente sotto contratto. Nel febbraio del 1981 Michael Hedges debuttò con “Breakfast in the field”, meraviglioso album che vide in alcuni brani la partecipazione del pianista George Wiston e del bassista Michael Manring.
 
“Aerial Boundaries”, nello spirito di Leonardo
Con il successivo album le ambizioni e le sperimentazioni di Michael Hodges si fecero più estreme ed ambiziose, quasi filosofiche. Anche se si tratta fondamentalmente di un disco acustico (alle registrazioni parteciparono l’amico Michael Manring al basso fretless e Mindy Rosenfeld al flauto), il chitarrista impiega una notevole strumentazione elettronica e computer per manipolare e creare sonorità dalla sua Martin a sei corde. L’album fu registrato in vari studi tra il Vermont, il Maryland e la California. Michael Hodges per mettere a punto le sue sperimentazioni sonore si avvalse dell’aiuto in sala di ben cinque ingegneri del suono. Il suo intento (ampiamente raggiunto) era quello di raggiungere una purezza sonora assoluta grazie anche all’aiuto dell’elettronica e degli effetti a pedale per chitarra, dagli amplificatori e dai computer applicati alla musica. Nelle note di copertina Michael Hodges dedica l’album allo spirito di Galileo, ovvero un omaggio ad uno dei più visionari e straordinari scienziati e filosofi dell’umanità. Le nove composizioni che compongono l’album sono state scritte da Michael Hodges ad eccezione della memorabile “After the goldrush” di Neil Young, uno dei punti di riferimento del chitarrista californiano. Tra i brani spiccano “Spare change”, “Rickover’s dream”, “The magic farmer” e la traccia che da il titolo all’album. A distanza di oltre trent’anni “Aerial Boundaries”, rimane la migliore testimonianza delle capacità compositive, espressive e timbriche di questo chitarrista che rimane nella storia della musica contemporanea come un vero e proprio geniale innovatore.
 

 

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