Fatturazione a 28 giorni: il Consiglio di Stato respinge la sospensiva richiesta da Vodafone, Wind Tre e Fastweb. Ora le compagnie non hanno via di scampo, dovranno rimborsare gli utenti

Fatturazione a 28 giorni: il Consiglio di Stato respinge la sospensiva richiesta da Vodafone, Wind Tre e Fastweb. Ora le compagnie non hanno via di scampo, dovranno rimborsare gli utenti

Un importante passo avanti è stato compiuto nei giorni scorsi in relazione alla vicenda dei rimborsi agli utenti per le bollette a 28 giorni. Il Consiglio di Stato ha respinto la sospensiva richiesta da Vodafone, Wind Tre e Fastweb e ha “suggerito” alle società di predisporre un “piano di storno scaglionato” in attesa dell’udienza di merito fissata per il prossimo 4 luglio. Sembrerebbe ormai prossima, quindi, l’erogazione dei rimborsi agli utenti, da restituire in bolletta sotto forma di “giorni erosi” o di altre compensazioni alternative autorizzate dall’Agcom. Usiamo il condizionale perché tale data è stata più volte procrastinata: inizialmente dovevano arrivare entro il 31 dicembre 2018, il termine è stato poi spostato al 31 marzo 2019 e, infine, è ulteriormente slittato a fine maggio.

È ora che tale vicenda giunga a una conclusione: l’irregolarità delle pratiche messe in atto dalle compagnie è stata accertata, pertanto ogni ulteriore rinvio dei rimborsi è del tutto pretestuoso. Anche il Consiglio di Stato sembra pensarla così: ha infatti respinto l’ennesima richiesta di sospensiva alla luce de “il lungo tempo trascorso dall’accertato inadempimento dei gestori”. Ora tutto dipenderà dall’udienza di merito prevista per il 4 luglio, in cui rientra in gioco anche TIM.

Dopo tanta attesa e tanti rinvii ci aspettiamo una decisione forte ed esemplare, che possa ristabilire equità dimostrando a tutti i cittadini che è possibile contrastare lo strapotere delle compagnie telefoniche, che finora hanno intralciato i rimborsi presentando ricorsi su ricorsi. La decisione del Consiglio di Stato del 21 Maggio sicuramente è un segnale incoraggiante nel dimostrare come il sistema giudiziario non possa essere utilizzato quale “scudo” per evitare i dovuti rimborsi ai cittadini, facendo affidamento su cavilli e pretestuosi rinvii.

I rimborsi dovranno essere erogati sotto forma di “giorni erosi” o di credito: rimborsare gli utenti attraverso dei servizi, magari poco utili agli utenti, sarebbe una ennesima, intollerabile beffa.

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