Def in Parlamento. Coro di voci critiche alle audizioni delle Commissioni congiunte Bilancio. Cgil: “non c’è sviluppo e la flat tax è dannosa”. Svimez: “si penalizza il sud”

Def in Parlamento. Coro di voci critiche alle audizioni delle Commissioni congiunte Bilancio. Cgil: “non c’è sviluppo e la flat tax è dannosa”. Svimez: “si penalizza il sud”

Hanno avuto inizio oggi presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato, le audizioni dei soggetti sociali sul Documento di Economia e Finanza approvato dal governo la settimana scorsa. E si è levato un ennesimo coro di voci molto critiche e preoccupate su quella “scatola vuota”, come a tutti appare il def, il primo del governo gialloverde. Critici non solo i sindacati confederali, Cgil, Cisl e Uil ma anche istituti prestigiosi come la Svimez, e le associazioni imprenditoriali. Qui di seguito alcune delle posizioni emerse dalle audizioni.

Gianna Fracassi, vicesegretaria generale CGIL

“Nonostante il Governo certifichi gli errori fatti sulle stime di crescita e l’eccesso di ottimismo nelle valutazioni di impatto delle misure messe in campo con la legge di bilancio 2019, conferma le scelte fatte e procede con misure economiche piegate al consenso elettorale”, spiega Gianna Fracassi, vicesegretaria generale della Cgil alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato in occasione dell’audizione sul Def. Per la Confederazione, il ministero dell’Economia “non mette a fuoco tutte le cause della recessione italiana sottovalutando il vero motivo della bassa crescita, ossia la scarsa domanda interna. Lo sviluppo del Paese viene affidato al ‘Decreto crescita’ e allo ‘Sblocca cantieri’, ovvero – sottolinea – a incentivi e deregolazione, il cui impatto stimato dallo stesso Governo è appena di un decimale di Pil per l’anno in corso e due decimali per il 2020”. La strategia economica del Governo conferma, secondo la Cgil, “i lineamenti di quelle precedenti: svalutazione competitiva per aumentare le esportazioni. La crescita dei redditi da lavoro è programmaticamente stabilita al di sotto dell’inflazione e della produttività nominale. Il tasso di disoccupazione programmato crescerà nel 2020 all’11,2% e al 2022 sarà ancora al 10,7%”. Preoccupazione viene inoltre espressa in merito alle risorse necessarie per le misure annunciate e per le riforme elencate dal Pnr: “Non si capisce da dove si prenderanno. Intanto si prefigurano altri tagli alla spesa pubblica, a partire da sanità e pubblico impiego. Insufficienti gli investimenti pubblici per generare nuova crescita”. “L’Esecutivo infatti – evidenzia il sindacato di corso d’Italia – prevede solo 1,3 mld per il 2020 e 1,6 per il 2021. L’incremento delle risorse dovrebbe portare programmaticamente il peso degli investimenti pubblici al 2,6% del Pil nel 2022, mentre erano il 3% nel 2007”. Pochi investimenti anche per il Mezzogiorno “sembra mancare un insieme organico di politiche per il Sud, mentre si ricorre ancora a una logica di mera incentivazione finanziaria”. Per la Cgil, così come proposto assieme a Cisl e Uil nella piattaforma unitaria, serve “programmare un graduale incremento degli investimenti pubblici fino al 6% del Pil per infrastrutture sociali, energetiche e digitali”. Infine, il sindacato guidato da Maurizio Landini boccia l’introduzione della nuova flat tax e chiede “una vera riforma fiscale, una svolta nella lotta all’evasione, e l’introduzione di un’imposta progressiva sulle grandi ricchezze”. In particolare sulla cosiddetta ‘tassa piatta’ la Cgil sostiene che “passare da un sistema multi-aliquota, che dovrebbe essere corretto e più progressivo, ad un sistema con una o due aliquote, finanziando la modifica con la riduzione delle spese fiscali, non può generare maggiori vantaggi per lavoratori e pensionati rispetto ai redditi più alti. La riforma fiscale – conclude il sindacato – è un tema di grande importanza che non può essere affrontato con miopia e velleità elettoralistiche, merita un tavolo partecipato da tutte le organizzazioni sindacali”.

Cisl e Uil

“Ribadiamo la necessità di una revisione complessiva del nostro sistema fiscale e una sua semplificazione e razionalizzazione, anche per quel che riguarda le cosiddette Tax expenditures, senza però che ciò significhi ingiustificati e inaccettabili vantaggi fiscali per i redditi più alti come invece farebbe la Flat Tax che rischia di generare ulteriori distorsioni e lasciare modesti recuperi a tutti coloro che maggiormente hanno sopportato i costi della crisi” sottolinea la Cisl durante l’audizione nelle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato nell’ambito dell’esame del Def. La Cisl ritiene che il deficit di strategia del Def possa e debba essere superato anche attraverso “una manovra redistributiva a favore delle aree sociali medie e basse, con una più elevata propensione al consumo, attraverso la leva di una riforma fiscale capace di potenziare la domanda interna e di rimettere in moto, cumulativamente con gli investimenti, una crescita economica elevata, superiore al 2%, socialmente equa ed ambientalmente sostenibile”. Pierpaolo Bombardieri, segretario generale aggiunto Uil, nel corso dell’audizione sul Def nelle commissioni congiunte Bilancio di Senato e Camera, ha espresso i “timori” del sindacato per i tagli lineari della spesa”. Nel corso del suo intervento, il sindacalista ha inoltre aggiunto: “Non abbiamo trovato l’attenzione che immaginavamo sulla lotta all’evasione fiscale”. Per poi soffermarsi sulla “lotteria degli scontrini” e dire: “In un paese civile che ha come obiettivo debellare l’evasione, per quello che mi riguarda, immaginare che ci sia una lotteria degli scontrini è una vergogna”.

SVIMEZ

“Il quadro economico e finanziario assai prudenziale, ma realistico, che emerge dal Def 2019, purtroppo conferma i rischi che già in autunno, in occasione della presentazione del Rapporto Svimez 2018, avevamo lanciato: la ‘grande frenata’ del Mezzogiorno, nel quadro di rallentamento e profonda incertezza della dinamica dell’economia nazionale. Con un’Italia che si ferma, infatti, secondo le nostre previsioni, dopo quattro anni di (sempre più debole) ripresa, malgrado l’impatto positivo di alcune politiche, al Sud torna il segno meno”. Lo dice Luca Bianchi, direttore Svimez, in audizione, insieme al presidente Svimez, Adriano Giannola e al vicedirettore, Giuseppe Provenzano, sul Def 2019, nelle commissioni Bilancio di Senato e Camera. “Il dato di consuntivo del 2018, principalmente a causa dell’impatto dell’occupazione sui redditi, determina un rallentamento molto più accentuato nel Sud. E il 2019 inizia assai più in salita nel Mezzogiorno rispetto al resto del Paese. Il quadro Nord-Sud stimato dalla Svimez con il suo modello econometrico evidenzia un Pil tendenziale in modesto incremento nel Centro-Nord, +0,2%, mente nel Sud, anche alla luce dell’inversione di tendenza del mercato del lavoro del 2018, il Pil è previsto in riduzione di due decimi di punto”. La Svimez ha stimato gli effetti territoriali dell’introduzione, dall’aprile 2019 del Reddito di Cittadinanza nelle due ripartizioni del Paese. “L’impatto sul Pil – afferma – appare di portata piuttosto modesta a livello nazionale, pari a 0,1 punto percentuale nel 2019. A livello territoriale, l’impatto risulta più alto nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord, per effetto di una maggiore concentrazione dei beneficiari: 0,14% al Sud contro lo 0,07% nel Nord nel 2019 e 0,35% contro 0,14% nel 2020 e 2021”. “Con riferimento agli investimenti non è prevedibile, invece, una significativa accelerazione nel 2019, anche per i modesti effetti che possono avere nell’anno provvedimenti quali lo Sblocca cantieri e il Decreto crescita, emanati in questi giorni. Alla luce di tali considerazioni, le previsioni per il 2019, tenendo conto dello scenario programmatico, sono: nel Mezzogiorno -0,06 di Pil programmatico, nel Centro-Nord +0,27. “Il quadro di profonda incertezza pesa sul Mezzogiorno – prosegue – dove i margini di intervento delle politiche per la sostenibilità finanziaria appaiono assai ristretti, in assenza di un deciso rilancio degli investimenti, gli unici capaci di attivare un moltiplicatore in grado di accelerare il tasso di crescita. Colpisce, in questo quadro, la mancanza di una strategia specifica per il Mezzogiorno, proprio nell’anno in cui abbiamo salutato come una novità positiva l’attenzione dedicata dal Country Report della Commissione europea alla priorità di intervento sulla coesione economica, sociale e territorialeCon riferimento agli investimenti privati, “che negli scorsi anni avevano compensato il declino degli investimenti pubblici, consentendo al Mezzogiorno di riprendere un cammino di crescita, il Def non fornisce alcuna indicazione sulla proroga del credito di imposta per gli investimenti nelle otto regioni meridionali, il cui positivo impatto è stato più volte sottolineato dalla Svimez. L’attuazione della clausola del 34%, che comunque non avverrebbe prima dell’esercizio di Bilancio 2020, pur rappresentando una novità positiva, appare dunque assai parziale e incerta”. Secondo lo Svimez nello scenario di rallentamento della domanda mondiale e di indebolimento della domanda interna per consumi e investimenti privati, “solo un massiccio rilancio degli investimenti pubblici, soprattutto nel Mezzogiorno, può attivare un moltiplicatore del tasso di sviluppo in grado di garantire la sostenibilità del quadro finanziario nazionale. Da questo punto di vista, non appare in grado corrispondere al necessario rilancio della domanda interna la previsione di una ‘tassa piatta’ sui redditi da lavoro che, al di là dell’impatto sui conti pubblici, avrebbe una ricaduta territoriale fortemente asimmetrica, a svantaggio del Mezzogiorno, l’area con redditi più bassi e dove una politica attiva di sviluppo dovrebbe cercare di attivare il maggior potenziale di crescita”. “Gli scenari alternativi ad oggi più probabili – conclude – aumento dell’Iva (già stimato dalla Svimez) o riduzione della spesa pubblica (attraverso la consueta scorciatoia dei tagli orizzontali) – avrebbero un impatto significativamente maggiore nel Mezzogiorno, insostenibili in un’area che già vive una condizione di emergenza sociale, solo parzialmente mitigata dall’impatto del RdC, e una cittadinanza diseguale nell’accesso a servizi essenziali, che la prospettiva di autonomia differenziata potrebbe ulteriormente aggravare”.

CONFAPI

Siamo preoccupati, poiché il rallentamento economico ha ridisegnato le stime di crescita del prossimo triennio e ha costretto il Governo a rivedere e rallentare la messa in opera di misure che da subito avrebbero potuto dare slancio alla nostra economia”. È quanto dichiara Confapi, l’associazione che raccoglie oltre 83 mila Pmi private italiane, intervenuta oggi in audizione presso le commissioni bilancio di Camera e Senato per esprimere le proprie valutazioni sul Documento di Economia e Finanza 2019. Entrando nel merito del “Decreto crescita” e del decreto “Sblocca cantieri”, “cominciamo con il dire che non vogliamo pensare neanche per l’anno a venire ad aumenti IVA.  Superfluo sottolineare che un aumento dell’imposta “minerebbe” ulteriormente la competitività delle imprese, determinando una contrazione dei consumi e una diminuzione importante della domanda interna, con conseguenze altrettanto negative sull’intero sistema economico produttivo”.

ALLEANZA COOPERATIVE

“Siamo estremamente preoccupati per i numeri di prospettiva di crescita, indebitamento e deficit posti nel triennio di programmazione e nel DEF che prende atto di una situazione ormai statica della crescita. Noi siamo non per il partito del Pil ma per il partito del Bes. Perché anche in tempi in cui il Pil cresceva le diseguaglianze nel Paese sono cresciute tra Nord e Sud, tra centro e periferie, tra territori e citta’”. Lo ha detto Marco Venturelli in rappresentanza di Alleanza cooperative italiane, in audizione davanti alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato sul Documento di economia e finanza 2019 (DEF). Serve, ha aggiunto, “una visione che guardi non solo la crescita quantitativa a infrastrutturale del Paese con grandi e piccole opere ma guardi anche alle reti immateriale del welfare, del digitale e dell’istruzione. Questa e’ la nostra visione che invece nel DEF stenta ad emergere”. Il rappresentate di Alleanza cooperative italiane ha spiegato che invece “abbiamo condiviso un provvedimento come il reddito di cittadinanza: e’ uno strumento che puo’ andare incontro a una fascia di poveri che non può trovare attraverso il lavoro possibilita’ di uscita dall’emarginazione”.

CONFAGRICOLTURA

Nel corso di questa legislatura ”c’è stato un approccio sostanzialmente emergenziale” nei confronti dell’agricoltura. Occorre superare questa logica e pensare ”un piano strategico agricoltura”. Lo afferma Confagricoltura, in audizione nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, impegnate nell’esame del Def. L’associazione propone ”una visione di medio e lungo periodo che riguardi in modo specifico 2 temi: l’internazionalizzazione e gli investimenti”. ”L’internazionalizzazione è, ovviamente, un dato a cui facciamo affidamento da anni: le imprese agricole hanno potuto svilupparsi su questo piano”, osserva Confagricoltura. L’altro elemento ”è dato dalle politiche di investimenti che devono esserci anche per il nostro settore e che sono ritenute da tutti fondamentali per sviluppare e consolidare il nostro sistema economico”. Nel Def, spiega Confagricoltura, ”ci aspettiamo che si esca dalla logia emergenziale per entrare in un percorso e un tragitto di politica economica agricola”. ”Nel nostro Paese -si sottolinea- manca una visione di lungo periodo, che riguarda il settore e il suo legame con i settori vicini”.

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