Scuola. Sindacati e studenti sul piede di guerra contro il progetto di regionalismo differenziato del ministro Bussetti. Manifestazioni il 17 e il 18 novembre

Scuola. Sindacati e studenti sul piede di guerra contro il progetto di regionalismo differenziato del ministro Bussetti. Manifestazioni il 17 e il 18 novembre

‘Regionalizzare’ docenti e presidi come prevederebbe l’autonomia differenziata chiesta dalle Regioni Veneto e Lombardia “potrebbe essere un’opportunità, un modello virtuoso di gestione”: questa la posizione del titolare del Miur, il ministro Marco Bussetti, che ne ha parlato in una intervista sul Corriere della Sera. Ma la proposta non piace affatto ai sindacati, che per fermarla sono pronti a mobilitarsi, poiché vedono da questo passo l’inizio della fine del sistema scolastico nazionale. La novità potrebbe riguardare ben 200 mila cattedre. L’art. 116 della Costituzione prevede la possibilità per le Regioni a statuto ordinario di chiedere maggiori forme e condizioni di autonomia in accordo con il governo. Da tempo Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, in modo diverso, hanno intrapreso il confronto sia con il precedente governo che con l’attuale su una serie di materie concorrenti. Ma le bozze di richiesta di autonomia differenziata, non ancora pubbliche, che verranno presentate al governo dalla Regione Lombardia e dal Veneto per una intesa su ben 23 materie, tra cui l’istruzione, l’università e la ricerca, per i sindacati “sono pericolose per la tenuta del sistema nazionale dei settori della formazione e della conoscenza”.

Sul fronte della Scuola, le due Regioni potrebbero gestire la disciplina delle funzioni e dell’organizzazione degli istituti, la gestione e distribuzione delle dotazioni organiche del personale, disciplinandone il rapporto di lavoro in ruoli regionali con contratti collettivi regionali; disciplinare la composizione delle funzioni degli Organi Collegiali nella Scuola; prevedere il passaggio di tutto o parte del personale dell’Ufficio Scolastico Regionale e degli Uffici Scolastici Territoriali alla Regione. Per l’Università, l’autonomia può incidere sulla richiesta di competenza legislativa e amministrativa, sulla programmazione universitaria, sulla regionalizzazione del fondo ordinario e la definizione di quote premiali, sull’impiego nelle Università di personale a contratto secondo strumenti di diritto privato del lavoro.

“Le emergenze in questo Paese sono legate ai divari territoriali tra nord e sud. Non ci sembra che il diritto all’istruzione possa essere in alcun modo regionalizzato, deve restare nazionale per rafforzare quelle zone del Paese più deboli”, scandisce il segretario Flc Cgil Francesco Sinopoli. Sulla stessa linea la segretaria generale Cisl, Annamaria Furlan. Critica anche la Gilda, con Rino Di Meglio, che ipotizza rischi “sia per quanto riguarda la qualità della didattica, che per gli importi delle retribuzioni. Si avrebbe così una scuola a due velocità che penalizzerebbe ulteriormente le zone più svantaggiate del Paese”. Maddalena Gissi, leader della Cisl Scuola, ricorda che l’istruzione “non è dei partiti, né possiamo pensare che nella scuola ci possano essere docenti afferenti a due sistemi di riferimento diversi”, statale e regionale, e si chiede “cosa pensano di tutto questo i due partiti al governo e i loro leader Salvini e Di Maio, oltre al Pd”. “Preoccupato e contrario” anche Pino Turi, della Uil Scuola. Gli studenti puntano il dito contro il fatto che in legge di Bilancio non ci sia un vero capitolo dedicato a istruzione e ricerca: “è incivile”, dicono, e criticano anche il progetto di regionalizzazione. Per questo annunciano che il 16 e il 17 novembre torneranno in piazza “per chiedere a Bussetti di mettere giù la maschera, e di mostrarsi per quello che è: un burocrate leghista che vede l’istruzione come un fondo cassa per gli altri provvedimenti del suo governo”.

“Ogni ragazza o ragazzo, ogni giovane che frequenti il sistema di istruzione pubblico del nostro Paese, ha diritto ad avere docenti e personale qualificato e selezionato a livello nazionale, titolare di uguali diritti e doveri. E’ un principio fondamentale in ogni buon sistema di istruzione pubblico. Così come è fondamentale avere trasferimenti in rapporto ai costi e ai fabbisogni standard da fissare ed erogare in maniera uguale su tutto il territorio nazionale”, afferma Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, commentando l’ipotesi di ‘regionalizzazione’ dei docenti rilanciata in un’intervista dal ministro dell’Istruzione Marco Bussetti. “Come e più che in altre materie – aggiunge Camusso – la scuola non può diventare oggetto di una furia elettorale e ideologica che all’insegna del campanilismo rischia di sfasciare un sistema scolastico che, nonostante i suoi tanti difetti, è ancora un apprezzato e valido strumento di formazione e unità del Paese”.

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