SalviMaio, due vicepremier in uno. Conte in sottofondo. L’Italia va male, al ribasso le stime di crescita. E loro sfidano l’Europa: “Non siamo di quelli che vanno con il cappello in mano”. La Ue parla di una “farsa”

SalviMaio, due vicepremier in uno. Conte in sottofondo. L’Italia va male, al ribasso le stime di crescita. E loro sfidano l’Europa: “Non siamo di quelli che vanno con il cappello in mano”. La Ue parla di una “farsa”

“Secondo l’Europa il veto del governo italiano sul bilancio e sui contributi netti è una farsa. Questo la dice lunga sulla considerazione che hanno del nostro Paese. Evidentemente sono abituati a premier e ministri italiani che vanno a Bruxelles con il cappello in mano”. Questa del “cappello in mano” l’abbiamo sentita  più volte. Ci sembra fuori luogo in particolare nel momento in cui dell’Europa abbiamo bisogno. Dopo i dati negativi resi noti da Moody’s che ha rivisto al ribasso le sue stime di crescita del Pil italiano dall’1,5% all’1,2% per quest’anno e dall’1,2% all’1,1% per il 2019 arriva l’Ocse secondo cui l’Italia è l’unico Paese del G7 che nel secondo trimestre dell’anno ha registrato un rallentamento della crescita. Tra aprile e giugno 2018 la crescita dell’area delle maggiori economie mondiali è stata dello 0,6% contro lo 0,5% del primo trimestre. L’accelerazione si è sentita negli Usa, con un balzo dallo 0,5% all’1%, in Giappone (+0,5% da 0,2%). In Germania (+0,5% da 0,4%) e nel Regno Unito (+0,4% da +0,2%). Il Pil è stato stabile in Francia (+0,2%), mentre in Italia ha rallentato da +0,3% a +0,2%. Torniamo così al “cappello in mano”. Non ci sembra proprio il caso di far mostra  di arroganza di fronte alla Ue. Salvini ne fa largo uso, nei comizi, nelle dichiarazioni pressoché giornaliere, suggeritegli dal suo staff comunicazione, nei tweet con i quali invade le redazioni dei giornali, per non parlare di facebook. Il cappello in mano ci ricorda i contadini che si presentavano dal padrone il quale provvedeva alle elargizioni se il raccolto, la vendemmia, i lavori dei campi erano andati bene. Per il Salvini, il cui vocabolario è molto limitato, la dialettica, il succo della politica, il confronto con chi noni la pensa come te, sono una perdita di tempo.  Assomiglia sempre più  a una Le Pen.

Per il capo della Lega,  Orban, leader ungherese, razzista, è il personaggio ideale

Il suo personaggio ideale lo vedrà martedì, un razzista, xenofobo, si chiama Orban, il capo del gruppo di Visegrad, il leader dell’Ungheria, che vede i migranti come il fumo negli occhi, che non conosce le parole “accoglienza”, “profughi”. Questa volta “il cappello in mano” non è stato usato dal Salvini ma dal suo partner, vicepremier e ministro italico, il Di Maio appunto che proprio mentre il collega si appresta a rendere omaggio  all’Orban,  dà luogo ad una esibizione, diciamo muscolare, nei confronti della Ue. Ora, sia chiaro, critiche alla politica della Commissione se ne possono fare a iosa. Ma i tipi come i Salvini, i Di Maio, non hanno i mezzi, politici e culturali, per aprire un reale dibattito sul futuro della Ue. Ai due si aggiunge   colui cui è stata affidata dalla Lega e da M5S la gestione del “contratto” siglato dai due gruppi, ci riferiamo a Conte, anche lui uno che non si presenta con il cappello in mano. Anzi, fa da apripista, forte anche della sua laurea e della professione di avvocato, ai due vice, che sono un unicum. Di Maio, che non conosce i meccanismi di funzionamento, le regole della Ue, per far capire che lui non è di quelli che si presentano con il cappello in mano sbotta: se i Paesi della Ue non ci danno una mano nella accoglienza dei migranti, noi non paghiamo il contributo che è di circa venti miliardi annui, la linfa per l’Unione. Che ci sia un problema europeo che si chiama accoglienza di chi fugge da guerre, miseria, campi di concentramento come quelli libici, è innegabile. Ma si tratta di una battaglia politica, culturale, prendendo atto che la migrazione è un fenomeno che non si fermerà, che va governato. E non si governa, vedi la vicenda dei migranti della “Diciotti”,  seguendo le “idee”, si fa per dire del Salvini. Si prendono solo schiaffi in faccia, basta leggere i quotidiani che circolano in Europa e anche negli Usa, molto più “liberi” di quelli italiani.

Il Commissario Ue al Bilancio fa i conti e “corregge” i numeri dati dal governo gialloverde

A SalviMaio, sono sempre più un tutt’uno, alle guasconate di Conte, risponde il Commissario europeo al Bilancio, Guenther Oettinger. Smonta ancora una volta la cifra di 20 miliardi che l’Italia sborserebbe come contributo alla Ue. Il primo a parlarne è stato il vicepremier pentastellato. Il Commissario smentisce  categoricamente, parla di una “farsa”. “Dobbiamo correggere le cifre”, ha spiegato Oettinger, “non sono 20 miliardi di euro l’anno. L’Italia contribuisce con 14, 15, 16 miliardi in un anno. Se si tiene in conto ciò che ottiene dal bilancio Ue, il risultato è un contributo netto di 3 miliardi l’anno”, ha rimarcato il commissario. I dati resi noti dall’Europarlamento dicono che nel 2016 l’Italia ha contribuito con 13,94 miliardi al bilancio europeo e raccolto, per conto dell’Ue, 2,23 miliardi in dazi doganali da cui ha il diritto di trattenere il 20% per spese amministrative. Di contro, Bruxelles ha riversato sull’Italia 11,59 miliardi per lo più alle voci di agricoltura e con i fondi regionali strutturali e di coesione.  I magistrati della nostra Corte dei Conti hanno fatto presente quanto siano incalcolabili alcuni benefici derivanti dalla partecipazione all’Ue del nostro Paese, a cominciare da “una stabilità finanziaria che da soli difficilmente ci potremmo garantire”. E  fondi Ue  – prosegue Oettinger – vanno ai “programmi di coesione, ricerca e infrastrutture, per esempio al tunnel di base del Brennero” in quanto gli stati membri “sono in ultimo i beneficiari della politica di bilancio europea”.

Merkel:  finanziamento del bilancio europeo ratificato dai trattati. Vale per tutti

Sulla minaccia avanzata per primo da Conte di mettere il veto al bilancio Ue 2021-2027 si limita a dire: “Prendiamo nota di questo, ma non abbiamo intenzione di reagire su base quotidiana. Se lo facessimo, avremmo molto lavoro da fare”. Sulla questione migratoria la Commissione “fa tutto ciò che può in termini di strumenti, risorse e denaro per sostenere l’Italia” e deve essere considerata un “partner” dal governo di Roma. La risposta del Di Maio, stile Salvini, è quella del “cappello in mano”. Dice la sua anche Angela Merkel il cui portavoce afferma che il finanziamento del bilancio europeo “è stato ratificato nei Trattati europei. E vale per tutti”. Domani è un altro giorno. Salvini sarà in buona compagnia, quella  dell’Orban. Di Maio si consola. Non si tratta di un incontro a livello di governo, ma di un incontro politico. Davvero un genio questo vicepremier. Verrebbe da dire che se non c’era bisognava inventarlo. Con il cappello in mano, magari pensando all’aggiustamento del documento di Economia e Finanza e poi al Bilancio per il 2019, quando i nodi verranno al pettine. E non sarà sufficiente un cappello per nasconderli.

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