Dati Istat: un italiano su tre a rischio povertà. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Fallisce la politica renziana. “Liberi e uguali”: diseguaglianze emergenza del Paese. Federconsumatori: investimenti per il lavoro

Dati Istat: un italiano su tre a rischio povertà. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Fallisce la politica renziana. “Liberi e uguali”: diseguaglianze emergenza del Paese. Federconsumatori: investimenti per il lavoro

Quando abbiamo letto che il reddito delle famiglie italiane, dati Istat, era appena sotto i 30 mila euro, circa 2500 euro al mese, così i titoli di alcuni quotidiani online, abbiamo recitato un silenzioso mea culpa, noi che siamo ormai abbonati a fornire un quadro della situazione economica e sociale a tinte fosche. Non solo, nell’era renziana, sempre Istat ce lo dice, il reddito è cresciuto dell’1,85% in termini nominali e dell’1,7% rispetto al potere d’acquisto. Allora avevano ragione Renzi Matteo, Padoan, Poletti, Gentiloni, arrivato buon ultimo, ma ha imparato presto a vedere rosa, inneggiavano alla ripresa, un milione di posti di lavoro in più, quindi redditi, salari in grande spolvero, consumi che crescono, vacanze per tutti, spese pazze per Natale. Con 2500 euro al mese ce n’era e ce ne avanza.

Abbiamo proseguito nella lettura perché ormai siamo abituati al bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto. E come al solito, abbiamo scoperto che è quasi vuoto, siamo quasi al fondo. La crescita del reddito vale per un quinto più ricco della popolazione, una fascia alta dei redditi da lavoro autonomo, che diventa sempre più ricco, quello più povero sempre più povero. Al 20% dei meno abbienti va poco più del 6% del reddito totale, un italiano su tre  è a rischio povertà. Rispetto al 2015 si registra un netto peggioramento: la quota è infatti passata dal 28,7% al 30%. Solo metà delle famiglie può contare su un reddito di circa 2000 euro al mese. Proseguiamo nella lettura dei dati Istat che parlano di crescita delle diseguaglianze, una “bomba sociale”, il rischio di povertà ed esclusione sociale riguarda  18.136.663 di persone. Chi risiede al Sud e nelle Isole ricade più spesso nel primo quinto più a rischio (33,2%), rispetto a chi vive al Centro (15,8%) e nelle aree geografiche del Nord-ovest e Nord-est (13,2% e 10,1%). Le famiglie più ricche  si trovano al Nord (oltre il 26%), ma anche nel Centro (22,8%), per calare poi bruscamente nel Mezzogiorno (10%). Ed è chi vive in nuclei numerosi, con tre o più figli, a riempire il quinto più povero della popolazione (36,5%). Per quanto riguarda le famiglie straniere il 36% rientra nella fascia dei più poveri.  Meglio di noi stanno ben venti paesi europei.

Fratoianni: continua a crescere l’area della povertà

A commento dei dati le prime dichiarazioni di esponenti delle forze politiche e sociali. Entra in campo la lista “Liberi e uguali”, capeggiata da Piero Grasso, con Nicola Fratoianni, il quale sottolinea che i dati Istat confermano “quello che avevamo intuito e che avevamo denunciato, nonostante dal Pd ci avessero definito gufi e rosiconi”. Prosegue Fratoianni: “La verità è che anche quando aumentano i redditi degli italiani, anche quando la ripresa dà qualche segno in positivo, questa crescita si distribuisce in modo ineguale. Crescono in Italia le diseguaglianze, è questa la vera emergenza del Paese. Continua a crescere l’area della povertà. Così non si può andare avanti, occorre invertire le politiche, servono misure forti, decise per battere le diseguaglianze. Occorre mettere in campo   politiche, finora negate, di redistribuzione radicale della ricchezza”. Sulla stessa lunghezza d’onda dichiarazioni di esponenti di Dem e di Possibile della lista “Liberi e uguali”.

Viafora (Federconsumatori): urgente una redistribuzione dei redditi

Scende in campo anche Federconsumatori con il presidente Emilio Viafora il quale sottolinea che dallo scenario disegnato da Istat “emerge chiaramente quanto sia necessario ed urgente, per il Paese, avviare una redistribuzione dei redditi in grado di colmare i forti divari esistenti. Le misure di contrasto alla povertà devono essere accompagnate da politiche di welfare efficaci, oltre che da azioni mirate ad incrementare l’inclusione nel mondo del lavoro”. “La disoccupazione – prosegue Viafora – rappresenta uno dei fattori decisivi nella determinazione della condizione di povertà, anche se, purtroppo, non è l’unico. La mancanza di occasioni lavorative, soprattutto per i giovani, o le loro condizioni precarie, stanno comportando un crescente impoverimento”. “È per questo che si rende sempre più urgente un’azione determinata del Governo, affinché dia risposte concrete ed immediate, in termini di opportunità e prospettive di crescita. Il primo passo in questa direzione –  conclude Viafora – è l’avvio di un piano strategico per il rilancio dell’occupazione, attraverso investimenti per la crescita e lo sviluppo, nonché attuando un taglio delle tasse sul lavoro”.

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