Il discorso di Jeremy Corbyn, leader del Partito Laburista, alla Conferenza Europe Together indetta dal gruppo Socialisti e democratici al Parlamento Europeo il 19 ottobre scorso. “Abbiamo vinto grazie all’entusiasmo dei socialisti del XXI secolo”

Il discorso di Jeremy Corbyn, leader del Partito Laburista, alla Conferenza Europe Together indetta dal gruppo Socialisti e democratici al Parlamento Europeo il 19 ottobre scorso. “Abbiamo vinto grazie all’entusiasmo dei socialisti del XXI secolo”

Lo scorso 19 ottobre, su invito del Gruppo parlamentare europeo dei Socialisti e Democratici, Jeremy Corbyn ha tenuto l’ultimo e appassionato intervento della Conferenza Together Europe. Abbiamo tradotto ampi stralci di questo suo intervento, che trasuda entusiasmo per il nuovo socialismo radicale del XXI secolo.

Fin dalla crisi finanziaria abbiamo vissuto anni di austerità in tutta Europa. Una scelta politica, prefigurata da un’ideologia che ha paralizzato molte parti delle nostre economie, ha incoraggiato lo smantellamento dei servizi pubblici e la riduzione di salari e modelli di vita. In molti Paesi, il welfare e la sicurezza sociale sono stati colpiti dalla forza di quell’agenda di austerità, assumendo come bersagli i più poveri della nostra società. Nello stesso tempo, la necessità di investimenti su larga scala e pubblici è stata nient’altro che abbandonata quando il dogma neoliberista ha permesso a molti asset pubblici preziosi di essere svenduti per beneficiare i pochi a spese dei molti. Oltre i confini dell’Europa abbiamo visto guerre e cambiamenti climatici che inducono spostamenti di massa di popoli e migrazioni forzate; una crisi dei rifugiati su una scala mai vista dalla seconda guerra mondiale, spezzando comunità e famiglie. Tutto ciò in uno scenario in cui il nostro mondo sta ricadendo nella minaccia del conflitto globale; spronato dall’egoismo nazionale e dall’ambizione neo-imperialista. E in cui i diritti umani e democratici – compresa la libertà di espressione – vengono messi sempre più sotto pressione ai nostri confini ma anche all’interno dei confini dell’Unione Europea. Sono queste le sfide che affrontiamo, ed è questa la gente che rappresentiamo.

Un sistema capitalistico e neoliberista che sta fallendo

Per milioni di persone nel nostro continente l’attuale sistema sta fallendo. E sta fallendo nel creare occupazione sicura. Sta fallendo nell’accrescimento della qualità della vita. E sta fallendo nel garantire un futuro di certezza e sicurezza. Invece di considerare il sistema attuale e la panacea a lungo promessa dei mercati deregolati come la soluzione ai loro problemi, i popoli d’Europa li considerano quali cause dei loro problemi. Nessuno ha più fede nel fatto che la globalizzazione possa portare un futuro di prosperità e di sicurezza, o che la “solita” politica ridurrà la rampante crescita della diseguaglianza. I giovani sono arrabbiati perché sono stati costretti a indebitarsi e alla insicurezza. E per me è chiaro che le persone, di tutte le età, provenienze culturali e comunità, vogliono cambiare. Tuttavia, la crisi economica e l’imposizione di un’austerità fallimentare, le persone che rappresentiamo troppo spesso non hanno associato la sinistra e il più ampio arco dei progressisti con il cambiamento voluto. Hanno invece testimoniato il contrario. Abbiamo visto i movimenti della destra nazionalista e razzista raccogliere i frutti di un sistema fratturato. E per molte di quelle persone che si sentono arrabbiate, tenute nascoste e lasciate indietro, le voci di quelli dell’estrema destra sembrano spesso più radicali di quelle della sinistra.

Gli errori della sinistra, che non è diventata egemone. Concentrata a difendere lo status quo

Per troppo tempo le voci più prominenti del nostro movimento non si sono fatte sentire; troppo concentrate a difendere lo status quo e l’ordine stabilito nel tentativo disperato di difendere e proteggere ciò che è considerato il terreno principale della politica, per poi scoprire che quel terreno principale è cambiato – o che non era mai dove le elites affermavano che fosse, al primo posto. Da Donald Trump negli Stati Uniti a Marine Le Pen in Francia allo UKIP in Gran Bretagna fino alla crescita sorprendente dell’estrema destra ovunque in Europa, e più recentemente perfino in Austria, il nostro sistema fratturato ha fornito il terreno fertile per la crescita di politiche nazionaliste e xenofobe. Ora, noi tutti sappiamo che le loro politiche di odio e di divisioni non sono la risposta. Ma fino a quando noi non offriremo un’alternativa radicale e chiara di soluzioni credibili ai problemi che le persone affrontano; fino a quando non offriremo la possibilità di cambiare il sistema fratturato; fino a quando non offriremo speranza per un futuro più giusto e prosperoso riusciremo a contrastare con efficacia il percorso dell’estrema destra nelle nostre comunità e il suo messaggio di paura e divisione che diventa abituale nel nostro discorso politico.

I socialisti europei: un’alternativa radicale per il XXI secolo

Possiamo offrire un’alternativa radicale. Abbiamo le idee per rendere le politiche progressiste la forza dominante di questo secolo. Ma se non rimettiamo in piedi il nostro messaggio, se non torniamo ad elevare le nostre convinzioni principali e se non rappresentiamo il cambiamento, allora saremo in difficoltà e immobili. Intanto, per cominciare, il modello economico neoliberista si è frantumato, non funziona per la gran parte delle persone. Ineguaglianze e basse tasse per i più ricchi feriscono la nostra gente e danneggiano l’economia, perfino il Fondo Monetario Internazionale lo riconosce. È per questo che il nostro pensiero deve diventare la nuova egemonia, in modo che possiamo sviluppare nuovo consenso su come gestire l’economia per molti e non per pochi. Il che significa, per i creatori della ricchezza reale – ovvero, tutti noi – e non per coloro che approfittano della ricchezza. Dobbiamo costruire un’economia adatta al XXI secolo con lo stato democratico al suo centro, che non abbia timore di agire quando qualcosa è sbagliata. Ma anche prefigurare e guidare innovazione e investimenti nelle tecnologie all’avanguardia del futuro. Questo nuovo consenso include non solo le regole ma anche nuove forme di proprietà pubblica, cooperativa e sociale – per troppo tempo radicate nella politica dell’establishment europeo. Sarebbe dovere di un governo assicurarsi che le regole tengano il passo con un mondo in continuo mutamento e da troppo tempo sono stati ignorati interventi regolatori sulle condizioni di lavoro e sugli standard occupazionali in tutta Europa – avendo consentito di tenere bassi i redditi e di alimentare il risentimento dei tanti lasciati indietro e dimenticati dal sistema esistente. Non possiamo continuare a fare questi errori. La tecnologia dell’epoca digitale ci offre l’opportunità di rafforzare i lavoratori e di cooperare su una scala non possibile prima. Invece, essa ha fatto in modo che emergesse una forma di capitalismo ancora più sfruttatore. Si guardi Uber, Deliveroo, Amazon e altri. Le piattaforme che queste aziende usano sono le tecnologie del future. Troppo spesso il loro modello aziendale non dipende dal vantaggio tecnologico, ma dalla istituzione di un efficace monopoli nel mercato, usandolo per ridurre salari e condizioni di lavoro.

I socialisti europei: accettare le sfide della modernità, ma ripensare in modo radicale lo sviluppo e le economie

I socialisti devono accettare questa sfida e ripensare in modo radicale come riconfigurare lo sviluppo delle economie e delle società per le prossime generazioni. Usare la potenza della nuova tecnologia per fare in modo che l’economia funzioni per i molti e non per i pochi. E mentre la recessione economica continua, non dobbiamo mai dimenticare le nostre responsabilità nell’affrontare il cambiamento climatico e trovare le soluzioni all’impatto del riscaldamento globale. È una vergogna che il presidente americano voglia uscire dall’Accordo di Parigi sul Cambiamento climatico mentre il futuro del pianeta è in gioco. Noi socialisti dovremmo essere la voce più potente nel condannare questi atti miopi e potenzialmente catastrofici. Dobbiamo pensare collettivamente anche a come ci occupiamo delle altre sfide globali. Mai come oggi è stato così importante riconsiderare il nostro impegno per la Carta dell’Onu, il cui articolo 3 afferma: “sviluppare la cooperazione internazionale nella soluzione dei problemi internazionali”. Con le sfide che stiamo affrontando, della proliferazione nucleare, delle crisi umanitarie in Siria, Yemen, dei Rohingya in Myanmar, è ancora più necessaria un’agenda globale guidata dai principi socialisti. Sia che si tratta della belligeranza e della provocazione di Trump, sia che si tratti di Kim Jong-un, ciò che è evidentemente essenziale è il dialogo calmo, razionale e la cooperazione. In tutto il mondo il nostro movimento deve giocare un ruolo di impulso allo sviluppo, di rafforzamento delle donne e di riunificazione delle comunità in un contesto di reazioni aggressive contro le donne e di machismo. Dobbiamo essere noi la voce della diplomazia e della pace.

Mentre l’Europa continua ad essere trascinata in una continua crisi della migrazione e dei rifugiati, tutti i socialisti devono raccogliersi a sostegno di una risposta umana e collettiva. Non importa quanto difficile possa sembrarlo talvolta, ma dev’essere la sinistra che dimostra leadership nella crisi dei rifugiati. Ci sono ancora popoli nel Mediterraneo che fuggono dalla guerra e dalla persecuzion. Molti dal Nord Africa, e tanti dal Medio Oriente. Abbiamo bisogno di un approccio progressista e coerente. Ciò include un sistema leale di condivisione del peso dei migranti e percorsi legali di ammissione. I Paesi da soli non si possono lasciare da soli a risolvere questa crisi. Vorrei così rendere omaggio all’opera straordinaria dei movimenti antirazzisti e pacifisti di tutta Europa. Dobbiamo difendere i diritti umani, la democrazia e la giustizia sociale entro i nostri confini. L’attacco alla libertà di espressione e contro gli accademici in alcune parti d’Europa non può più essere tollerato.

L’Europa ha dato i natali all’Illuminismo e alla democrazia, al movimento operaio e al socialismo. Ma anche al fascismo e allo sfruttamento. I socialisti devono lottare per la grande tradizione europea

L’Europa è il luogo natale dell’Illuminismo, della democrazia, del movimento operaio e del socialismo, ma anche la culla del colonialismo razzista, del fascismo, del mercato degli schiavi e dei crimini più orrendi nella storia umana. La lotta per la parte migliore dell’Europa e delle sue tradizioni progressiste contro quell’altra eredità dev’essere vigile e instancabile. Non dimentichiamo che queste libertà sono essenziali per tutti noi. Dobbiamo essere sempre fieri di sostenere queste lotte quando avvengono al di là dell’Unione europea. E dobbiamo essere doppiamente determinati a lottare contro gli abusi quando avvengono entro i nostri confini. Infine, molti commentatori dell’establishment sono stati determinate nello scrivere che la sinistra è sconfitta. In Gran Bretagna ci dicevano che non avevamo alcuna chance e sebbene le elezioni non le abbiamo vinte, abbiamo dimostrato a tutti i critici che si sbagliavano, portando i laburisti all’aumento di voti più elevato dal 1945, privando i conservatori della loro maggioranza. Abbiamo dimostrato che con una combinazione di entusiasmo in una campagna porta a porta e l’uso di social media è possibile mobilitare milioni di persone su un’agenda radicale, trasformativa, socialista.

È possibile vincere nel dibattito politico se il nostro messaggio è netto, e il nostro messaggio è radicale. Se ascoltiamo ciò che la maggioranza davvero vuole, dimostreremo che le elites sbagliano, che noi in questo movimento abbiamo l’entusiasmo, le capacità e le idee per cambiare questo mondo. Ma so che possiamo farlo solo quando lavoriamo assieme, sia quando siamo nei nostri stati che nell’intero globo.

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