Vimercate. Quattro giovanissime studentesse ricattate e violentate sessualmente durante uno stage di alternanza scuola-lavoro, che ora è sotto accusa

Vimercate. Quattro giovanissime studentesse ricattate e violentate sessualmente durante uno stage di alternanza scuola-lavoro, che ora è sotto accusa

La Polizia di Stato ha arrestato per violenza sessuale un uomo di 54 anni, titolare di due centri estetici nella zona di Vimercate, in provincia di Monza e della Brianza. Le indagini del Commissariato di Monza sono iniziate lo scorso febbraio su segnalazione degli operatori di un consultorio familiare, che avevano raccolto le confidenze di una minore di 15 anni sulle molestie e gli abusi sessuali subiti dal titolare del centro massaggi dove svolgeva uno stage nel periodo di alternanza scuola-lavoro, previsto dal proprio corso di studi da estetista. Anche altre ragazze avevano preso parte agli stage nei due centri estetici di proprietà dell’arrestato: le vittime accertate sono in tutto quattro, tutte di età compresa tra i 15 e i 17 anni. “L’indagine, condotta anche con l’utilizzo di intercettazioni telefoniche ed ambientali – scrive la Questura di Milano -, ha permesso di mettere in evidenza le violenze perpetrate dal titolare, avvenute all’interno delle strutture, nei confronti delle ragazze che si trovavano in una situazione di totale soggezione psicologica”, perché “temevano ritorsioni sulle valutazioni negative in merito allo svolgimento del loro periodo di lavoro, utile per le loro sorti scolastiche”.

Il fallimento della legge renziana sulla scuola. La vicenda lombarda è solo la punta di un gigantesco e drammatico iceberg che si chiama alternanza scuola-lavoro

Naturalmente la drammatica vicenda, che ha colpito 4 giovanissime donne nel momento più alto e pericoloso della loro vulnerabilità, piegandosi all’ignobile ricatto sessuale del titolare del centro estetico, ha riaperto finalmente il dibattito sulla qualità dell’alternanza scuola-lavoro, prevista dalla famigerata e pessima legge renziana, numero 107 del 2017, che il segretario Pd aveva battezzato demagogicamente la Buona scuola, e che invece tanti danni ha provocato. La legge 107 impone un percorso obbligatorio di 400 ore in tre anni per gli studenti dei professionali e dei tecnici, mentre di 200 ore per i gli studenti dei licei. Non solo. Dal prossimo anno, l’alternanza scuola-lavoro sarà considerata “curriculare”, come l’Italiano o la Matematica, e sarà una materia da esame di maturità. Si parlò, male, dell’alternanza quando la ministra Giannini, l’artefice di questo inutile fardello, presentò i cosiddetti “campioni”, ovvero le grandi aziende che avevano siglato una convenzione col MIUR, e tra queste si scoprì che c’era la McDonald’s, con Banca Intesa e qualche altra azienda non proprio formativa. Sul territorio, l’autonomia scolastica ha fatto il resto, conferendo ai dirigenti scolastici la possibilità di convenzionarsi con enti, associazioni e imprese non facilmente controllabili. Così, in molti casi è accaduto che gli studenti fossero stati costretti a fare fotocopie in qualche Tribunale, oppure a pulire bagni in qualche albergo, o a prestare qualche ora in qualche parrocchia. Niente di veramente educativo, né formativo. Le quattro studentesse che hanno subito l’oltraggio del terribile ricatto sessuale da parte del titolare di un centro estetico di Vimercate, e che hanno avuto il coraggio di denunciarlo, sono solo la punta di un gigantesco iceberg, quello degli abusi nella fase di alternanza scuola-lavoro, che dolorosamente comincia a spuntare dalla propaganda di qualche ministra. “Inammisibile che le nostre ragazze e i nostri ragazzi possano essere oggetto di simili violenze mentre stanno svolgendo un pezzo della loro formazione”, scrive in una nota la ministra Fedeli. La ministra però, invece di chiedersi cosa sia diventata l’alternanza, specifica che la responsabilità nel caso delle quattro studentesse lombarde non è del MIUR, ma della Regione, “poiché si trovavano nell’ambito del corso professionalizzante regionale a cui sono iscritte”. Dalla ministra ci saremmo attesi qualche parola in più sui controlli, sulle convenzioni, sulle regole dell’alternanza, e non un distanziamento burocratico da una vicenda che fa male.

La questione del fallimento sostanziale delle pratiche formative dell’alternanza non sono sfuggite invece alla Flc Cgil, e a Sinistra Italiana, che hanno fatto coincidere solidarietà alle vittime ma anche stigmatizzazione dei limiti dell’applicazione dei progetti di alternanza.

Francesco Sinopoli, segretario Flc Cgil: “è la dimostrazione della deriva in cui rischia di sprofondare l’alternanza scuola-lavoro”

“La vicenda delle ragazze di Monza che hanno subito abusi sessuali durante un’esperienza di alternanza scuola lavoro presso un centro di formazione professionale, testimonia in maniera esemplare la deriva in cui rischia di sprofondare questa attività resa obbligatoria dalla legge 107/15 nell’ambito della scuola secondaria superiore”, scrive Francesco Sinopoli (Flc-Cgil) in una nota. Il segretario continua: “Nonostante le ripetute richieste da parte della FLC CGIL e delle studentesse e degli studenti per un’applicazione graduale dell’alternanza, per l’eliminazione del numero di ore obbligatorie, per l’individuazione di soggetti ospitanti mediante procedure rigorose, continuano a pervenire notizie di abusi nei confronti delle persone in formazione. In molti casi l’attività di alternanza si è trasformata in lavoro nero. Semplici circolari o dichiarazioni della ministra non sono più sufficienti. La FLC CGIL manifesta la sua totale solidarietà e vicinanza alle studentesse vittime degli abusi e chiede che i colpevoli vengano puniti severamente”. “E’ tempo di rimediare ai guasti profondi prodotti dalla legge a partire dalla cancellazione delle norme sulla precisa quantificazione delle ore in alternanza e sulla finalizzazione di tale attività. Chiediamo inoltre – conclude Sinopoli – di rendere operativa la carta dei diritti delle studentesse e degli studenti e che i soggetti ospitanti vengano individuati obbligatoriamente dal registro nazionale delle imprese in alternanza”.

Nicola Fratoianni, segretario Sinistra Italia: “subito riflessione seria su alternanza scuola-lavoro”

“Sull’alternanza scuola-lavoro in Sardegna abbiamo avuto casi di studenti diventati camerieri gratis, in Puglia studenti mandati a distribuire sempre gratis volantini o a pulire bagni o tavoli in un ristorante. Ora da Monza la notizia terribile dell’incubo vissuto da 4 studentesse violentate da un imprenditore durante uno stage. E’ arrivato il momento di fare subito una seria riflessione sul fallimento dell’alternanza scuola-lavoro: siamo di fronte ad una pessima attuazione della pessima riforma della buona scuola, altro che slogan. Il Miur si dia una mossa”, afferma Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana.

Alessia Petraglia, capogruppo SI in Commissione Istruzione Senato: “reato orribile, ancora più grave perché commesso in un percorso formativo”

“La vicenda delle 4 ragazze della Provincia di Monza, oggetto di violenza sessuale da parte del titolare di un centro estetico oltre ad essere un vile atto di reiterata violenza sulle donne, è un ulteriore allarme di quanto sia necessario riflettere su una rivisitazione dell’alternanza scuola-lavoro così come è stata licenziata dalla Legge 107, intanto perché va collegata a pieno titolo alla quotidiana attività didattica della scuola, programmato collegialmente in un calendario scolastico condiviso anche con studenti e famiglie e non assomigliare ad un apprendistato che vede gli studenti turisti in aziende improbabili”, afferma la senatrice di Sinistra Italiana Alessia Petraglia. “Quello che è accaduto alle ragazze e che purtroppo si verifica verso tante donne – continua Alessia Petraglia – è un reato orribile, ancor più grave dato dal fatto che la violenza è accaduto in un percorso formativo. Un momento che al pari degli altri previsti – conclude la senatrice Petraglia – deve essere curato poiché momento di crescita personale e professionale”.

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