Scalfari chiede aiuto ad Aristotele, ci pensa lui a risolvere la crisi italiana e quella dell’Europa. Sale in cattedra Pisapia che ignora l’esistenza della parola sinistra. E sta con chi unisce i suoi voti a quelli del Pd

Scalfari chiede aiuto ad Aristotele, ci pensa lui a risolvere la crisi italiana e quella dell’Europa. Sale in cattedra Pisapia che ignora l’esistenza della parola sinistra. E sta con chi unisce i suoi voti a quelli del Pd

Aristotele aveva già previsto tutto, le dimissioni di Renzi, la crisi del Pd, perché di questo si tratta anche se i renziadi gonfiano il petto e fanno finta di niente, che ha trascinato con sé il centrosinistra con la parola sinistra che è solo un modo di dire. Non solo, aveva previsto anche come risolvere la crisi che riguarda anche l’Europa. Ce lo racconta Eugenio Scalfari che in una delle sue lenzuolate domenicali quando impartisce di volta in volta lezioni di filosofia, storia, letteratura, scienza, economia, dottrina politica, ci racconta della sua amicizia con Mattarella, Draghi, papa Francesco. Certo non rivela cosa si dicono nei colloqui, frequenti, ma lo fa capire. Non contento di risolvere la crisi italiana vuole dare una mano, o meglio un consiglio, anche a proposito delle difficoltà che travagliano l’Unione Europea. È tutto molto facile a suo dire. C’è il Pd che resta l’asse portante del centrosinistra. Ma stante la legge elettorale che prima o poi dovrà essere approvata dal Parlamento, il Pd da solo non arriverebbe mai a quel 40% che serve per ottenere il premio di maggioranza. Comunque, quaranta o non quaranta, ci vuole una maggioranza certa. Scalfari prende a base il sondaggio “molto curato”, dice, di Ilvo Diamanti. Ci mancherebbe che Repubblica pubblichi un sondaggio non curato. Ma lasciamo perdere. Risulta che i 5Stelle sono due punti avanti al Pd.  È quasi certo, afferma, che gli ex dissidenti del Pd, leggi Movimento Democratici e progressisti, ma il fondatore del quotidiano evita di fare questo nome, non si sa perché, valgono un 4%. Se si alleano con il Pd, “è molto probabile”, scrive, che l’alleanza si troverebbe due punti sopra  ai 5Stelle. Il gioco è fatto? Manco per sogno perché “tutti gli altri gruppi della sinistra arrivano al 10%”.

Il  sondaggio di Diamanti alla base dei ragionamenti del fondatore di Repubblica

Ci permettiamo di correggere Scalfari e di indicare quali forze politiche dovrebbero mettersi insieme al Pd.  Il sondaggio di Diamanti indica l’Mdp al 4,5%, Sinistra Italiana e altri di sinistra al 4,3, Campo progressista, leggi Pisapia, ampiamente “sponsorizzato” dal quotidiano di De Benedetti, al 2,0. In realtà, per Scalfari, che questa volta non lo cita mai, il jolly è Pisapia. Campo progressista si riunirà a Roma sabato prossimo, il battesimo “ufficiale”, ed è la pedina che può diventare un’arma di pressione nei confronti di Mdp, non solo per una alleanza elettorale ma per il ritorno, insieme, a ricostruire il centrosinistra, con Renzi probabile vincitore delle primarie, che torna a tenere il banco, a dare le carte. Ma l’ipotesi scalfariana non si ferma all’Italia. Il nuovo centrosinistra “rappresenterebbe – scrive – un notevole passo avanti della nostra Patria italiana ed europea. Europa unita, sinistra unita e forte in un continente diventato Stato. Seguiamo dunque il Manifesto di Spinelli, la politica economica di Mario Draghi e quella valoriale di Veltroni. E – udite udite miei poveri lettori – l’insegnamento di Aristotele: lo stato europeo da costruire, il potere delle clientele paramafiose da distruggere, questo – conclude Scalfari – è il risultato che mi piace sognare”. Verrebbe da dire che il risveglio, ci creda, sarà brusco. E non ce ne voglia. A noi fa piacere che nel mitologico Olimpo venga inserito anche Veltroni, pensiamo già da tanto tempo ci sia anche Aristotele, ma abbiamo una curiosità. A che si riferisce Scalfari quando parla di “politica valoriale”? Forse al discorso pronunciato da Veltroni al Lingotto, alla nascita del Pd, alla unificazione fra Ds e Margherita?

Perché Renzi apre la  sua campagna elettorale proprio al Lingotto

Non è un caso che sia proprio Renzi ad aprire la sua campagna elettorale tornando al Lingotto, là dove nasce un partito che è destinato a perdere nel tempo ogni connotato di sinistra, anche di centrosinistra, trasformandosi in PdR. Non lo diciamo noi, lo dicono coloro che lo hanno abbandonato ed hanno dato vita a Mdp insieme a  parte di esponenti di Sinistra italiana che al recente congresso hanno lasciato il partito. Dimenticavamo che della partita fa parte Campo progressista, visto che anche Pisapia dice che il suo movimento sarà alleato con chi opera per ricostruire il centrosinistra. In una intervista pubblicata dal Corriere della sera non si capisce cosa intenda per centrosinistra. Anzi, non lo dice proprio. Non usa mai la parola sinistra, anche Veltroni al Lingotto non la usò molto, se non per criticarla e sostenne perfino che risolvere la crisi economica “non è né di destra né di sinistra”.  Il titolo dell’intervista è tutto un programma. “Insieme al Pd o ai fuoriusciti? Solo con chi unisce il centrosinistra”. Renzi in primo luogo perché senza i voti del Pd di cui lui, è certo, sarà confermato segretario e candidato premier, non esiste centrosinistra. Non solo, ma Pisapia intende unire su cosa, quale programma, quale progetto, non c’è una parola. Dice il Pisapia che fra la gente “c’è disorientamento per la divisione fra persone che hanno gli stessi valori”. Ma forse non hanno gli stessi valori visto che hanno lasciato il Pd renziano. Non gli passa neppure per la testa. Insiste, dice che il suo progetto “non è un nuovo partito ma un soggetto nuovo”, aperto al “civismo, all’ambientalismo, all’associazionismo”, parla di “bene comune”. Ovvietà, non troverai mai uno che vuole fondare un nuovo soggetto in nome del “male comune”. Poi indica le cose che può fare il governo Gentiloni, dimentica guarda caso i referendum della Cgil, abolizione dei voucher e tutela dei lavoratori degli appalti, magari poteva dire anche qualcosina sul jobs act. Mica tanto, qualcosa, ripetiamo. Infine fa sapere che “chiama a raccolta esperienze progressiste, democratiche, ecologiste, civiche”. Che non si negano a nessuno. Infine per quanto riguarda il sì al referendum costituzionale, una batosta anche per lui che ha sostenuto a spada tratta l’avventura di Renzi, dice che lui non ha mai votato “contro, ma sempre per”. Aristotele pensaci tu. Anche Cavour che, lo dimenticavamo, viene evocato da Scalfari.

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