Lettera aperta a Gianni Cuperlo. La politica del non voto, scelta ambigua, un favore fatto a Renzi. Sulla “buona scuola” solo il no aveva senso

Lettera aperta a Gianni Cuperlo. La politica del non voto, scelta ambigua, un favore fatto a Renzi. Sulla “buona scuola” solo il no aveva senso

Abbiamo atteso alcuni giorni per scrivere questa lettera aperta a Gianni Cuperlo, leader di Sinistradem, una delle aree di minoranza del Pd. Abbiamo cercato di capire le ragioni per cui il “non voto”, ovvero l’uscita dall’Aula parlamentare, sembra diventato il modo scelto dalle minoranza dei democrat per dare sostanza, giustificare la permanenza nel partito,  mentre altri se ne sono andati, da Stefano Fassina a Pippo Civati, i quali sono intenzionati a dar vita ad un nuovo soggetto politico, di sinistra, di governo, che nasca dal basso, nel territorio, nei luoghi di lavoro, non ripeta gli errori del passato. Anche Sel si sta muovendo in questa direzione, annunciando per ottobre non lo scioglimento, ma un nuovo simbolo, un nuovo nome per portare testimonianza, dice Vendola, in  un soggetto unitario della sinistra. Rispondendo nella sua rubrica ai lettori dell’Unità, perché non erano sufficienti le comparsate del premier su tutto quanto è disponibile nei media, con l’arroganza che gli è nota, Renzi afferma: “Fassina non può pretendere di riscrivere la storia”. Non crediamo che Fassina abbia questa pretese, forse vuole un’Italia migliore, diversa, dove i diritti dei lavoratori, per dirne una, non sono calpestati da una legge brutale, odiosa come il Jobs act. “Il Pd – dice Renzi – invece può scrivere una pagina di storia. Lo faremo anche senza di lui.”

Tante iniziative per cambiare leggi volute da Renzi, a partire dal Jobs act, ma nessuna ha avuto successo

Sappiamo bene, caro Gianni, che tu come un’altra minoranza guidata dall’ex capogruppo alla Camera, Roberto Speranza, area Bersani e altri, ritieni che la battaglia vada condotta dentro il Pd. Una intenzione che non spetta a un giornalista di contestare. Ma leggendo la tua dichiarazione del perché hai preferito scegliere la strada del non voto mi vengono a mente tante iniziative, condotte con spirito battagliero per “correggere” leggi presentate dal governo, posizioni politiche non degne di un governo di centrosinistra e di un partito, che ha fra i fondatori forze della sinistra storica, a partire dai comunisti italiani. Tante iniziative finite tutte in sconfitte. Renzi Matteo non ha accolto alcune delle vostre proposte, quelle significative, non qualche aggiustamento. Ricordiamo il Jobs act, la legge elettorale, la riforma costituzionale, ovvero riforma del Senato, la legge di stabilità, il via libera all’inquinamento col SalvaItalia, tanto per citarne alcune. Per non parlare dell’occupazione di incarichi nell’apparato dello Stato, nelle aziende pubbliche, nelle banche da parte dei renziadi.

Niente da dire sulla “amichevole” telefonata fra il premier e il generale della Finanza?

A proposito, niente da dire sulla “amichevole” telefonata fra il premier e il generale della Guardia di Finanza dove si parla di come ti cucino Enrico Letta, detto l’incapace? Possiamo continuare ricordando le posizioni del capo del governo e segretario del Pd contro Tsipras, pro Merkel. Ci fermiamo perché il non voto sulla “buona scuola” le riassume tutte. La tua dichiarazione ci lascia basiti e non farà certo felici centinaia di migliaia di insegnanti, di lavoratori, nei diversi settori scolastici, di studenti, di  famiglie. Hanno partecipato agli scioperi in più di seicentomila, mille manifestazioni  in tante città italiane, a partire da Roma.

La lotta contro la “buona scuola” riapre il processo di unità dei sindacati, i “nemici” secondo Renzi. Interessa?

Caro Cuperlo, non c’è proprio bisogno di richiamare la promessa di Renzi di tenere una conferenza nazionale, promessa non mantenuta. Prima la ministra Giannini ha detto che un milione di persone avevano partecipato alla consultazione online. Non è vero, altrimenti Renzi non avrebbe proposto la conferenza nazionale. In realtà, una grande consultazione c’è stata. La lotta dei lavoratori, la mobilitazione decisa da tutti i sindacati della scuola. Una grande lezione di democrazia. Non solo. Proprio la lotta della scuola ha fatto emergere, dopo anni di silenzio, il problema dell’unità sindacale, essenziale per far avanzare il paese, i lavoratori, i loro diritti violati. Non è un caso che lunedì si riuniscono dopo tre anni le segreterie di Cgil, Cisl, Uil: tema, l’unità, l’apertura di un confronto certo non facile, ma di cui i lavoratori non possono fare a meno, l’unità sindacale. Il no alla “buona  scuola” avrebbe suonato anche come un segnale al governo a cambiare verso, a smetterla di considerare i sindacati il peggior nemico con il quale non ci si deve neppure sedere insieme ad un tavolo di confronto.

Il non voto, un segnale negativo per tutte le forze che non condividono la politica del governo

Il non voto, consentici di dirlo, è stato un segnale negativo, non solo per quanto riguarda il mondo della scuola ma più in generale per tutte quelle forze che non condividono le scelte di politica economica e sociale del governo Renzi, che anche tu in più occasioni non hai mancato di mettere in evidenza. Per la scuola non si trattava solo di qualche aggiustamento, pure necessario, ma di cambiare verso, per dirla alla Renzi, di ridare ruolo, forza, cultura, una parola che i renziadi ignorano, alla scuola pubblica. Siamo d’accordo con te quando affermi che “non si possa fare alcun serio provvedimento sulla scuola ‘contro’ il mondo che nella scuola vive, studia, insegna, lavora” .Parli di incomunicabilità con questo mondo e dici che”è un problema prima di tutto per il PD”. Il non aver partecipato al voto non crediamo che possa favorire la ricerca di comunicabilità. La cronaca di questi anni di renzismo, la vocazione verso la democrazia autoritaria, ci dicono che forse è impossibile dentro il Pd continuare una battaglia per ribaltare i rapporti di forza. Dice un democristiano verdiniano che ha dato il voto favorevole che se un nostro governo avesse proposto  una  tale “riforma” della scuola ci sarebbe stata la rivoluzione.

Caro Cuperlo non è compito di  un giornale costruire partiti, alleanze. Certo, può  esprimere una propria opinione e noi è questo che facciamo ogni giorno. Allora ti diciamo, in spirito di amicizia e come compagni, che  proprio per l’obiettivo che tu e chi sta con te vi ponete il no alla “buona scuola” sarebbe stato un passo avanti.  Il non voto, ci pare, un passo indietro. Con immutata stima e amicizia. Quelli di Jobsnews.

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