Due milioni di pensionati in povertà. Camusso boccia la ricetta di Boeri

Due milioni di pensionati in povertà. Camusso boccia la ricetta di Boeri

I pensionati con un reddito da pensione sotto i 1.000 euro sono 6,6 milioni. Si tratta del 42,5% del totale. 1,9 milioni di persone non superano nemmeno la soglia dei 500 euro. Con questi dati allarmanti si è aperta oggi, presso la Sala della Regina, la relazione annuale dell’INPS alla Camera, con il presidente Tito Boeri che è intervenuto proponendo nuove ricette per riformare il settore pensionistico. I lavori sono stati aperti da un’introduzione della vicepresidente della Camera dei deputati, Marina Sereni. Presente anche il ministro del lavoro Poletti e il presidente della Repubblica Mattarella.

Nella ripartizione dei redditi pensionistici per classe di importo, si legge nel rapporto, si rileva che il 42,5% dei soggetti (pari a oltre 6,6 milioni) assorbe circa il 18,9% della spesa annua complessiva per un totale di oltre 50 miliardi di euro, ricevendo una o più prestazioni d’importo medio mensile inferiore a 707 euro lordi mensili. Tra questi, il 12,1% pari a circa 1,9 milioni è al di sotto dei 300 euro. La quota di beneficiari che ottiene pensioni comprese tra 1.000 e 1.500 euro è del 23,5% oltre 3,6 milioni per il 22% di spesa annua (59 miliardi), mentre un ulteriore 17,2% di beneficiari (circa 2,7 milioni di persone) percepisce redditi compresi tra 1.500 e 2.000 euro mensili, pari al 22,2% della spesa (oltre 59 miliardi).

Boeri ha spiegato quali, a suo avviso, dovrebbero essere i cambiamenti fondamentali da apportare al sistema pensionistico italiano in cinque punti: flessibilità sostenibile, una rete di protezione sociale dai 55 anni in su, unificazione delle posizioni assicurative (con la fine delle ricongiunzioni onerose), armonizzazione dei tassi di rendimento e nuove opportunità di versamenti perché “non si va in pensione, ma si prende la pensione”. Una bozza di riforma già “sottoposta all’attenzione dell’esecutivo” e formulata, ha puntualizzato, “non per esigenze di cassa, ma ricercando maggiore equità, tanto fra le generazioni diverse che all’interno di ciascuna generazione”.

La proposta di riforma prevede per la flessibilità in uscita di spalmare il montante accumulato nel corso della vita lavorativa in relazione all’età di uscita e alla speranza di vita residua. L’assegno sarà pertanto più basso per chi lo incassa prima. Le proposte presentate in Parlamento, ha osservato Boeri, vanno “riesumando meccanismi propri delle pensioni di anzianità, storicamente lo schema più insostenibile della nostra previdenza pubblica”.

Possibilista sulle proposte di Boeri il governo. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti ha spiegato che il contributo verrà “utilizzato per la definizione delle proprie proposte in materia insieme alle proposte che sono già oggi presenti in Parlamento, a quelle che sono avanzate dalle parti sociali e a quelle che sta elaborando il ministero all’interno dei propri uffici. Sono le condizioni per prendere una buona decisione che naturalmente competerà a governo e Parlamento”.

Tra le proposte di riforma, che Boeri si era impegnato a formulare entro giugno, figura “il primo passo verso l’introduzione di quella rete di base, di quel reddito minimo garantito che oggi manca nel nostro paese”. È la rete di protezione sociale che dovrà portare a distinguere tra assistenza e previdenza anche a livello contabile, superando così, ha osservato, “un vizio d’origine del sistema contributivo: non prevedere prestazioni minime per chi non ha altri redditi e ha accumulato un montante contributivo troppo basso per garantirsi una pensione al di sopra della soglia di povertà”. “Crediamo sia giusto chiedere a chi ha redditi pensionistici elevati, in virtù di trattamenti molto più vantaggiosi di quelli di cui godranno i pensionati del domani, un contributo al finanziamento di uscite verso la pensione più flessibili”. Boeri ha poi aggiunto: “Servirà anche per aiutare quelle generazioni di lavoratori che hanno avuto la sfortuna di imbattersi nella crisi sul finire della propria carriera lavorativa”.

Il presidente dell’Inps si è poi soffermato sulle politiche del governo per il lavoro spiegando che gli incentivi previsti nel Jobs act per i contratti a tempo indeterminato sono così “potenti che difficilmente potranno essere mantenuti in vita per lungo tempo. Sono molto, forse troppo costosi”. Al tasso attuale di assunzioni “si può stimare che la perdita di gettito a regime di una decontribuzione triennale valida solo a partire dal 2015 sia di circa cinque miliardi. Se la decontribuzione dovesse poi continuare anche per tutto il 2016, al tasso attuale di assunzione e di utilizzo degli incentivi il costo salirebbe a 10 miliardi su base annua”.

La proposta di riforma di Boeri è stata bocciata dalla Cgil. Sul contributivo come unico canale di flessibilità sostenibile “Boeri dice una cosa sbagliata. Detta così come ha detto lui vuole dire semplicemente aver l`idea che si abbassano del 30-35% le pensioni più povere”. Così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, a margine della presentazione del Rapporto annuale dell’Inps. “Detta così vuol dire non garantire nemmeno delle pensioni di sopravvivenza. Si dice che la povertà è il tema centrale, si fanno proposte che determinano nuova povertà. Non mi sembra che il tema da proporre sia questo”.

Critico anche lo Spi-Cgil. “Ancora una volta l’Inps evidenzia il problema della condizione dei pensionati nel nostro paese, con oltre 10 milioni di persone che vivono con un assegno sotto i 1.500 euro al mese. Bisogna dare loro delle risposte ed è di questo che parleremo con il ministro Poletti nella seconda riunione del tavolo di confronto con i sindacati dei pensionati che si terrà il prossimo 16 luglio”. Così il segretario generale dello Spi Cgil, Carla Cantone, commentando i dati. “Dobbiamo trovare delle soluzioni a partire dalla prossima legge di stabilità – ha continuato – per milioni di pensionati e di anziani il cui potere d’acquisto in questi anni è stato fortemente penalizzato”.

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