Economia al palo. Zero virgola, più in là non andiamo. Renzi è il vero gufo

Economia al palo. Zero  virgola, più in là non andiamo. Renzi è il vero gufo

E vai. L’Istat ci dice che siamo fuori dalla recessione, che  aumenta il Pil, aumenta l’occupazione, diminuisce la disoccupazione. Non basta. Sempre l’Istat che sforna numeri a getto continuo informa che sono in crescita produzione industriale e investimenti. Leggendo fra le righe si apprende che la fuoriuscita dalla recessione, ben tre anni, è una previsione. Ma si tratta di un particolare secondario .Le reti televisive della  Rai rilanciano subito. Tutto bene, evviva, evviva. Sui quotidiani i cronisti economici vanno un po’ più cauti, anche se qualcuno esulta. Il servilismo ormai è all’ordine del giorno. A prescindere dai dati, compito di un ente che produce ricerca, è singolare che l’Istat esprima valutazioni, dia giudizi. Forse le strigliate arrivate dal governo, dai ministri che più hanno criticato l’Istituto per la diffusione di dati non proprio in linea con quelli che uscivano dalle stanze degli uffici governativi hanno avuto effetto.

 Malgrado l’ottimismo dell’Istat siamo ancora in piena crisi

Sia come sia, i numeri, guardati ad occhio nudo, ci dicono che la situazione della nostra economia resta drammatica. “Non serve la propaganda”, dicono i sindacati che ogni giorno devono affrontare questa o quella crisi aziendale. Molto critici sulle notizie diffuse, che “mascherano la realtà”. Il primo dato che balza agli occhi, ma viene nettamente sottovalutato da commentatori, esperti, è che ci muoviamo ad un ritmo nettamente inferiore a quello di quasi tutti gli altri paesi della Unione europea. Per quanto riguarda il Pil, dopo di noi ci sono Finlandia e Grecia, ma quest’ultimo paese, malgrado tutte le difficoltà in cui si trova, presto ci supererà. Vediamo alcuni fra i dati più interessanti. Partiamo dal mercato del lavoro. Nel 2015 , secondo l’Istat il tasso di disoccupazione scenderà dal 12,7 al 12,5. Nel 2016 arriverà al 12%.

 Per dare lavoro a  3 milioni di disoccupati di  ci vorrebbero  decenni

L’occupazione dovrebbe passare, dovrebbe, quindi una ipotesi, dallo 0,6% allo 0,9 l’anno prossimo. Come è noto, i disoccupati, senza contare chi è senza lavoro, non lo cerca, non studia, sono circa tre milioni. Uno 0,1 % significa tremila persone.  Domanda: quanti anni ci vogliono per riassorbire la disoccupazione?.Non serve la risposta. Vediamo il Pil. Aumenterà dello 0,7mentre era stimato un aumento dello 0,5. Davvero un dato strabiliante quando si pensa che la media europea è superiore all’1,5%. Se non ci  mettiamo in linea con i paesi della Ue, recessione o chiamiamola come volete, è come se non ci fossimo mossi, rimasti al palo. Ma, si dice, sono in aumento degli investimenti che dovrebbero, sempre questa parola, aumentare dell’1,2%. Bene, ma l’anno passato sono diminuiti del 3,3%. Nel frattempo arrivano i numeri relativi al tasso di occupazione dei cittadini europei fra  20 e 64 anni. Lo scorso anno è  arrivato al 69,2% riducendo la forbice con il picco del 2008, il 70,3% aveva un lavoro. E l’Italia? Il tasso è al 59%, peggio fanno Grecia e Croazia. I tecnici di Bruxelles parlano di una situazione italiana “fra le più complicate”. Non ditelo a  Renzi o a Padoan, vi chiameranno gufi o giù di li.

La produzione industriale in leggero recupero  trainato dall’export 

Se questi numeri vi hanno depresso ci pensa l’Istat a rincuorarvi. La produzione industriale a  marzo, dice l’Istituto, fa “un balzo, il più elevato all’agosto del 2011”. Il salto in lungo, o meglio in corto, registra una crescita dello 0,4 %. Comunque è lo stesso istituto ad affermare che nel trimestre il calo della produzione “si riduce a -0,1”. L’incremento rispetto al marzo 2014 è dell’1,5%. Fra i diversi settori  quello che registra  maggiore crescita riguarda la produzione di autoveicoli che aumenta del 36,9 % rispetto al marzo 2014. Una valutazione complessiva sulla produzione industriale: l’aumento è sempre meglio che niente anche se non si vive solo di automobili. Federconsumatori e Adusbef parlano di “un dato incoraggiante trascinato però più dalla spinta dell’export che da quella della domanda interna”.

 Federconsumatori e Adusbef: non è il caso di inneggiare alla ripresa

 “Ma – proseguono Trefiletti ed Elio Lannutti,presidenti di Federconsumatori e Adusbef –  non è il caso di inneggiare alla ripresa. La situazione resta instabile e precaria”. Insieme sale il disagio sociale causato dalla disoccupazione e dalla variazione dei prezzi di beni e servizi ad alta frequenza di cui parla Confcommercio. Mancanza di lavoro, mancanza conseguente di reddito sono la causa principale della stagnazione economica del nostro paese. “Solo il governo – affermano Trefiletti e Lannutti – sembra non rendersi conto di questa vera e propria emergenza per affrontare la quale non sono ancora stati presi seri provvedimenti”.

 Un Piano del Lavoro per agire sulla domanda interna

 Così come più volte indicato  dalla Cgil le due organizzazioni dei consumatori parlano dell’urgenza di un Piano straordinario del lavoro che non dovrà limitarsi “a restituire prospettive e redditi a chi non trova occupazione, ma dovrà agire positivamente sull’andamento della domanda interna”. E si parla di “alleggerimento degli oneri a carico di genitori e pensionati, unico sostegno per giovani e no senza lavoro” per determinare un nuovo slancio nella domanda di mercato. Quattro sono gli assi portanti  del Piano: rilancio degli investimenti per lo sviluppo tecnologico, modernizzazione delle infrastrutture, messa in sicurezza degli edifici pubblici, realizzazione di un piano dettagliato per incentivare il turismo.

Annunci propaganda del premier in vista delle Amministrative

Ma da questo orecchio Renzi non ci sente.  Lui punta tutto si iniziative-annuncio. Il suo obiettivo non è la ripresa del Paese, ma le elezioni amministrative del 31 maggio. I sondaggi non lo confortano. Allora vai  con gli annunci, siamo sulla strada buona, noi cambiamo davvero, con l’Expo siamo già al domani. Evviva la ripresa. Che non c’è, malgrado l’Istat.

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