Israele. Elezioni legislative. Pareggio tra Netanyahu e Gantz, 35 seggi a testa. Le destre fanno pendere la bilancia del governo verso il primo. La reazione amara dei palestinesi

Israele. Elezioni legislative. Pareggio tra Netanyahu e Gantz, 35 seggi a testa. Le destre fanno pendere la bilancia del governo verso il primo. La reazione amara dei palestinesi

Dopo le elezioni in Israele, il premier uscente Benjamin Netanyahu è vicino a ottenere un nuovo mandato (il quinto) alla guida del governo. Con il 97 per cento delle schede scrutinate, il suo Likud non è riuscito a superare il nuovo partito Kahol Lavan, risultato di un’alleanza tra il generale in congedo Benny Gantz e il leader centrista Yair Lapid: entrambe le forze, se confermati i risultati, otterranno 35 seggi all’interno della nuova Knesset. Sia Netanyahu che Gantz si sono proclamati vincitori poco dopo la pubblicazione dei primi exit poll, che davano l’ex capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane (Idf) in leggero vantaggio sul premier uscente. Tuttavia, con l’inizio dello spoglio e il passare delle ore, il Likud ha recuperato il lieve svantaggio ed è apparso sempre più evidente agli osservatori locali e internazionali come Gantz non avesse alcuna chance di trovare i 61 seggi nel nuovo parlamento necessari ad assicurargli una coalizione di maggioranza.

La sinistra in Israele, stando al 94% dei risultati scrutinati è scomparsa. Il partito laburista, creatura nata nel 1968 dalla fusione di tre formazioni di centro-sinistra sotto il segno del padre della patria David Ben Gurion e che ha visto tra le sue fila politici come Golda Meir, Yitzhak Rabin e Shimon Peres, è quasi scomparso dal panorama politico. I sondaggi lo davano intorno ai 10 seggi, sicuramente un pessimo risultato rispetto ai 19 conquistati alle elezioni del 2015, quando era in coalizione con l’Hatnua di Tzipi Livni che all’inizio di quest’anno ha annunciato la sua uscita dalla scena politica, lei che sembrava l’astro nascente della sinistra israeliana, ex ministro degli Esteri e destinata ad un futuro politico notevole. Il suo partito conquistò 5 seggi, facendo diventare la loro Unione Sionista la seconda forza dopo il Likud. I 6 o 8 seggi che conquisterà il partito laburista rappresentano una sconfitta enorme, come ha dichiarato anche il suo leader Avi Gabbay che però non ha annunciato le dimissioni.

Un alto esponente dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (Olp), Hanan Ashrawi, ha accusato gli israeliani di aver scelto il razzismo e il conflitto permanente votando per candidati che sono “inequivocabilmente impegnati” per “uno status quo di oppressione, occupazione, annessione e spoliazione in Palestina”. “Gli israeliani hanno scelto un Parlamento a stragrande maggioranza di destra, xenofobo e anti-palestinese per rappresentarli, hanno scelto di espandere l’apartheid”. Ashrawi ha sottolineato che i palestinesi sono “un popolo resiliente”. “Continueremo a stringere alleanze con attori internazionali responsabili per creare un contrappeso all’agenda pericolosa e temeraria”.

La Costituzione israeliana prevede che, dopo il completamento dello spoglio e la pubblicazione dei risultati, il presidente Reuven Rivlin avvii le consultazioni con i rappresentanti delle forze politiche rappresentate nella nuova Knesset. Gli incontri inizieranno la prossima settimana e si tratterà delle prime consultazioni della storia israeliana trasmessi in diretta televisiva. Rivlin affiderà l’incarico al leader politico che gli verrà indicato dalla maggior parte dei suoi interlocutori e quasi tutti i partiti di destra che hanno superato la soglia di sbarramento del 3,25 per cento faranno il nome di Netanyahu. Si tratta di Shas (8 seggi), Giudaismo unito nella Torah (8), Yisrael Beiteinu (5), Unione di destra (5) e Kulanu (4). Se confermati i numeri attuali, Netanyahu ha ragione di ritenere di essere in grado di assemblare una maggioranza di 65 seggi. Va rilevata invece la probabile assenza dal futuro parlamento di due protagonisti della passata legislatura, gli ex ministri Naftali Bennett e Ayelet Shaked, che hanno lasciato HaBayit HaYehudi per andare a fondare la Nuova destra. Una scelta evidentemente punita dagli elettori. Dall’altra parte, Gantz può contare solo sull’appoggio di due forze di sinistra, il Partito laburista (6 seggi) e Meretz (4), e ragionevolmente pensare di arrivare a 45 seggi nella nuova Knesset. Malgrado quanto scritto in queste ore da diversi media, infatti, è tutt’altro che facile che i partiti di riferimento della comunità araba, Hadash Tàal (6 seggi) e Balad (4), concedano il loro appoggio al governo di un generale che tra il 2011 e il 2015 ha guidato ben due offensive sulla Striscia di Gaza.

L’altro dato saliente delle elezioni è la forte crescita delle formazioni di destra. In primis lo rivela la tenuta di Netanyahu. Negli scorsi mesi il premier uscente è stato coinvolto in una serie di scandali di corruzione e ha guidato una maggioranza di governo litigiosa e perennemente in bilico (come spesso accade agli esecutivi israeliani). Tuttavia, la sua popolarità sembra averne risentito solo in parte. Il Likud rischia anzi di ampliare di cinque seggi la propria presenza in parlamento e di guidare una maggioranza più solida di quella emersa dalle elezioni del 2015. Ha un suo peso il fatto che l’economia israeliana vada tutto sommato bene (le ultime stime della Banca centrale prevedono un prodotto interno lordo al 3,2 per cento per il 2019, con un’inflazione annua all’1,3 per cento), ma soprattutto Netanyahu ha protetto il proprio consenso interno grazie ai recenti successi in politica estera.

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