Bella ciao. Speciale 25 aprile. Carlo Ghezzi. Neofascismo: va lanciato un allarme democratico. Siamo di fronte a un salto di qualità, a un cambio di fase

Bella ciao. Speciale 25 aprile. Carlo Ghezzi. Neofascismo: va lanciato un allarme democratico. Siamo di fronte a un salto di qualità, a un cambio di fase

Il contributo dato dal lavoro alla Resistenza è stato straordinario ed è stato caratterizzato dai grandi scioperi del marzo del 1943 di Torino e di Milano che disvelarono le debolezze del fascismo, che aveva portato il paese ne baratro della guerra al fianco di Hitler, e dagli scioperi ancor più grandiosi del marzo 1944 che stupirono la grande stampa internazionale, infine allo sciopero insurrezionale vittorioso del 24 aprile 1945.

Moltissimi sono stati i Comitati di Liberazione Nazionale che si sono organizzati e che hanno operato nelle grandi fabbriche metalmeccaniche e chimiche, che hanno animato il contributo fornito alla Resistenza da parte dei ferrovieri e dei tranvieri, dei tipografi che coadiuvavano la stampa clandestina, dei lavoratori che hanno difeso con le armi le grandi infrastrutture e i loro luoghi di lavoro dalla furia dei nazisti sconfitti e in fuga.

Le Squadre di Azione Partigiana hanno organizzato sabotaggi e forme originali di resistenza ai nazi-fascisti nei luoghi di lavoro mentre i promotori della ricostruzione della Cgil unitaria nel Centro-Sud sostenevano la risalita della penisola da parte degli Alleati e collaboravano con le prime ricostruzioni di un paese devastato dalla guerra  mentre al Nord sostenevano la Resistenza e con essa la prospettiva di un paese libero e democratico dove il lavoro e i suoi diritti avrebbero avuto un pieno riconoscimento fino a divenire il cardine del primo articolo della nostra bella Costituzione.

Il lavoro fu in quella difficile fase storica uno dei pochi soggetti idonei a una legittimazione democratica e nazionale di un paese circondato da profonde riserve e sospetti e con pochi titoli di credito tra le mani. Uno di questi fu proprio il ruolo e la funzione nazionale delle organizzazioni dei lavoratori, propositive, democratiche e modernizzatrici. La Resistenza e le lotte del lavoro permisero a De Gasperi di sedersi con dignità al tavolo della pace a Parigi nel 1947 nonostante l’Italia fosse stato uno dei paesi promotori della guerra.

La celebrazione dell’anniversario della insurrezione vittoriosa del 24 aprile del 1945 che ha dato all’Italia la sua libertà e il suo onore si colloca quest’anno in un contesto difficile. Registriamo quotidianamente una recrudescenza di rigurgiti nazi-fascisti e razzisti promossi da Casa Pound e da Forza Nuova così come da tante aggregazioni xenofobe, omofobe e antisemite che si sentono coperte dal ministro degli Interni e dal clima di destra che spira in Italia. Invece di affrontare i problemi reali del paese tanti nostri governanti aizzano costantemente i penultimi contro gli ultimi mentre, tra l’altro, disattendono regolarmente la applicazione della 12° disposizione transitoria della nostra Costituzione, e diffondono i virus della violenza, della discriminazione, dell’odio contro il diverso.

Tale contesto ha una dimensione purtroppo mondiale che è stata resa evidente dall’elezione di Trump e di Bolsonaro, dal proseguire delle guerre in Africa e in Medio Oriente mentre i paesi di Visegrad e i sovranisti sono all’attacco in una Europa che ha fatto del rigorismo e del liberismo i suoi tratti di fondo anzichè fare emergere una Europa sociale e dei diritti delle persone, capace di portare la propria esperienza, fatta da un intreccio tra un forte sviluppo tecnologico e le protezioni sociali garantite dal welfare universale e solidale, come riferimento di un modello di sviluppo da esportare in un  mondo sconvolto dal dilagare di una globalizzazione guidata solo dalla finanza.

Vogliamo una Unione Europea profondamente cambiata che valorizzi il lavoro, la persona e la sua dignità, con un’altra politica economica; un’Europa sempre più forte, sempre più coesa, sempre più popolare. Vogliamo che dalle prossime elezioni esca vincitrice questa Europa e sia sconfitta l’Europa dei muri, delle barriere, dell’odio e delle discriminazioni.

Da noi dalle incursioni xenofobe avvenute recentemente a Como agli spari di Macerata, dai fatti di Ostia alle celebrazioni del centenario della nascita dei Fasci a mille altri episodi che si sono susseguiti per giungere sino al convegno mondiale delle famiglie di Verona, emergono le inerzie di troppe istituzioni (prefetti, questori, sindaci, ministri) mentre il Parlamento si prepara a promulgare leggi sul regionalismo che lacerano l’unità del paese e strumenti demagogici   che mettono in discussione la democrazia partecipativa. Va lanciato un allarme democratico: siamo di fronte a un salto di qualità, a un cambio di fase in un paese storicamente a democrazia fragile che ha già visto lo Scelbismo, il Governo Tambroni, il Piano Solo, il terrorismo nero e brigatista, le bombe della mafia e i momenti bui del berlusconismo. Dobbiamo prendere atto del nuovo e mutato contesto e comportarci di conseguenza sapendo che abbiamo tre armi importanti per rispondere, l’unità popolare, l’antifascismo pacifico e la applicazione piena della Costituzione.

Gli antifascisti italiani sono tuttavia in campo con i sentimenti che sono stati espressi dalle grandi masse popolari il 24 febbraio 2018 a Roma in Piazza del Popolo, dai 250.000 di Milano del 2 marzo, dalla recente manifestazione antifascista di Prato, da tantissime altre risposte alle provocazioni; iniziative organizzate con l’ANPI sempre alla testa di un grande movimento pluralista e unitario.

Dobbiamo altresì saper incalzare la destra italiana costituzionale e antifascista che in Francia come in Germania non rincorre mai i reazionari e sceglie piuttosto perde le elezioni, mentre da noi si accoda abitualmente alle forze più retrive e stenta ciclicamente a svolgere la propria funzione.

Non dobbiamo dimenticare mai che la Resistenza e il CLN che la dirigeva, furono vittoriosi perché seppero tenere insieme i cattolici con i comunisti, i liberali con gli anarchici, i repubblicani con i monarchici per contrastare insieme il nemico comune.

I combattenti per la libertà del 1943-1945 oramai sopravvissuti sono pochi, ma il loro messaggio e i loro valore vanno raccolti da tutti coloro che vogliono ricordarli, onorarli e che vogliono proseguire il loro impegno contrastando qualsiasi tentativo di rianimare la bestia fascista e razzista.

Share