Pisa. Scontri tra antagonisti e polizia a comizio di Salvini: 7 fermati e 2 poliziotti feriti. M5S, il candidato Caiata a Potenza espulso perché indagato per riciclaggio. Grasso rilancia il partito della sinistra dopo il voto

Pisa. Scontri tra antagonisti e polizia a comizio di Salvini: 7 fermati e 2 poliziotti feriti. M5S, il candidato Caiata a Potenza espulso perché indagato per riciclaggio. Grasso rilancia il partito della sinistra dopo il voto

7 manifestanti fermati e 2 poliziotti feriti il bilancio degli scontri che si sono verificati venerdì pomeriggio a Pisa, in occasione di un comizio del leader della Lega Matteo Salvini, tra antagonisti e forze dell’ordine. Salvini era in centro per un incontro elettorale. Come accaduto poche ore prima a Livorno, c’è stato un ritrovo di antagonisti e centri sociali. Un corteo per contestare Salvini che è partito da Logge di Banchi, vicino all’Arno, per dirigersi proprio nella zona della manifestazione elettorale. Slogan e fumogeni lungo il percorso, poi al termine di corso Italia i momenti di tensione con la polizia. Sono state lanciate bottiglie e sassi. C’è stata una carica di alleggerimento della polizia. Molte persone che stavano passando da corso Italia, luogo dello shopping a Pisa, si sono rifugiate nei negozi e molte le saracinesche che si sono abbassate. Dopo la fine del comizio di Salvini, il corteo degli antagonisti ha proseguito sfilando sui lungarni, dove ci sono stati altri momenti di tensione fino a quando i manifestanti si sono fermati su Ponte di Mezzo dove hanno improvvisato un comizio. Gli antagonisti si sono poi diretti verso la questura e hanno improvvisato un presidio chiedendo l’immediata “restituzione” dei sei manifestanti prelevati dalle forze dell’ordine durante i precedenti disordini.

Enrico Rossi, LeU: l’aggressione ai poliziotti a Pisa “non ha niente a che fare con l’antifascismo e con l’impegno democratico”

Prende una netta posizione il governatore della Toscana, Enrico Rossi, che stigmatizza la violenza esercitata dal gruppo di antagonisti. In una nota, Rossi scrive: “Il lancio di pietre, bastoni e bottiglie contro la polizia a Pisa non ha niente a che fare con l’antifascismo e con l’impegno democratico. Sono ormai episodi di violenza che si ripetono in altre città toscane e italiane ad opera di gruppuscoli di violenti che hanno in spregio le regole democratiche”. Inoltre, prosegue Rossi, “l’impegno per la democrazia, per l’antifascismo e per costruire una società con maggiori diritti e maggiore uguaglianza si esercita in forme pacifiche e a volto scoperto ed è l’esatto opposto di queste manifestazione di violenza”.

Altra tegola sui 5Stelle: Salvatore Caiata, candidato lucano e presidente del Potenza calcio, indagato per riciclaggio. Di Maio lo espelle

Un nuovo fulmine a ciel sereno cade sul Movimento 5 Stelle nel rush finale della campagna elettorale. Si tratta dell’inchiesta giudiziaria che coinvolge Salvatore Caiata, presidente del Potenza Calcio e lucano dell’anno, di cui erano all’oscuro il capo politico Luigi Di Maio e il Movimento con il quale si è candidato. Nel pomeriggio di venerdì Di Maio ne formalizza ‘la cacciata’: “al di là delle sue eventuali responsabilità penali che sarà la magistratura ad accertare, per le nostre regole omettere un’informazione del genere giustifica l’esclusione dal Movimento 5 Stelle”. E il candidato Caiata, consapevole che può essere cacciato dal Movimento, ma non dal Parlamento detta il suo affondo: “state tranquilli: non mi ritiro, sono più tosto di prima!”, scrive su Fb. Così appare una cortina fumogena il tentativo di Luigi Di Maio di recarsi al Quirinale per portare la sua lista dei ministri (una novità notevole sul piano istituzionale, e forse non correttissima). A riceverlo però non c’è Sergio Mattarella – impegnato tra le 10.45 e le 11.45 circa nella cerimonia di consegna dei premi Leonardo 2017 a Palazzo Barberini – ma il segretario generale Ugo Zampetti. Procedura atipica, insomma, che però serve al leader pentastellato per ‘accreditarsi’ presso il Colle più alto e sgombrare il campo da qualsiasi rischio di salto nel vuoto dopo le elezioni.

Nuove tensioni tra Liberi e Uguali e Partito democratico. Boldrini accusa un’intesa sottobanco con Berlusconi, mentre Grasso conferma: “dal 5 marzo lavoreremo per il nuovo partito della sinistra”

Scontro tra Pd e Leu dopo le parole di Laura Boldrini sull’intesa sottobanco che sarebbe già siglata tra i dem e il partito di Silvio Berlusconi. La presidente uscente della Camera e esponente di Leu, Laura Boldrini, punta il dito contro il Pd, ‘reo’ a suo dire di mirare a fare un governo con Forza Italia. “Ci sono guanti bianchi tra Renzi e Berlusconi, il che fa pensare male”, sostiene Boldrini. “Pd e FI non si sfiorano neanche nel dibattito pubblico, ai maligni fa pensare che ci sia già un’alleanza. Ci fa pensare che questo voto utile di cui parla il Pd sia per un’alleanza tra Renzi e Berlusconi. Mi sembra che in questa campagna elettorale ci siano delle prove tecniche”. Accuse che vengono respinte dai dem. “I fatti sono più chiari delle parole. Chi divide il centrosinistra aiuta la destra nei collegi territoriali e purtroppo Leu ha scelto questa via, aiutando nei fatti Forza Italia e Lega contro il centrosinistra unito che in ogni realtà si batte per vincere su Berlusconi, Salvini e Di Maio”, contrattacca il vice segretario Pd, Maurizio Martina. Intanto, Pietro Grasso, leader di LeU, lancia la costituzione del partito della sinistra: “In campagna elettorale vengono fuori tante promesse e tante bugie, io vorrei dirvi una verità: la verità è la sinistra c’è, la sinistra porterà in Parlamento i valori, gli ideali che mi hanno spinto a mettermi in gioco. Dal 5 marzo si fonderà il partito della sinistra per portare avanti ancora una volta questi valori e questi programmi”, ha detto a Taranto in un’assemblea.

Berlusconi esclude le larghe intese e rilancia il voto anticipato

Dal canto suo, come da tempo fa in campagna elettorale, esclude le larghe intese, dopo aver accusato Renzi di aver tradito il patto del Nazareno. “Io ho stima per Mattarella e penso che il suo senso di responsabilità gli farà fare l’unica cosa da fare: verificare se c’è una maggioranza e quindi dare un incarico oppure se non c’è di rimandare il Paese alle urne e gli italiani che sono intelligenti nel secondo voto voteranno per noi”. Silvio Berlusconi a Matrix su Canale 5, prosegue: “Penso che se con il voto gli italiani non dovessero dare vita a una maggioranza e a un Governo stabile, ci saranno delle speculazioni su di noi” da parte dei mercati “come è successo nel 2011 con il nostro Governo”, a proposito delle parole del presidente della Commissione Ue, Jean-Claude Juncker, che ieri aveva avvertito sui rischi di instabilità conseguenti al voto del 4 marzo in caso di stallo dopo il voto con un Governo non operativo.

Share