Iran. Nuova strage di manifestanti, 27 morti, tra cui un undicenne. Gli Usa chiedono intervento dell’Onu. Manifestazione contro Rohani e Khamenei all’Ambasciata iraniana a Roma

Iran. Nuova strage di manifestanti, 27 morti, tra cui un undicenne. Gli Usa chiedono intervento dell’Onu. Manifestazione contro Rohani e Khamenei all’Ambasciata iraniana a Roma

È salito a circa 27 morti, tra cui un bambino di 11 anni, il bilancio delle violente proteste antigovernative in Iran, mentre, nel suo primo commento a 6 giorni dall’inizio dei disordini, anche la guida suprema della Repubblica islamica, ayatollah Ali Khamenei, ha accusato i “nemici” dell’Iran di fomentare le violenze. Ieri il presidente moderato Hassan Rohani, esortando a riconoscere il diritto del popolo “a dissentire pacificamente”, allo stesso tempo ha puntato il dito contro Usa, Israele e Arabia Saudita. La tv di Stato ha dato notizia di nove persone uccise nella notte: 6 in un attacco ad un commissariato nella città di Qahdarijan, durante il quale i manifestanti avevano cercato di rubare armi; un bambino di 11 anni e un ventenne a Khomeinishahr, mentre un membro dei Guardiani della rivoluzione è morto a Najafabad, freddato da colpi di un fucile da caccia secondo le autorità locali esplose da un “cecchino”. Le tre città si trovano nella provincia centrale di Isfahan, poco meno di 400 chilometri a sud di Teheran. Il governatorato di Teheran ha confermato che negli ultimi tre giorni, solo nella capitale, sono stati arrestati 450 manifestanti: 200 persone sabato, 150 domenica e 100 lunedì.

Il procuratore generale annuncia un durissimo giro di vite contro i manifestanti, che rischiano fino alla pena di morte 

Intanto il procuratore generale dell’Iran, Mohammad Jafar Montazeri, ha minacciato serie conseguenze per i manifestanti se dovessero continuare le proteste antigovernative. Montazeri, riferisce l’agenzia di stampa Dpa, ha assicurato che i “rivoltosi” verranno affrontati con fermezza da parte delle autorità della sicurezza e giudiziarie. Dall’inizio delle proteste, esplose giovedì scorso, sono centinaia le persone arrestate in Iran. Le manifestazioni sono sfociate in violenze “a causa della presenza di elementi sospetti e aggressivi”, hanno fatto sapere dal ministero dell’Intelligence di Teheran, stando a quanto riportato dall’agenzia Ilna. La guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, ha rotto il silenzio che durava dall’inizio dell’ondata di proteste che stanno sconvolgendo il paese mediorientale per accusare i “nemici” della Repubblica Islamica di trame volte al suo rovesciamento. Apparendo dagli schermi della televisione di stato, Khamenei ha avvertito che gli avversari del regime “si sono uniti, utilizzano le loro ricchezze ed il loro denaro e le loro armi per creare problemi” e “non perdono occasione per infiltrarsi nello Stato e colpire il popolo dell’Iran”.

Usa: richiesta di riunione urgente del Consiglio di sicurezza Onu

Gli Usa hanno chiesto una sessione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu sulla situazione in Iran. Lo ha annunciato Nikki Haley, ambasciatrice di Washington al Palazzo di Vetro. Il segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, sta seguendo le proteste in Iran. Lo ha detto il portavoce del Palazzo di Vetro, Farhan Haq, affermando che sta “valutando la situazione per capire quali contatti siano più utili”. Quindi ha affermato di sperare che vengano evitate ulteriori violenze, e che venga rispettata la libertà di espressione e di riunione pacifica degli iraniani.

La manifestazione a Roma all’Ambasciata iraniana contro Rohani e Khamenei

Diverse decine di persone hanno manifestato oggi pomeriggio davanti all’Ambasciata Iraniana a Roma, inneggiando a “libertà e democrazia” contro il presidente Hassan Rohani e il leader supremo Ali Khamenei. La manifestazione, hanno affermato gli organizzatori, si è svolta dalle 14 in contemporanea in 14 città di tutto il mondo, e in Iran in oltre 60 città. Tra le bandiere del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran e quelle inneggianti alla sua leader, Mariam Radjavi, l’agenzia Dire ha intervistato Nariman Ardalani, medico odontoiatra iraniano, che ha raccontato di essere in esilio politico dagli Anni 80 perché accusato di simpatizzare con i Mujahedin del popolo, organizzazione della sinistra storica iraniana. Citando i dati diffusi anche dal Consiglio nazionale della Resistenza iraniana, Ardalani ha parlato di “più di mille arresti, il 90% giovani sotto i 25 anni, più di 30 martiri e centinaia di feriti”. “Siamo a un punto di non ritorno per quanto concerne la spaccatura tra il regime iraniano e il suo operato, e il popolo iraniano” ha aggiunto Ardalani, assicurando: “viviamo gli ultimi giorni del regime iraniano”. “Condannare le violenze, assumere una posizione, condizionare le relazioni, commerciali e non, al rispetto dei diritti umani” è l’appello dell’attivista alla comunità internazionale, ai ministeri degli Esteri e ai governi.

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