La caduta degli dei: una sorprendente Italia manda fuori la Spagna dall’Europa, e la piccola Irlanda elimina l’Inghilterra

La caduta degli dei: una sorprendente Italia manda fuori la Spagna dall’Europa, e la piccola Irlanda elimina l’Inghilterra

“Possiamo fare l’impresa” aveva sentenziato grintosamente Antonio Conte alla sua maniera alla vigilia di Italia–Spagna, ritenendo possibile una vittoria da parte del manipolo  azzurro sui campioni d’Europa attualmente in carica; quest’affermazione era sembrata un eccesso di inopportuna presunzione, una furbesca tattica finalizzata a  caricare i suoi  giocatori di fronte al temibile avversario che, almeno sulla carta, si presentava di certo superiore sotto l’aspetto tecnico. Sospinti da questa convinzione lanciata dalla panchina, in campo gli azzurri, fin da subito, hanno dimostrato di potersela giocare alla pari, applicando alla perfezione il modulo predisposto da Conte, che prevedeva, al di là della disposizione tattica di un impeccabile 3-5-2, massima determinazione, agonismo, velocità e, soprattutto,  quella fame di vittoria che, per il mister salentino è da considerare sempre un elemento decisivo, dal quale non si deve mai prescindere, neppure quando si gioca con una grande.

Ma per l’Italia, c’erano da tenere in debito conto anche alcuni motivi di rivalsa: vendicare la sonora disfatta subita nella finale del 2012 (4-0) e interrompere la striscia delle mancate vittorie che durava da ben 22 anni. Missione compiuta, con la Spagna, la grande Spagna, una delle candidate alla vittoria finale, rispedita a casa in maniera impietosa e con l’atroce dubbio che,  per il calcio iberico, si è forse chiusa un’epoca. Per questi diversi scopi, l’Italia ha proprio “voluto” vincere, sorprendendo gli spagnoli, concedendo poco o nulla e, quando loro si sono resi pericolosi, ci ha pensato l’intramontabile Buffon che, ancora una volta, si è confermato un mostro sacro con un paio di parate delle sue da incorniciare nel grande quadro di una strepitosa carriera che sembra non finire mai.

Era iniziata sotto una improvvisa pioggia battente ma con gli azzurri immediatamente padroni della situazione e con gli avversari sorpresi e dominati per una buona mezz’ora; la prima frazione di gioco aveva fatto capire a tutti che l’Italia difficilmente avrebbe fatto da vittima predestinata in quanto il lento, faticoso e inconcludente 4-3-3, disposto da un Del Bosque rimasto piantato in panchina con l’aria paciosa tipica della siesta pomeridiana andalusa, era costantemente neutralizzato, in avanti dal vecchio e consolidato quadrilatero juventino, (Buffon, Bonucci, Barzagli e Chiellini), nel quale nessuno sbagliava nulla; a centrocampo e sulle fasce la dinamicità del fronte gioventù (Florenzi, De Sciglio, Parolo e Giaccherini) e l’esperienza rocciosa di De Rossi costituivano l’argine giusto e nel contempo consentivano ripartenze rapide e pericolose mettendo in condizione le due punte (Pellè e Eder) di frastornare la macchinosa difesa avversaria, nella quale qualche storico nome (Sergio Ramos e Piquè) ha dimostrato d’aver ormai perso sia il passo che la forza di una volta…

Si aspettava il gol dell’Italia e al 33’ arrivava dopo che De Gea a mala pena frenava una punizione di Eder che, su rimpallo di Giaccherini, consentiva all’avanzato Chiellini di metterla dentro non di testa ma col ginocchio. Vantaggio strameritato e solo di lì a poco solo un volo del portiere spagnolo impedisce a Giaccherini di raddoppiare.

L’Italia riparte nella ripresa, assai rinfrancata e fiduciosa nelle proprie possibilità per l’ottimo predominio territoriale esercitato, e appare comunque  preparata a reggere l’urto della prevedibile reazione spagnola che in più occasioni si fa sentire ma tutti rispondono più che positivamente, in particolare Buffon sempre guardingo e presente, in maniera davvero decisiva proprio al 90’ quando evita un ingiusto pareggio. Per il sospirato raddoppio che potesse attenuare le ansie di tutti, bisogna attendere, però, quando nessuno più ci sperava, ossia l’inizio del recupero per vedere Pellè quasi sfondare la porta con un tiraccio al volo su cross di Darmian, provvidenzialmente subentrato poco prima ed era il 2-0 finale con Antonio Conte  davvero irrefrenabile nel suo entusiasmo.

Italia sugli scudi, dunque,  per questa splendida, prestigiosa,  vittoria che la catapulta se non ancora fra le favorite, sicuramente fra le squadre da temere ed ora toccherà alla Germania preoccuparsi degli azzurri, anche se, com’è stato per noi con la Spagna, e forse anche di più, si dirà che  i tedeschi – peraltro, campioni del mondo in carica –  sarà difficile superarli per continuare a sognare…

Però, considerato che persino l’Inghilterra, un’altra delle grandi di sempre, contrariamente a previsioni affrettatamente scontate, è stata estromessa dall’Europa, stavolta non da un referendum ma dalla minuscola Islanda, allora, anche per l’Italia sperare non costa nulla.

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