Prima giornata da ex per Marino, ma con l’affetto di decine di romani. Tra Premier e Sindaco disarcionato duello a tarda sera

Prima giornata da ex per Marino, ma con l’affetto di decine di romani. Tra Premier e Sindaco disarcionato duello a tarda sera

Il primo giorno da “comune cittadino” per Ignazio Marino è iniziato e finito con una passeggiata. Il sindaco disarcionato da quella che può essere paragonabile ad una vera e propria congiura di palazzo, pardon di partito, ha rinunciato alle auto di servizio, che, lo ricordiamo, gli erano state imposte dal prefetto, e dopo essersi recato a piedi dalla sua abitazione in centro, per recarsi in Campidoglio, è finita nello stesso modo. Accompagnato dalla sua scorta, abito blu, zainetto e mani in tasca, ha percorso, in silenzio e seguito da una nutrita pattuglia di cronisti e operatori televisivi, concedendo solo poche battute ai giornalisti presenti: “Non ho programmi imminenti. Questa è la mia città e non ho neppure programmi di morte imminente”.

La sorpresa? Decine di cittadini hanno salutato, commossi, il sindaco

Marino, durante la passeggiata è stato salutato da diverse persone che gli hanno gridato: “bravo sindaco”, “siamo con te”, “non mollare”. “Che peccato Marino” e “Dicci la verità? Chi ti ha rovinato? È stato Renzi?” gli hanno chiesto altri stringendogli la mano. Il sindaco è poi entrato in Campidoglio dove si è trattenuto per un breve periodo per poi uscire e sempre “scortato” dai cronisti, ha fatto rientro nella sua abitazione a due passi dal Pantheon, raccogliendo gli applausi di alcuni cittadini in piazza di Sant’Eustachio. Anche in questo caso nessuna parola con i giornalisti che hanno provato a chiedergli se sarà presente alla messa del Papa al Verano o se domenica sarà di nuovo in Campidoglio. Il sindaco si è lasciato andare a una risata quando alcuni cronisti “esausti”, dopo la doppia passeggiata della mattina e del pomeriggio, gli hanno chiesto scherzando: “sindaco, ci può solo dire se va a casa?”. E il primo cittadino ha risposto sorridendo: “Se volete facciamo un altro giretto”. Marino prima di chiudersi in casa ha concesso una sola battuta ai cronisti che lo assediavano: “Mi hanno chiamato e scritto dei leader del Pd ma per parlarmi a livello personale. Ho grande stima di loro per le parole che hanno usato”.

La commedia degli equivoci ha due autori: Renzi ed Orfini. Botta e risposta tra Premier-Segretario ed ex Sindaco

Dopo la presa di posizione autodifensiva,  del Commissario Pd di Roma, Orfini,  che, ancora una volta ha dimostrato l’assoluta inadeguatezza del suo ruolo, nella serata di sabato sono arrivate anche le parole del Presidente del Consiglio Renzi a scandire la commedia degli equivoci che si sta consumando in queste ore a Roma. Eccole le parole del premier, che probabilmente potevano essere anche evitate: “Occorre tornare ad avere quella fiducia nei propri mezzi che a Roma c’è sempre stata. Dire ‘sono cittadino romano’ prima era un vanto, ora è diventato quasi un motivo di preoccupazione: gli scandali, le polemiche. Sono convinto che con il lavoro del prefetto Tronca e tutti coloro che gli daranno una mano, il prefetto Gabrielli e i collaboratori che saranno scelti, noi saremo in condizione di restituire ai romani fiducia ed entusiasmo. Penso sia arrivato il momento di stoppare le chiacchiere, e metterci a parlare di cose concrete: trasporti, riorganizzazione di una città, e anche un investimento sulle periferie”. A Roma – continua Renzi- ventisei consiglieri comunali pur di mettere la parola fine a questo balletto indecoroso, si sono addirittura dimessi loro, hanno rinunciato alla poltrona con un grande gesto di stile”. Ma allora, ci chiediamo, per quale illogico motivo si è andati avanti nella direzione segnata dal Commissario Orfini, che ha supportato il Sindaco fino a poche ore fa. Forse Renzi non ne era a conoscenza? Di fronte alla nota diffusa dal Premier-segretario, l’ormai ex sindaco non ha potuto far altro che replicare: “Con le sue dichiarazioni al Tg1 e al TG2 il Presidente del Consiglio conferma di avere un’idea sommaria e insufficiente della situazione di Roma. Il capo del governo sorprendentemente ignora l’azione che insieme alla giunta, al governo nazionale e alla maggioranza in consiglio comunale abbiamo portato avanti per salvare il Comune che nel 2013 aveva 816 milioni di Euro di disavanzo e l’Atac con i suoi 874 milioni di Euro di debiti dal fallimento – prosegue Marino – Ignora i tanti interventi di cambiamento radicale dal nuovo ciclo dei rifiuti che ha sottratto la gestione a un monopolista privato che agiva indisturbato dal 1963, lo stop al consumo dell’agro romano per nuovo cemento, il rinnovo dei vertici delle aziende municipalizzate non sulla base delle tessere di partito ma sulle competenze dei candidati. Ignora anche la dismissione di oltre 20 aziende non strumentali per i servizi ai cittadini ma utilizzate per poltronifici consociativi. Ignora lo stop a parentopoli, agli amici degli amici e la presenza della Mafia prima della discontinuità portata dalla nostra Giunta.Il presidente del Consiglio ignora molte altre cose – aggiunge – Dispiace apprendere che Matteo Renzi non conosca il proficuo lavoro condotto con Palazzo Chigi per un piano di rientro pubblicato in Gazzetta Ufficiale e che per la prima volta non crea nuovi debiti per Roma e ha riportato la legalità contabile nella Capitale. Dispiace anche che il contrasto alla corruzione, alle tangenti, al malaffare trovato non vengano considerati dal presidente del Consiglio valori degni di nota”.

E nel silenzio tombale del Pd torna a parlare, per difesa personale, il commissario Orfini

Ed in tarda serata un velenoso e colpevole commissario del Pd Orfini cerca di mettere una toppa che però è più grande del buco portando un attacco assolutamente incomprensibile, se non per difesa personale, a Marino. Ecco le parole postate dal dirigente del Pd su Facebook: “Aiutare Marino è stato il mio principale obiettivo. Gli ho fatto da scudo umano; ho convinto persone di spessore a venire a dargli una mano, ne ho giustificato inadeguatezze ed errori. Molti di quelli che oggi mi accusano di averlo scaricato, fino a qualche settimana fa mi accusavano di difendere l’indifendibile. Sono convinto di aver fatto bene allora e di aver fatto bene ora. Perché prima di interrompere l’esperienza di una amministrazione scelta dai cittadini, un partito le deve provare tutte. E io le ho provate tutte. Ma c’è un punto oltre il quale non si deve mai andare: se continuare significa danneggiare la città occorre fermarsi. Ed è quello che abbiamo fatto. Perché la perdita di credibilità e autorevolezza del sindaco – di cui solo lui è responsabile – non la possono pagare i cittadini. Era tutto sbagliato dunque? No, Marino ha fatto cose buone e importanti che gli vanno riconosciute. Ma il racconto autoassolutorio che nel momento dell’addio ha offerto rabbiosamente alla città è semplicemente ridicolo – prosegue – Perché la vera discontinuità c’è stata dopo mafia capitale, quando in giunta è arrivato Sabella e quando il Pd è stato commissariato. E se a volte siamo arrivati tardi non è stato per responsabilità del Pd. Perché ci sono voluti mesi a cambiare quei dirigenti che dal primo giorno avevo suggerito di cambiare? Perché è dovuto arrivare uno da Torino per accorgersi che per 5 anni in Atac si facevano solo appalti senza gara? Perché oggi siamo costretti a segnalare alla corte dei conti decine di milioni di euro di discutibili somme urgenze fatte nei primi anni di questa consiliatura? Sono solo alcuni esempi – conclude – E poi sono arrivati gli ultimi mesi, segnati da una interminabile serie di errori, sottovalutazioni. E bugie”.

Il debutto del commissario che porterà Roma alle elezioni

Ma quella di ieri è stata anche la giornata in cui ha detto le prime parole il nuovo commissario straordinario che dovrà gestire l’Amministrazione capitolina ed il Giubileo da domani e fino alle elezioni di primavera. “Entusiasmo, orgoglio e determinazione”, e “nessun tentennamento”. Sarebbe questo lo stato d’animo di Francesco Paolo Tronca, prefetto di Milano, dopo aver ricevuto la nomina a commissario straordinario di Roma. “Domattina (domenica ndr) vado a Roma e il prefetto Gabrielli dovrebbe notificarmi il provvedimento di nomina a commissario”, ha commentato a margine della firma della Carta di Milano, insieme al vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini. “Non ho preoccupazioni particolari – ha aggiunto, interrogato sul mandato che andrà a ricoprire – ho soltanto il desiderio di entrare in questa nuova responsabilità con un approccio di grande umiltà. Prima di valutare e decidere bisogna conoscere”. “C’è lo stesso spirito con cui sono arrivato a Milano”, quindi “entusiasmo, orgoglio, tanto, e determinazione a esercitare la mia responsabilità al meglio”. Di fronte alla nomina “non ho avuto nessun tentennamento. Non ho chiesto nessun momento per riflettere, quando arrivano richieste così importanti un prefetto deve semplicemente andare avanti e fare il suo dovere”, ha detto Tronca. “Ho detto subito di sì, anzi ho ringraziato”, ha poi detto il prefetto. “Non me l’aspettavo” ha detto Tronca riguardo alla nomina ma affronterà il nuovo impegno “con lo stesso spirito con cui sono arrivato a Milano e lo stesso spirito con cui in questi due anni ho affrontato gli eventi legati al semestre di presidenza italiana dell’Unione europea, l’Asem e soprattutto il grande evento Expo”. Il nuovo impegno “non so come sarà diverso rispetto a quello per l’Expo: sta in questo la sfida”, una “sfida” da affrontare, ha detto Tronca “con tutta l’esperienza e determinazione con cui ho affrontato Expo”. La prima cosa che farò quando arriverò a Roma sicuramente sarà incontrare il prefetto Gabrielli. Poi se incontrerò altre persone si vedrà (ed è chiaro il riferimento a Marino ndr) . Certamente io terrò una linea di rapporti estremamente istituzionale”.

Gli auguri di Cgil, Cisl e Uil al ‘successore’ di Marino

Al nuovo commissario sono giunti gli auguri di Cgil, Cisl e Uil, con i segretari Di Berardino, Bertone e Civica: “I più sinceri auguri al neo commissario Tronca per il delicato incarico cui è stato chiamato. Cgil Cisl e Uil sono disponibili a fare la propria parte sin da subito per la risoluzione dei tantissimi problemi di questa città. Ci auguriamo di poter lavorare in un dialogo costante al fine di operare con concretezza e tempi rapidi per il bene di Roma, dei suoi cittadini, dei lavoratori, dei pensionati, prime vittime degli errori e delle scelte politiche e amministrative”.

L’ex assessore Sabella non si chiama fuori dalla nuova amministrazione

Ed in chiave forse di subcommissario non si chiama l’Assessore alla legalità e trasparenza, Sabella: “Sono disponibile a svolgere un ruolo tecnico sempre da uomo delle istituzioni per le istituzioni, dovesse esserci questa possibilità la valuterò, altrimenti me ne tornerò a fare il Cincinnato con il mio aratro, che sostanzialmente è il codice penale”.

La brutta figura di Berlusconi che lancia Marchini e riceve il benservito da Giorgia Meloni

Da registrare, poi, il primo infortunio serio di quella che può essere giudicata ormai la campagna elettorale, a subirlo il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi che si schianta contro Fratelli d’Italia, o meglio contro la leader di quel movimento Giorgia Meloni. L’ex Cavaliere, in mattinata, infatti, aveva tessuto le lodi del leader centrista romano, Alfio Marchini: “Il nostro candidato a Roma sarà Alfio Marchini. Lui comunque si candida, proporre un nostro nome alternativo porterebbe una sconfitta certa”. Così il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, intervistato da Carmelo Lopapa aveva dettato la linea sul quotidiano la Repubblica. Ed alla domanda se la Meloni sarebbe un buon sindaco? Pronta la replica: “Non credo perchè Giorgia punta alla Regione. Lei sarebbe un buon governatore. Al comune c’è già Marchini e se proponessimo un altro candidato vorrebbe dire andare divisi e perderemmo di sicuro. Marchini non l’ho visto, ma l’ho sentito di recente. Piace, piace soprattutto alle donne. È una figura sulla quale si può puntare”. Poche ore di riflessione e poi la replica della leader di uno spezzone dell’ultradestra: “Leggo dalle pagine di Repubblica che secondo Silvio Berlusconi ambirei a candidarmi a presidente della Regione Lazio. Non capisco da dove derivi questa convinzione visto che la notizia non corrisponde a verità e non ne abbiamo mai parlato, anche per l’ovvia ragione che non si sta andando al voto. In ogni caso non ho fondato Fratelli d’Italia per far dire a Berlusconi cosa intendo fare. Inoltre noi di Fdi, che ricordo essere accreditato come primo partito della coalizione nella capitale, non siamo in alcun modo disponibili a sostenere a Roma la candidatura di chi come Alfio Marchini, ha partecipato alle primarie del Pd, come abbiamo spiegato a Berlusconi più volte. Speravamo – e abbiamo chiesto più volte un tavolo per discuterne – nella disponibilità a trovare un candidato che mettesse insieme tutto il centrodestra, ma se FI intende sostenere Marchini possiamo solo fare loro i nostri migliori auguri. FdI sosterrà invece un candidato di centrodestra, perché a noi gli inciuci e i pastrocchi non piacciono in Parlamento e non piacciono per il Campidoglio”.

Tutta in salita la corsa verso Palazzo Senatorio di Sinistra e Pd

Dunque se il Pd e la sinistra hanno più di qualche problema, anche destre ed ultradestre, rischiano di collassare. Chi viaggia a pieno regime sono i 5Stelle, che è vero che come tutti gli altri non hanno ancora un candidato, viaggiano, nei sondaggi, su numeri irresistibili. Ad oggi, infatti, sarebbe difficile pensare ad un Sindaco diverso dal loro. Dunque per il Pd, le Destre (estreme e non), i centristi e soprattutto per quel che resta della sinistra, oggi rappresentata da Sel, la partita è tutta in salita.

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