Alba di guerra oggi a Baghdad. Trump ordina e ottiene l’assassinio del generale iraniano Soleimani, aprendo le porte dell’inferno. L’Iran minaccia pesanti ritorsioni

Alba di guerra oggi a Baghdad. Trump ordina e ottiene l’assassinio del generale iraniano Soleimani, aprendo le porte dell’inferno. L’Iran minaccia pesanti ritorsioni

Il generale Qassim Soleimani, capo della brigata Quds delle Guardie rivoluzionarie iraniane, è stato ucciso nella notte in un raid aereo sull’aeroporto internazionale di Baghdad. Lo hanno riferito la televisione di Stato irachena e tre funzionari del governo di Baghdad. Nel raid ha perso la vita anche Abu Mahdi al Mohandes, il vice comandante delle milizie di Difesa popolare irachene (Pmu) sostenute dall’Iran. Sessantadue anni, da ventuno a capo della sezione “Al Quds” (il nome in arabo di Gerusalemme) per le operazioni esterne delle Guardie della Rivoluzione, Soleimani è stato di fatto il principale stratega della politica estera e di sicurezza della Repubblica islamica, primo responsabile della sorprendente ascesa regionale di un Paese ancora oggi isolato dalla comunità internazionale ma in grado di ritagliarsi un crescente spazio di influenza, pur a fronte di avversari dotati di maggiori risorse militari, politiche e finanziarie. Lo ha fatto costruendo e coordinando una rete di attori militari non statali nella regione – da Hezbollah alle milizie irachene, passando per quelle afghane e pakistane – motivati da un comune sentimento di appartenenza politica, culturale e ideologica all’Iran, e che costituiscono gli strumenti di difesa – o attacco – asimmetrica della Repubblica islamica. Nell’ultimo decennio dello scorso secolo e nel primo del nuovo millennio, Soleimani si era dedicato soprattutto a due fronti, quello del sostegno ai ribelli afghani contro i Talebani – acerrimi nemici di Teheran – e, a partire dall’invasione americana dell’Iraq, quello del coordinamento della miriade di milizie che hanno combattuto le truppe americane in territorio iracheno. Senza dimenticare il sostegno ai sunniti di Hamas e le sanguinose azioni militari contro truppe e funzionari statunitensi nella regione, in gran parte dei casi, operazioni di guerriglia asimmetrica, volte a mantenere un sottile e precario equilibrio della deterrenza.

Il Pentagono ha rilasciato una dichiarazione in cui ha affermato che “sotto la direzione del Presidente, l’esercito statunitense ha intrapreso azioni difensive decisive per proteggere il personale Usa all’estero uccidendo Qasem Soleimani, il capo della Guardia rivoluzionaria iraniana”. Il Pentagono ha affermato che il raid “mira a dissuadere i futuri piani di attacco iraniani”. La televisione di stato irachena ha annunciato la morte di Soleimani in un flash sullo schermo citando come fonte le Pmu. “Il nemico statunitense e israeliano è responsabile dell’uccisione dei mujaheddin Abu Mahdi al Muhandis e Qassem Soleimani”, ha dichiarato Ahmed al Assadi, portavoce delle forze di mobilitazione popolari irachene. Anche il corpo delle Guardie della rivoluzione islamica iraniana ha confermato la morte del comandante della brigata Qods, Soleimani, in una dichiarazione rilasciata dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Fars. “Il comandante dell’Islam Qassem Soleimani è stato martirizzato oggi dopo una vita di jihad in un attacco da parte di elicotteri Usa”, ha affermato la nota. Soleimani era stato dato per morto già diverse volte, in un incidente aereo del 2006 che ha ucciso altri funzionari militari nell’Iran nordoccidentale e in seguito in un bombardamento del 2012 a Damasco che ha ucciso uomini vicini al presidente siriano Bashar Assad. Più di recente, nel novembre 2015 sono circolate voci secondo cui Soleimani è stato ucciso o gravemente ferito mentre guidava forze fedeli ad Assad attorno ad Aleppo. L’attacco coi droni è avvenuto per le tensioni con gli Stati Uniti dopo l’attacco di Capodanno da parte di milizie appoggiate dall’Iran all’ambasciata Usa a Baghdad. L’attacco di due giorni fa all’ambasciata ha spinto il presidente Donald Trump a ordinare l’invio di circa 750 soldati dispiegati in Medio Oriente. La violazione dell’ambasciata ha fatto seguito agli attacchi aerei statunitensi di domenica che hanno ucciso 25 combattenti della milizia appoggiata dall’Iran in Iraq, la brigata Hezbollah. L’esercito Usa ha affermato che i raid sono stati una rappresaglia per l’uccisione avvenuta la settimana scorsa di un contractor statunitense in un attacco missilistico contro una base militare irachena da parte della milizia sciita.

Teheran “non è dispiaciuta quanto vuole far credere” della morte del generale Qassem Soleimani. Così il presidente americano Donald Trump in un commento su Twitter dopo l’escalation di tensione seguita al raid Usa contro il generale iraniano, ucciso a Baghdad da un drone. “Il generale Qassem Soleimani ha ucciso o ferito gravemente migliaia di americani per un lungo periodo di tempo, e stava pianificando di ucciderne molti altri ma è stato fermato! Era direttamente e indirettamente responsabile della morte di milioni di persone, incluso il recente numero elevato di manifestanti uccisi nello stesso Iran”, ha scritto Trump su Twitter. “Mentre l’Iran non sarà mai in grado di ammetterlo correttamente, Soleimani era sia odiato che temuto nel Paese. Non sono rattristati tanto quanto i leader faranno credere al mondo esterno. Sarebbe dovuto essere fatto fuori molti anni fa!” ha aggiunto il presidente.

Centinaia di migliaia di persone stanno manifestando a Teheran e in altre città dell’Iran per chiedere di vendicare la morte del generale Qasem Soleimani, ucciso questa notte in un raid aereo degli Stati Uniti in cui hanno perso la vita anche il vicecomandante delle Unità della mobilitazione popolare sciita (milizie a maggioranza sciita, Pmu) e altri esponenti delle forze paramilitari irachene. Secondo quanto riporta l’emittente iraniana “Press Tv”, i manifestanti hanno espresso solidarietà alla famiglia del generale Soleimani scandendo slogan contro gli Stati Uniti e rilanciando la promessa “vendetta” fatta questa mattina dalla guida suprema dell’Iran, ayatollah Ali Khamenei. Nella capitale Teheran, decine di migliaia di persone che hanno partecipato alle preghiere del venerdì hanno organizzato una manifestazione nelle vie centrali della città. Durante un sermone pronunciato a Teheran, l’ayatollah Seyyed Ahmad Khatami ha affermato che l’attacco avvenuto questa notte significa che “gli statunitensi di tutto il mondo non sperimenteranno mai più la calma”. “Oggi, il mondo e i movimenti di resistenza in Siria, in Libano e in altri luoghi stanno piangendo il generale Soleimani e vogliono vendicare il suo sangue”, ha dichiarato il leader religioso. L’Iran si è impegnato questa mattina a vendicare l’uccisione del generale Qasem Soleimani, avvenuta in un raid aereo statunitense vicino all’aeroporto internazionale di Baghdad, mentre una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza nazionale iraniano è stata convocata per discutere della risposta appropriata. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che gli Stati Uniti si assumono la responsabilità di tutte le conseguenze della sua “avventura canaglia”. “L’azione del terrorismo internazionale condotta dagli Stati Uniti – ha aggiunto Zarif in un tweet – colpendo e assassinando il generale Soleimani è molto pericolosa e rappresenta un’escalation folle”.

Sono molte le voci politiche che invocano una soluzione diplomatica sulla questione da parte di Italia e Unione Europea. “Il 2020 della politica italiana è iniziato con sterili discussioni da cortile. Quello che sta accadendo in Libia e in Medio Oriente dovrebbe farci cambiare passo e chiamare l’Italia – e l’Europa – a tornare ad avere un ruolo in politica estera” ha twittato il leader di Italia Viva Matteo Renzi. Anche l’ex premier e attuale commissario europeo per l’economia Paolo Gentiloni si aspetta un “impegno immediato contro rischi di escalation e di destabilizzazione” da parte di Italia ed Europa, come Maurizio Martina, del Partito democratico, che si augura per “tutta la politica italiana un salto di qualità, oltre le beghe da cortile. Italia ed Europa agiscano per evitare ogni drammatica escalation”. “L’uccisione di Soleimani è un gesto avventato, un fiammifero acceso in un deposito di carburante. C’è il rischio concreto di una escalation militare senza uscita. Davanti al quadro molto preoccupante che si sta delineando tra l’intervento militare turco in Libia e le continue tensioni in Medio Oriente serve una risposta europea, una linea condivisa che rimetta al centro la politica e la diplomazia” afferma Erasmo Palazzotto, deputato di LeU e componente della commissione Esteri di Montecitorio.

Il presidente russo Vladimir Putin ha avuto oggi un colloquio telefonico con l’omologo francese Emmanuel Macron e “i due leader hanno espresso preoccupazione” per la morte del generale iraniano Qasem Soleimani. Lo ha reso noto il Cremlino. Putin e Macron hanno quindi sottolineato che “questa azione potrebbe aggravare in modo serio la situazione nella regione”, si legge nella nota riportata dall’agenzia Ria Novosti.  La Cina ha esortato oggi tutte le parti interessate, in particolare gli Stati Uniti, a mantenere la calma e la moderazione per evitare di intensificare ulteriormente le attuali tensioni nel Golfo, dopo il raid aereo statunitense che ha ucciso in Iraq il generale iraniano Soleimani. “La Cina si è sempre opposta all’uso della forza nei rapporti internazionali e ha insistito sul fatto che tutte le parti dovrebbero attenersi agli scopi e ai principi della Carta delle Nazioni Unite e alle norme di base che regolano le relazioni internazionali”, ha sottolineato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Geng Shuang. La sovranità, l’indipendenza e l’integrità territoriale dell’Iraq, ha aggiunto il portavoce cinese, dovrebbero essere rispettate, come dovrebbero essere salvaguardate la pace e la stabilità del Golfo in Medio Oriente.  Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha invece lodato il presidente Usa Donald Trump “per aver agito in modo rapido, vigoroso e deciso” nell’eliminare il generale iraniano Qassem Soleimani. “Come Israele, anche gli Stati Uniti hanno lo stesso diritto di difendersi”, ha dichiarato Netanyahu, mentre si imbarcava sul volo di ritorno in Israele. Dopo la notizia del raid americano, il premier israeliano ha interrotto la sua visita ufficiale in Grecia.

In rally i prezzi del petrolio: il raid Usa in Iraq nel quale è stato ucciso il generale iraniano Qassem Soleimani, ha dato una decisiva spinta al mercato dell’oro nero. Il prezzo del petrolio è salito di oltre il 4% e stamattina sta accentuando i guadagni: il barile di Brent e il WTI hanno raggiunto un picco circa un’ora fa rispettivamente a 69,50 dollari e 64,09 dollari, ai massimi da settembre e maggio. Secondo gli analisti, gli investitori temono che l’Iran possa reagire prendendo di mira gli impianti petroliferi o le infrastrutture di trasporto nella regione.  Più che i timori di disordini in Iran, le cui esportazioni di oro nero sono già sotto l’embargo degli Stati Uniti, è la possibilità di un conflitto più ampio che riguardi l’Iraq, l’Arabia Saudita e altri Paesi a preoccupare i mercati. Non si teme però una guerra vera e propria tra Usa e Iran ma di certo le nuove tensioni complicheranno il dialogo tra i due Paesi. Per il momento, l’aumento è quindi alimentato principalmente dai timori di un’escalation e non da un’interruzione dell’approvvigionamento di oro nero.

 

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