Siria. Senza sosta la tragica avanzata militare turca nel Rojava curdo. Ancora morti e migliaia di curdi sfollati. Cgil-Cisl-Uil: lunedì 14 presidio a Roma in piazza Santi Apostoli. Cortei in tante città

Siria. Senza sosta la tragica avanzata militare turca nel Rojava curdo. Ancora morti e migliaia di curdi sfollati. Cgil-Cisl-Uil: lunedì 14 presidio a Roma in piazza Santi Apostoli. Cortei in tante città

Al quarto giorno dell’operazione “Fonte di pace”, la Turchia conquista una strategica città, Ras Al-Ayn e prepara l’offensiva su Tel Abyad. E gli alleati dell’Esercito libero Siriano piazzano un posto di blocco su un’importante arteria stradale, che taglia tutta l’area su cui punta Ankara, da est a ovest. Intanto, dopo l’Olanda, anche la Germania, alla vigilia del Consiglio Affari Esteri dell’Ue che dovrà decidere le sanzioni contro Ankara, ha sospeso le esportazioni di armi alla Turchia. E la Lega Araba, tornata a parlare con una sola voce dalle ‘primavere arabe’ (unica eccezione il Qatar e la Somalia), ha chiesto alle Nazioni Unite di adottare misure per spingere la Turchia a fermare l’offensiva militare e ritirare “immediatamente” le sue forze dalla Siria; e ha anche chiesto di sospendere il sostegno militare e di intelligence che potrebbe aiutare Ankara nelle operazioni.

L’esercito turco è penetrato in Siria la sera del 9 ottobre ed è progressivamente avanzato in territorio siriano conquistando 13 villaggi delle province di Ras al Ayn e Tel Abyad, mentre l’avanzata di Els ha portato al controllo di almeno 4 villaggi nella provincia di Ras Al Ayn. Proprio Els sembra avere svolto un ruolo centrale nelle ultime ore a differenza dell’esercito di terra turco, rispetto ai movimenti del quale oggi non si registrano grandi novità se non il ruolo giocato nella liberazione del centro di Ras al Ayn. Lo sviluppo più importante riguarda proprio quest’ultima cittè, uno dei centri strategici dell’area soggetta ad intervento e “ripulita dai terroristi” dalle forze speciali turche ed al momento sotto controllo di Els e dell’esercito di Ankara. Si tratta di uno sviluppo importante, perche’ Ras al Ayn è stato uno dei primi obiettivi su cui l’esercito turco si è concentrato dall’inizio dell’offensiva, con bombardamenti dalla confinate Ceylanpinar.

Kobane è stata al centro di un giallo nella tarda serata di venerdì, quando si è diffusa la notizia che colpi di artiglieria partiti dalle postazioni della confinante città turca di Suruc, avevano “accidentalmente” colpito una base americana, ferendo marines e francesi della coalizione antiterrorismo. Notizia smentita prima da Ankara e poi da Washington, che ha comunque ammesso che l’artiglieria turca aveva colpito a poche centinaia di metri dalla base, poi abbandonata dagli americani, prima del rientro di oggi da parte dei marines. Un episodio che ha comunque portato alla sospensione delle attività militari turche su Kobane. I marines americani hanno inoltre effettuato un giro di ricognizione nei dintorni di Qamishli, situata vicino il confine est dell’area interessata dall’intervento e altro obiettivo di Ankara, bersagliata negli ultimi due giorni dall’artiglieria pesante turca stanziata a Nusaybin. In base a quanto reso noto da Nazioni Unite e Ong, le città di Tel Abyad e Ras al Ayn sono teatro di una disperata fuga di civili: decine di migliaia hanno lasciato le proprie abitazioni in seguito ai colpi di artiglieria pesante piovuti da oltreconfine e agli scontri di oggi. Sale intanto il bilancio del numero dei miliziani Ypg uccisi, 415 in base a quanto dichiarato dal ministro della Difesa ed ex capo dell’esercito Hulusi Akar questa mattina. Un bilancio destinato ad essere aggiornato dopo quanto accaduto nelle ultime ore, giornata in cui non sono trapelate notizie di militari turchi caduti dopo i due morti di ieri.

Cgil, Cisl e Uil: mobilitazione per lunedì 14 ottobre alle ore 17.30 a Piazza Santi Apostoli e invitano le proprie strutture ad attivarsi con iniziative a livello territoriale

Cgil Cisl e Uil esprimono la loro profonda preoccupazione di fronte ai bombardamenti contro la popolazione curda nel nord della Siria e all’ingresso di truppe turche in Siria. La decisione del Presidente della Turchia Erdogan di attaccare di nuovo la Siria di Bashar Assad, con lo scopo di liberare l’area dai curdi, ha avuto sostanzialmente il via libera dal Presidente USA Donald Trump, che ha così voltato le spalle ai combattenti che hanno guidato la resistenza contro i fondamentalisti islamici dell’Isis. Tutto questo si inserisce in un quadro già fortemente instabile dell’area. In tutto questo il silenzio dell’Europa, che fino ad oggi ha stretto un accordo con la Turchia, chiudendo un occhio sulla più che discutibile guida politica del Presidente Erdogan, in totale contrapposizione con i principi di difesa dei diritti umani cui tutti i valori europei sono ispirati, pagando 6 miliardi di euro per il mantenimento dei campi profughi degli esuli siriani. L’Europa tace anche di fronte alla minaccia di inviare i profughi verso l’Europa. Cgil, Cisl e Uil esprimono la preoccupazione dei lavoratori italiani di fronte all’aggravamento della crisi che già determina ulteriori perdite di vite umane e potrebbe destabilizzare completamente gli equilibri politici internazionali. Fanno appello alla Comunità internazionale perché si fermi immediatamente la deriva militare e si apra una conferenza che affidi alla diplomazia la soluzione di tutti i problemi tuttora aperti nella regione. Cgil, Cisl e Uil, anche in linea con le posizioni espresse dalla CES nella lettera inviata ai vertici delle Istituzioni europee, fanno appello al Governo italiano perché si attivi per una iniziativa della Unione Europea che riveda gli accordi con la Turchia e si faccia garante per la ricerca di una soluzione pacifica con l’apertura immediata di una piattaforma multilaterale in sede ONU che garantisca innanzitutto la pace e la tutela dei diritti umani. Per questo Cgil Cisl e Uil lanciano una mobilitazione per lunedì 14 ottobre alle ore 17.30 a Piazza Santi Apostoli e invitano le proprie strutture ad attivarsi con iniziative a livello territoriale.

I cortei a sostegno e solidarietà col popolo curdo nelle città italiane

Ponte alla Vittoria a Firenze bloccato dal corteo pro curdi e contro i bombardamenti della Turchia in Siria. Circa 400 i manifestanti partiti da piazza del Carmine che si sono fermati all’inizio del ponte per poi muovere nuovamente verso il centro della città in direzione del consolato americano, situato non lontano dal ponte alle Vittoria. Un’altra manifestazione a sostegno del popolo curdo vittima dei raid turchi nel nord della Siria è stata organizzata oggi a Bologna dalla rete del ‘Nodo Sociale Antifascista’, in occasione della giornata mondiale di mobilitazione proclamata dal Comitato di solidarietà del Rojava in Europa. Dopo un presidio in Piazza Nettuno, circa mille persone con bandiere di varie sigle e collettivi hanno sfilato in corteo lungo via Indipendenza e un tratto dei viali di circonvallazione, esibendo striscioni contro il presidente della Turchia Erdogan. Circa duemila persone hanno sfilato in corteo da piazza Verdi a piazza Pretoria, dove sorge il Municipio di Palermo, contro l’invasione dell’esercito turco in Siria. A sfilare sono soprattutto giovani e gli aderenti a numerose associazioni e sindacati come Palermo Solidale con il popolo Kurdo, Alcamo per il Kurdistan, Centri sociali Palermo, Potere al Popolo Palermo, Cobas Palermo, Usb Unione Sindacale di Base, Comitato di Base No Muos Palermo, Rifondazione Comunista, Arci, Cgil. Centinaia di persone sono scese in strada, oggi a Torino, per condannare l’offensiva militare turca nel nord-est della Siria. Alla manifestazione, partita da piazza Castello e promossa da comitati filo-curdi legati ad ambienti dell’autonomia, hanno partecipato anche delegazioni della Cgil, dei sindacati autonomi, esponenti di Rifondazione Comunista e di Italia Viva. Il corteo ha rispettato un minuto di silenzio in ricordo di Lorenzo Orsetti, 33enne fiorentino, e Francesco Asperti, 53enne bergamasco, uccisi in Rojava nel Kurdistan siriano, dove si trovavano dopo essersi uniti ai curdi per combattere lo Stato Islamico. Alcune centinaia di persone sono scese in piazza oggi a Napoli per esprimere solidarietà al popolo curdo. Nel primo pomeriggio hanno tenuto un flash mob in piazza Berlinguer per poi dirigersi successivamente verso la prefettura. Ai manifestanti si è unita anche una delegazione di operai dello stabilimento Whirlpool di Napoli che sono impegnati in una complicata vertenza di lavoro. Lungo la strada i manifestanti hanno illustrato ai passanti quanto sta avvenendo ed hanno urlato slogan contro il presidente turco Erdogan.

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