Agenda politico-istituzionale densa in questa settimana, segnata dai decreti su quota 100 e reddito di cittadinanza, provvedimenti “fuffa” già bocciati da sindacati e sinistra

Agenda politico-istituzionale densa in questa settimana, segnata dai decreti su quota 100 e reddito di cittadinanza, provvedimenti “fuffa” già bocciati da sindacati e sinistra

Settimana cruciale per la politica nazionale. Il Parlamento riapre i battenti dopo la breve pausa delle feste natalizie. Da mercoledì 9 gennaio riprenderanno i lavori dell’Aula di Camera e Senato, mentre le sedute di alcune commissioni sono convocate già da martedì. In settimana è anche attesa la riunione del Consiglio dei ministri che dovrebbe varare il decreto – o i due decreti, ancora non è chara l’intenzione del governo – su quota 100 e Reddito di cittadinanza. L’ipotesi circolata nei giorni scorsi è che il Cdm potrebbe tenersi giovedì 10 gennaio. Circolano tuttavia su agenzie di stampa e quotidiani online alcune anticipazioni su quota 100 e reddito di cittadinanza.

Su quota 100 e soprattutto sul reddito di cittadinanza circolano ad arte le bozze del decreto. Sonora bocciatura di Stefano Fassina, LeU

Intanto, secondo quanto si apprende da fonti di Palazzo Chigi, la platea del reddito non è cambiata. Il numero di chi ne potrà beneficiare resta dunque di quasi cinque milioni di individui, e a investimento invariato, vorrebbe dire che saranno offerti pochi euro, piuttosto che i 780 sbandierati in campagna elettorali. Ma l’altra “chicca” che circola nella bozza è relativa ai cosiddetti navigator: una spesa nel limite di 250 milioni nel 2019-2020 per la “contrattualizzazione di professionalità necessarie ad organizzare l’avvio del reddito di cittadinanza, con il compito di seguire personalmente il beneficiario nella ricerca del lavoro, nella formazione e nel reinserimento professionale”. Cosa siano i circa 30mila navigator, come debbano lavorare, quanto sarà il loro compenso, ancora nessuno sa dirlo, ma il segreto fa parte dell’abilità comunicativa di Palazzo Chigi, che filtra le veline ad arte, dice e tace, a favore di propaganda. Su quota 100 e reddito di cittadinanza, è lapidario il giudizio negativo di Stefano Fassina: “Nella bozza di decreto su pensioni e reddito di cittadinanza, finiscono le favole elettorali di Lega e M5S. Da una parte, la ‘cancellazione della Legge Fornero’ diventa una impervia corsa a ostacoli verso una minimale ‘quota 100’, in vigore soltanto per un triennio, senza TFR per i dipendenti pubblici, senza inclusione degli esodati e con un pesante inasprimento dei requisiti per ‘opzione donna’. Nessun intervento strutturale”. Stefano Fassina, deputato di Liberi e Uguali, aggiunge: “dall’altro, il cosiddetto reddito di cittadinanza viene legato a una domanda di lavoro inevasa di fatto inesistente, in un quadro liberista dove la disoccupazione si affronta soltanto sul lato dell’offerta senza nessuna attenzione alla crescita, in particolare nel Mezzogiorno, data l’anemia di investimenti pubblici confermati dal ‘governo del cambiamento’ al minimo storico ereditato dal Pd – aggiunge -. Inoltre, è vincolato a spostamenti in tutta Italia e non ha natura di diritto soggettivo in quanto subordinato alle disponibilità del Fondo costituito con la Legge di Bilancio. Soprattutto, i due interventi sono minati dagli obiettivi di deficit pubblico negoziati con la Commissione europea, garantiti da aumenti di Iva e accise per 23 miliardi nel 2020 e 29 miliardi all’anno a partire dal 2021. Insomma, in continuità con la scorsa legislatura, a ridosso delle elezioni arrivano misure elettorali”. Una sonora bocciatura, senza se e senza ma, come si vede, anche da parte di Fassina, che pure mesi orsono aveva aperto al dialogo coi 5Stelle.

L’agenda politico-istituzionale del governo e del Parlamento: una fitta rete di decreti da approvare

Lo stesso 10 gennaio il premier Giuseppe Conte ha convocato a palazzo Chigi, alle ore 11, i rappresentanti del Terzo settore e delle Organizzazioni non a scopo di lucro, dopo la polemica sorta a seguito dell’aumento dell’Ires contenuto in manovra, sul quale il governo si è impegnato a porre rimedio in un altro provvedimento. Le correzioni potrebbero essere inserite nel decreto Semplificazioni, ora all’esame del Senato. Potrebbe svolgersi in settimana, ma al momento è prematuro fare ipotesi sulla data, anche l’incontro garantito da Conte all’Associazione nazionale dei Comuni, l’Anci, alla luce del duro scontro istituzionale tra diversi primi cittadini e il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, in merito alle norme relative ai permessi di soggiorno per motivi umanitari contenute nel decreto Sicurezza convertito in legge a fine 2018. Proprio per protestare contro le nuove misure in materia di sicurezza, sabato 12 gennaio il Pd siciliano scenderà in piazza a Palermo a sostegno della battaglia messa in campo dal sindaco Leoluca Orlando, che ha deciso di sospendere l’applicazione della legge. Quanto ai provvedimenti al centro della ripresa dei lavori parlamentari, entrerà nel vivo in commissione Giustizia della Camera l’esame della proposta di legge sulla legittima difesa, provvedimento fortemente voluto dal leader leghista Salvini. Già approvato dal Senato nonostante i malumori interni al Movimento 5 stelle, il testo dovrebbe incassare il via libera definitivo entro il mese di gennaio, come ha più volte promesso il titolare del Viminale. Mercoledì la commissione svolgerà l’audizione di rappresentanti del Consiglio nazionale forense, mentre giovedì saranno ascoltati i rappresentanti dell’Associazione nazionale magistrati.

Il pallino dei 5Stelle per la presunta democrazia diretta, ma in realtà una truffa neoautoritaria

I 5 stelle, invece, puntano sulle riforme costituzionali e sono determinati a incassare entro gennaio i primi via libera di Camera e Senato alla riduzione del numero dei parlamentari e all’introduzione del referendum propositivo. La commissione Affari costituzionali di palazzo Madama ha già licenziato lo scorso 19 dicembre il testo base sulla riduzione dagli attuali 315 senatori e 630 deputati a 200 e 400, ma l’approdo in Aula non è ancora stato fissato. Alla Camera, invece, il ddl sulle leggi di iniziativa popolare e il referendum propositivo ha già una data segnata sul calendario: l’esame da parte dell’Assemblea inizierà mercoledì 16 gennaio. Il testo, tuttavia, è ancora in commissione e gli emendamenti potranno essere presentati entro lunedì prossimo alle 10. Ma di nuovo, sul referendum propositivo privo di quorum cala un macigno da parte di Salvini, che twitta:  “Coinvolgere i cittadini è fondamentale, però un minimo di quorum bisogna metterlo altrimenti qui si alzano in dieci la mattina e decidono cosa fare”.

Già approvato in prima lettura dal Senato lo scorso 6 dicembre, il ddl Concretezza (tra le novità la videosorveglianza e le impronte digitali contro i ‘furbetti’ del cartellino) è ora all’esame della commissione Affari costituzionali della Camera. Altro provvedimento caro al governo e, in particolare, ai 5 stelle che del taglio delle leggi ne hanno fatto un cavallo di battaglia, è il decreto Semplificazioni (una sforbiciata di 500 leggi e l’avvio di nuovi “codici” per materia che sostituiranno lo strumento dei testi unici), varato dal Cdm lo scorso 12 dicembre e ora all’esame del Senato, dove approderà in Aula martedì 15 gennaio con voto finale previsto l’indomani. Tempi stretti per l’ok definitivo: il decreto scade infatti il 12 febbraio. Da lunedì 7 gennaio inizieranno in commissione a palazzo Madama le audizioni.

Sindacati sul piede di guerra. Camusso, leader Cgil, a Repubblica: “il governo non incide sulla povertà né sulla legge Fornero”

“Ora il governo potrà dire ‘abbiamo fatto’, ma nella realtà, reddito di cittadinanza e Quota 100 incideranno poco sui due problemi che avrebbero dovuto affrontare: povertà e cancellazione della legge Fornero. Ci siamo sui titoli, non sui contenuti e l’impostazione di fondo mi sembra superata, conservatrice”. Susanna Camusso, leader della Cgil, in un’intervista a “La Repubblica” premette che prima di dare il suo giudizio definitivo sulle misure vuole aspettare il testo ufficiale, ma nella bozza -precisa- ci sono incongruenze che “gridano vendetta”. Per Camusso, inoltre, “c’è un ‘baco’ nel sistema. Si è messo in piedi un modello che fornisce assegni di ricollocazione, ma il lavoro, prima di essere distribuito, va creato e nelle iniziative di questo governo non vedo interventi che vadano in questa direzione”. Passando alle pensioni ed a Quota 100, Camusso rileva che “l’abrogazione della Fornero non c’è stata, questo è il punto”.

Furlan, leader Cisl: “A fine mese confermo che faremo una grande manifestazione nazionale”

“Per provare a scuotere il governo. Per sperare ancora in uno scatto di responsabilità. Conte è ancora in tempo per rivedere le priorità. Lo faccia, lo deve al Paese. Cambi linea”, sottolinea la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in una ampia intervista al quotidiano cattolico “Avvenire”. “Il Paese non può tornare indietro sulla crescita. Invece è questo che sta succedendo: siamo passati dalla crescita all’1,5 all’uno. Ma senza investimenti e con le grandi opere paralizzate quella percentuale andrà ancora rivista al ribasso”, aggiunge la leader Cisl. “Il governo pare navighi a vista. Non ha una visione lunga del Paese. Una visione in prospettiva. Forse nemmeno vuole averla. La politica da troppo tempo guarda solo al risultato del giorno dopo perché il tema è dare immediata soddisfazione a ipotetici elettori. Ma chi governa ha il dovere di guardare al futuro delle nuove generazioni, a chi verrà dopo”, sottolinea Furlan, che conclude con amarezza: “C’è delusione. Una delusione terribile e contagiosa”.

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