Legislative in Gran Bretagna. Vince Corbyn, perde May. I Laburisti conquistano oltre 30 seggi. Sconfitti anche gli indipendentisti scozzesi. Verso un governo laburista di minoranza?

Legislative in Gran Bretagna. Vince Corbyn, perde May. I Laburisti conquistano oltre 30 seggi. Sconfitti anche gli indipendentisti scozzesi. Verso un governo laburista di minoranza?

Quando mancano ancora quattro seggi da assegnare, la sconfitta dei Tories della premier Theresa May appare netta, con 315 seggi conquistati, e ancora più sorprendente e netta è invece la vittoria dei laburisti di Jeremy Corbyn, che con 261 seggi, superano di 31 la catastrofica elezione del 2015. Vanno dette due cose: è una delle poche volte in cui gli exit polls hanno sbagliato di pochissimo, ma hanno centrato la tendenza; fino all’ultimo, i sondaggisti, e non solo loro, ma anche qualche italico opinionista che si è esercitato nei talk show televisivi fino a notte fonda, hanno creduto che invece i Tories potessero farcela a conquistare quei 380-400 seggi che erano l’obiettivo dichiarato dalla May quando ha sciolto la Camera bassa, ha indetto le elezioni ed è stato il leit motiv di tutta la campagna elettorale. Inoltre, emerge una Gran Bretagna divisa in due come una mela, sia dal punto di vista generazionale, perché pare che i due terzi dei giovani abbiano votato laburista, sia dal punto di vista sociale, poiché i laburisti hanno saputo intercettare il malessere delle classi medie e operaie, sia dal punto di vista politico, poiché il manifesto di Corbyn, potentemente ispirato anche dalle Unions, i sindacati, ha puntato tutto su invetimenti pubblici e servizi universali e gratuiti. All’inizio della campagna elettorale, questo signore di 68 anni, parlamentare da tempo, socialista, libertario e nonviolento, veniva accreditato di una sonora sconfitta, perfino all’interno del Partito laburista, dove la fronda blairista non ha perso un solo attimo a fargli la guerra. E oggi, dopo una campagna elettorale che qualche nostrano e amatriciano Solone di sinistra non esiterebbe a definire “identitaria”, può godersi una straordinaria, stupefacente vittoria. Non solo i laburisti hanno riconquistato un bottino di una trentina di seggi, ma hanno guadagnato, in termini proporzionali, una decina di punti, attestandosi attorno al 40%, la stessa che Blair ottenne – osannato dalla sinistra di mezzo mondo – nel lontano 2001. Per ironia della storia, la vittoria di Corbyn oggi deve portare a riflettere l’intera sinistra europea su quanto è accaduto, anche e soprattutto per quanto potrebbe accadere domenica prossima in Francia, dove si celebrerà il primo turno delle elezioni legislative. In Francia si sentirà l’eco della vittoria di Corbyn? Lo speriamo.

Quando in Italia erano le tre e trenta della notte, e gli scrutini interpretavano e confermavano al meglio la tendenza favorevole ai laburisti, Jeremy Corbyn ha voluto parlare ai suoi sostenitori: “Abbiamo cambiato la politica in meglio”. Ha aggiunto: “Voglio mandare il mio grazie tutti coloro che hanno votato per il nostro programma e per la sua radicale visione di una Gran Bretagna più giusta. Qualunque sia il risultato finale – ha concluso – la nostra campagna positiva ha cambiato la politica in meglio”. Ecco, in poche parole i due punti chiave: cambiare in meglio la politica e renderla più giusta. Un ritorno alle origini di senso e di identità della grande tradizione socialista: migliorare la politica e costruire le griglie programmatiche per rendere concreta la giustizia sociale. Questa mattina ha invitato  il primo ministro Theresa May a fare un passo indietro. “Ha voluto elezioni anticipate per rafforzare la sua posizione e invece i Conservatori hanno perso seggi, voti ma soprattutto sostegno e fiducia. Mi pare abbastanza per chiederne le dimissioni”. Infine, il Labour tenterà di formare un governo di minoranza, dopo che i conservatori della premier Theresa May non hanno raggiunto la maggioranza in Parlamento. Lo ha annunciato il portavoce per le Finanze del partito, John McDonnell, aggiungendo che il suo movimento non intende fare accordi di coalizione, mentre secondo Bbc May non ha intenzione di dimettersi e tenterà di formare un governo. “Ci faremo avanti per servire il Paese e formare un governo di minoranza, la ragione è che non penso che il partito conservatore sia stabile, non penso che la premier sia stabile”, ha detto McDonnell a Bbc Radio.