Gran Bretagna. Voto difficile per il paese dopo tre attacchi terroristici. May fa la populista sui diritti umani, che vuole negare. Corbyn riempie le piazze e chiede sanità e istruzione universali e gratuite

Gran Bretagna. Voto difficile per il paese dopo tre attacchi terroristici. May fa la populista sui diritti umani, che vuole negare. Corbyn riempie le piazze e chiede sanità e istruzione universali e gratuite

Le elezioni legislative di giovedì 8 giugno in Gran Bretagna si stanno rivelando molto più difficili del previsto, soprattutto per la premier conservatrice Theresa May, che ha indetto il voto anticipato nella speranza di ottenere una maggioranza solida che la sostenga nel negoziati sulla Brexit. In una campagna elettorale costellata di attentati, il leader laburista Jeremy Corbyn, 68 anni, è emerso come avversario coriaceo e abile, con la sua strategia di prossimità su temi che toccano la vita quotidiana dei britannici, sanità, istruzione, previdenza, disuguaglianze, mentre May, 60 anni, ha evitato i confronti televisivi limitandosi ai contatti con gli elettori. Improvvisamente, i sondaggi hanno stretto i margini tra i due partiti, dal 20% di inizio maggio a favore dei conservatori al nove per cento, secondo una recente media dei rilevamenti. E i militanti sul campo avvertono la differenza.

I conservatori guidati da Theresa May puntano a un vantaggio di 50 seggi sui laburisti. Anche con uscite populiste sui diritti umani da calpestare

Tre attentati sanguinosi, a Manchester e Londra, in meno di tre mesi, hanno funestato la campagna, anche se non è chiaro se e come le tragedie abbiano influenzato le intenzioni di voto nell’immediato. L’ultimo massacro sabato, a cinque giorni dal voto, con sette morti e 48 feriti. Nel parlamento appena sciolto i conservatori avevano una maggioranza di 17 seggi e puntano a portarla tra i 50 e gli 80 seggi in modo che May possa negoziare con Bruxelles l’uscita del Gran Bretagna con il solido sostegno di Westminster. “Un vantaggio di meno di 50 seggi sarebbe considerato una pessima performance” ha detto alla AFP Iain Begg, politologo della London School of Economics. “Vincerà senz’altro, ma molto meno di quanto pensasse quando ha indetto le elezioni” ha aggiunto. La prima ministra ha compiuto vari errori in campagna elettorale: ha dovuto fare marcia indietro su una delle proposte del suo programma di aumentare i contributi da parte degli anziani alle cure sanitarie, tema ultrasensibile che tocca le tasche dei britannici. Poi, sfidata da Jeremy Corbyn a partecipare a un dibattito televisivo, ha rifiutato il confronto. Non proprio in linea con la leadership “forte e stabile” che è lo slogan della sua campagna. Parlando di sicurezza durante un comizio a Slough, alla luce del recente attacco terroristico di Londra e di quelli dei mesi scorsi in Gran Bretagna, la premier conservatrice non ha indicato proposte di legge concrete, riferisce la Bbc, ma ha evocato fin da subito, se resterà a Downing Street, “pene detentive più lunghe per coloro che siano condannati per reati di terrorismo; deportazioni più facili per rimpatriare sospetti terroristi stranieri nei loro Paesi; più restrizioni sulla libertà e i movimenti dei sospetti terroristi” anche laddove “non ci siano abbastanza prove per perseguirli in tribunale”. E infine ha detto che persino “le nostre leggi sui diritti umani saranno cambiate se ci ostacolano dal fare queste cose”.

Jeremy Corbyn chiude con una folla straordinaria a Birminghan la campagna elettorale. “I meeting più grandi da Churchill”, grazie a sanità e università universali e gratuite, e più tasse per i ricchi

Una folla di giovani, come nei comizi elettorali britannici non si vedeva da anni, ha accolto martedì sera a Birmingham il leader laburista, Jeremy Corbyn, nelle ultime ore di una campagna verso il voto dell’8 giugno segnate in casa Labour da speranza di rimonta, almeno parziale, sui favoritissimi conservatori di Theresa May. “Ci hanno sottovalutato”, ha detto Corbyn tra gli applausi. Poi ha rilanciato il suo manifesto elettorale di “trasformazione del Paese”, parlando di rilancio del welfare e di taglio delle rette universitarie e negando che si tratti di “un libro dei sogni”. Michael Crick, celebre volto della Bbc, ha commentato su Twitter: “i meeting di piazza animati da Corbyn nel 2017 sono probabilmente i più grandi da Churchill”. Polemica dal fronte laburista intanto sul tema dei diritti umani additati da May come ostacolo all’anti-terrorismo: “niente di nuovo – ha replicato Shami Chakrabarti, attorney general nel governo ombra di Corbyn, nota attivista e avvocato – il disprezzo di Theresa May per i diritti umani è di vecchia data”.

Sarà centrale il voto in Scozia

Come già nel 2015, il voto scozzese può avere un’influenza decisiva nelle legislative britanniche di domani: la lotta fra i i nazionalisti dell’Snp (Scottish National Party) e il Labour, incentrata su un eventuale secondo referendum sull’indipendenza, è infatti la chiave che dà ai conservatori il controllo di Westminster. Di fatto, l’ascesa dell’Snp negli ultimi anni (fino ai 56 seggi conquistati nel 2015 sui 59 in lizza in Scozia) è stata quasi interamente a spese dei laburisti, che rischiano di ritrovarsi nella posizione dei Tories durante l’era Blair – senza una base elettorale sufficiente per permettergli di raggiungere una maggioranza.

La specificità del sistema elettorale britannico: maggioritario secco a turno unico (the winner takes it all), chi vince ottiene il seggio, e collegi piccoli

Il territorio nazionale è diviso in collegi uninominali, nei quali sono presentate singole candidature. Viene eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti. È un sistema elettorale estremamente semplice ed immediatamente comprensibile per l’elettore. Spesso viene criticato perché non in grado di garantire adeguatamente la rappresentatività. Essendo sufficiente la maggioranza relativa dei voti per l’elezione, tutti i voti attribuiti ai candidati non eletti – che potrebbero anche costituire una maggioranza consistente – rimangono privi di rappresentanza. Fondamentale è la definizione dei collegi elettorali (constituencies), che avviene sulla base di revisioni periodiche affidate a commissioni indipendenti, le Boundary Commissions. Il Parliamentary Voting System and Constituencies Act 2011 ha peraltro determinato a livello legislativo il numero dei collegi elettorali, e quindi dei deputati, fissandolo a 600, con finalità anche di contenimento dei costi della politica. Al fine di garantire una maggiore omogeneità numerica nell’elettorato dei collegi, è previsto un limite massimo del 5% alla differenza tra il numero degli elettori di ciascun collegio e la ‘quota elettorale’, ossia il numero medio di elettori per collegio (che si ottiene dividendo il numero totale degli elettori per il numero totale dei collegi). L’area di ciascun collegio non può poi superare i 13.000 chilometri quadrati. Sono previste eccezioni legate alla particolare situazione di alcuni collegi (così per 4 collegi insulari, per i collegi dell’Irlanda del Nord e per i collegi di ampiezza superiore ai 12.000 chilometri quadrati ). Così, alle ultime elezioni del 2015, i conservatori ottennero una percentuale del 36,9% ma vinsero nel 50,9% delle constituencies garantendosi 331 seggi e la maggioranza assoluta, mentre i laburisti guadagnarono il 30,4% dei voti ma il 35,5 dei collegi con 232 seggi. Il limite di questo sistema facile e diretto è che può accadere che la terza forza politica della Gran Bretagna, nel 2015 lo Ukip, col 12,6% ottenga un solo seggio in Parlamento, mentre la quarta ne ottenga 8, e lo Scottish National Party ne ottenga addirittura 56, col solo 4,7% a livello nazionale.

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