Unioni civili. Vigilia tesa del dibattito in Senato. I cattodem chiamano Alfano. La destra chiama Alfano. Chi vincerà?

Unioni civili. Vigilia tesa del dibattito in Senato. I cattodem chiamano Alfano. La destra chiama Alfano. Chi vincerà?

Nell’immediata vigilia del dibattito al Senato sulle unioni civili sembra udirsi il tintinnio delle sciabole tra le opposte posizioni sul cosiddetto disegno di legge Cirinnà. Il gruppo al Senato del Pd, nella riunione di martedì, pare abbia trovato una sostanziale unità, almeno sui punti che riguardano le pregiudiziali di costituzionalità e sull’articolo 1 del testo, interamente riscritto dal presidente della Commissione Cultura, Marcucci. Per il resto, le divisioni tra l’area cattolica più oltranzista e il resto del gruppo restano sostanzialmente immutate, con la decisione di presentare gli emendamenti e di metterli in votazione in Aula, con o senza il voto segreto.

Le dichiarazioni ottimistiche di Cirinnà e di Serracchiani

Monica Cirinnà, prima firmataria e relatrice del testo sulle unioni civili, sprizza ottimismo, alla vigilia: “Quello di martedì è stato un ottimo risultato, resta da sciogliere il nodo relativo all’adozione del figlio del partner, che potrebbe vedere ancora qualche difficoltà interna, che però, sono certa, supereremo”. Intervistata da Radio Città Futura, la senatrice dichiara: “Vedrete con il passaggio del voto di costituzionalità come sono gli schieramenti in campo e quanti numeri ha questa legge, che il paese attende da molto tempo”. Anche Deborah Serracchiani, vicesegretaria del Pd, sprizza ottimismo da tutti i pori, e come fa da settimane, sostiene che il decreto Cirinnà passerà. Tuttavia, fa appello a Sel e al Movimento 5Stelle a sostenere il ddl Cirinnà, prefigurando dunque l’altro forno su cui si gioca questa partita, diverso dal forno della maggioranza di governo.

I cattodem oltranzisti non hanno seppellito l’ascia invece. Fattorini e Fioroni alla guerra di religione

A spegnere l’ottimismo del Pd e a gettare altra benzina sul fuoco delle polemiche interne ed esterne al partito del premier Renzi ci pensano due senatori cattolici dell’ala oltranzista doc del partito: Emma Fattorini e Giuseppe Fioroni. Intervistata dal quotidiano dei vescovi italiani, Avvenire, Emma Fattorini dichiara: “Il Pd ha messo tutte le carte sul tavolo, noi cattolici stiamo giocando una partita a viso aperto nel partito e in Parlamento. Sono gli altri che restano coperti”. E chiama in causa proprio gli alleati di governo: “Io faccio appello soprattutto ad Area popolare, ci dicano se sostengono o no il nostro tentativo di rendere più chiara la differenza tra diritti patrimoniali e famiglia costituzionale, di introdurre maggiore prudenza e minore automatismo sulla stepchild adoption”. Spiega che nel Pd “ci siamo promessi reciproca lealtà, per cui qualsiasi sarà l’esito degli emendamenti più controversi, alla fine la legge sarà votata da tutto il partito. Ma è inutile negare che le posizioni restano sempre distanti”. Ribadisce che la ‘mediazione’ proposta dal gruppo dei 29 ‘cattodem’ continua ad essere l’affido rafforzato, ma “ragioniamo di una stepchild che preveda un periodo di pre-affido di 2-3 anni, la verifica del fatto che la coppia non sia ricorsa all’utero in affitto, l’intervento cruciale e solerte del giudice minorile”. E sulla stepchild adoption, a suo avviso, “il problema è la procreazione. Tra generare e allevare c’è una differenza fondamentale”, pensa “che non si debba necessariamente fare tutto ciò che la scienza consente”.

Molto più dura e intransigente la posizione di Giuseppe Fioroni, che continua a pensare che “l’utero in affitto”, ovvero il modo in cui questi “cattolici” interpretano la maternità surrogata, addirittura come “crimine contro l’umanità”. Così infatti Fioroni risponde al quotidiano Libero:  “Occorre avere chiaro un concetto: che la famiglia è una e i diritti sono per tutti” e “non si può aprire una voragine che introduce in maniera surrettizia la pratica dell’utero in affitto che a mio giudizio è un vero crimine contro l’umanità”. E aggiunge: “Credo che su questi temi si sarebbe dovuto introdurre in Costituzione, come ho proposto con un mio emendamento alla Riforma Costituzionale, il referendum consultivo di indirizzo. Purtroppo questo non è stato possibile e dunque la strada maestra è quella della libertà di coscienza” e “io da legislatore, nella mia piena autonomia, ritengo che le unioni civili siano una fattispecie particolare fondata sull’articolo due della Costituzione, per cui vanno tolti dalla legge tutti i riferimenti agli articoli del codice civile che riguardano il matrimonio. Se dobbiamo tutelare i diritti basta scrivere i diritti per esteso senza creare confusione evitando che per riconoscere il diritto si deve aspettare l’esito di qualche ricorso alla Corte Costituzionale”. Tradotto vuol dire che le unioni civili sono diritti inviolabili dell’individuo, in qualunque “formazione sociale”, e non possono costituirsi come “matrimonio”. Se questa posizione di Fioroni dovesse essere mantenuta coerentemente in Aula del Senato, difficilmente il gruppo del Pd manterrà la propria compattezza.

Le accuse di Quagliarello ad Alfano: “ti sei arreso, se chiedi un referendum postumo”

Sul fronte della destra, è ormai guerra aperta tra ex. Martedì, il ministro dell’Interno e leader di Ncd, Angelino Alfano aveva detto che in caso di passaggio del disegno di legge Cirinnà, sarebbe già pronto il referendum. Mercoledì gli replica Gaetano Quagliariello, uscito da Ncd per fondare il gruppo Idea: “Proporre oggi un referendum abrogativo contro il ddl Cirinnà”, scrive in una nota, “se dovesse superare l’esame del Parlamento, è una resa preventiva. Ncd-Ap, al governo, continua, “ha armi in mano e invece usa pistola giocattolo”. L’accusa ad Alfano è di quelle toste: perché non usa la partecipazione al governo come leva ricattatoria contro quella parte del Pd, speriamo maggioritaria, che vuole il ddl Cirinnà. Ed ecco la sua conclusione, che è un sciabolata contro i suoi ex colleghi di partito: “In un governo che avrebbe dovuto essere di coalizione e di emergenza vediamo da mesi ministri e sottosegretari condurre una aperta battaglia a favore del ddl Cirinnà, senza sottrarsi nemmeno agli scioperi della fame. Fuori dal governo ma al vertice del partito di maggioranza relativa c’è addirittura chi rivolge appelli alle forze di opposizione per approvare la legge ricorrendo ai doppi e tripli forni. A fronte di tutto questo, gli alleati che avrebbero al Senato i numeri per fermare il ddl Cirinnà minacciando seriamente la crisi di governo, invece di usare le armi che hanno si limitano a evocare un referendum postumo. Più che brandire una pistola giocattolo, è come negoziare la resa prima ancora di aver combattuto la guerra”, chiosa Quagliariello.

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