Dopo Volkswagen, i gas di scarico intossicano anche Renault. Perquisizioni della Polizia negli impianti del Gruppo

Dopo Volkswagen, i gas di scarico intossicano anche Renault. Perquisizioni della Polizia negli impianti del Gruppo

Gli agenti della divisione anti frode della polizia francese hanno effettuato una serie di perquisizioni in alcuni impianti produttivi della Renault. A renderlo noto è il sindacato francese Cgt. Secondo le prime informazioni, l’ipotesi investigativa è che anche alcuni motori diesel Renault siano equipaggiati con un software che consente di eludere i controlli sulle emissioni, come quello alla base dello scandalo che ha investito Volkswagen.  Le forze dell’ordine, aggiunge il sindacato, hanno sequestrato numerosi personal computer ai dirigenti. Il precedente  In seguito all’esplosione del caso Volkswagen, Renault aveva promesso di investire 50 milioni di euro per far sì che i livelli di emissione effettivi delle sue auto fossero in linea con quelli registrati durante i test. Il titolo Renault cede oltre il 10% in borsa in seguito alla diffusione della notizia.

Il ministro Royal fa il pompiere: “La frode non esiste”

“Sforamento CO2, ma la frode non esiste” Getta acqua sul fuoco il ministro dell’Ambiente francese, Sègoléne Royal: “La frode non esiste. Gli azionisti e i dipendenti possono stare tranquilli”.  Nella vicenda Renault è stato osservato “uno sforamento delle norme” sul CO2 e l’ossido di azoto ma “nessuna frode”, ha detto il ministro francese responsabile dell’ambiente e dei trasporti: le analisi condotte sui motori Renault e di altri due costruttori stranieri non rivelano l’esistenza di un “software illegale” per truccare le emissioni. Gli indiziati, secondo il un report pubblicato dal Sole 24 ore, sarebbero i motori turbodiesel Energy 1.6 dCi (130 e 160 cavalli), montati su diverse vetture Renault-Nissan, ma anche su automobili Daimler. Applicate a questo motore vi sono centraline Bosch Edc17, simili a quelle dei motori Volkswagen EA 189 finiti nello scandalo dieselgate.

La Renaul aveva già accantonato 50 milioni per ridurre il gap delle emissioni (controllate/realmente effettuate)

È forse proprio per timore di essere scoperta con le mani nel sacco che Renault aveva annunciato, a dicembre, un piano di investimenti da 50 milioni di euro per ridurre il gap tra le emissioni registrate dai propri veicoli in fase di omologazione e quelle prodotte in condizioni di guida reale. Sembra che queste promesse siano arrivate un po’ tardi. La società ha dichiarato che «gli investigatori hanno deciso di effettuare controlli aggiuntivi nelle fabbriche». In merito alle perquisizioni in corso, secondo Renault, non avrebbero «evidenziato meccanismi falsificati sulle emissioni».

Crolla il titolo in Borsa e si trascina dietro tutti quelli delle altre case automobilistiche

Come detto, alla diffusione della notizia si è concretizzata una drammatica reazione delle Borse europee, con Parigi che ha subito un crollo a doppia cifra sul titolo del gruppo automobilistico. È la più grave perdita per il titolo Renault dal 4 gennaio 1999. In poche ore sono stati bruciati 5,8 miliardi di euro del valore di mercato della società, che ora capitalizza 21,7 miliardi. Ma il terremoto ha scosso praticamente tutti i titoli automobilistici quotati in borsa: Peugeot è scesa del 7,2% a 13,70 euro, Fca del 9%, Daimler  del 5,6%, Bmw del 4,58% e Volkswagen del 4,48%.

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