Caso Wolkswagen, dopo la multa da 18 miliardi degli Usa, si muovono Francia e Italia con una doppia inchiesta.

Caso Wolkswagen, dopo la multa da 18 miliardi degli Usa, si muovono Francia e Italia con una doppia inchiesta.

Incredibile superficialità o assoluto malaffare, come sembrerebbe. Di fatto, comunque, la Wolkswagen finisce sotto accusa e rischia, solo negli Stati Uniti d’America, una multa che farebbe vacillare qualsiasi multinazionale: 18 miliardi di dollari. Il gruppo automobilistico tedesco è finito sul banco degli imputati per aver progettato un software, successivamente montato sulle centraline dei motori 4 cilindri diesel anche di Audi, dal 209 e fino all’anno in corso, centraline che ingannavano i controlli sui gas di scarico (emissioni Co2). Immediate le ripercussioni su quanto avvenuto, oltre alla procedura miliardaria negli States, crollo altrettanto miliardario in Borsa, con una penalizzazione del 18% sulla piazza di Francoforte.

Ordinata da WW indagine esterna

L’Amministratore Delegato di Volkswagen ha annunciato di aver ordinato un’indagine esterna e si è detto “profondamente dispiaciuto” per la violazione delle regole Usa. L’Environmental Protection Agency ha chiesto negli Usa il richiamo di mezzo milione di auto e un portavoce del gruppo ha fatto sapere che la casa automobilistica ha sospeso negli Stati Uniti le vendite dei modelli coinvolti che rappresentano il 23% delle vetture Volkswagen vendute negli Stati Uniti ad agosto. Tra gennaio e agosto la casa automobilistica ha venduto quasi 240mila veicoli negli Usa.

Francia ed Italia hanno già avviato due inchieste

E se gli Stati Uniti hanno già battuto cassa al portone del colosso tedesco, stessa cosa, con ogni probabilità, accadrà anche in Europa. La Francia, infatti, non ha perso tempo ed ha già chiesto un’inchiesta “a livello europeo”.
  E’ necessaria – fa sapere il ministro delle Finanze, Sapin – per tranquillizzare i cittadini e anche controllare le altre case automobilistiche europee. Anche l’Italia, se pur con meno enfasi, ha deciso di aprire una prima inchiesta conoscitiva. Lo ha fatto il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture, che vuole vederci chiaro su quanto combinato dalla ‘Vettura del Popolo’ e queste sono le considerazioni italiane su quanto accaduto: “In relazione alle notizie emerse sul caso Volkswagen, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti oggi interpella sull’accaduto, sia il KBA, Kraftfahrt-Bundesamt, soggetto terzo, il maggiore omologatore delle auto in questione, sia il costruttore.

La richiesta formulata dal ministero delle infrastrutture e dei Trasporti

Il Ministero chiede di conoscere se il medesimo illecito, avvenuto negli Usa dove vigono però regole differenti per la omologazione, risulti essere praticato su omologazioni della stessa autorità tedesca per l’Europa e se i veicoli sono stati commercializzati in Italia. Nella lettera rivolta al KBA si esprime ‘preoccupazione in merito all’accaduto, in relazione alla protezione dell’ambiente ed alle possibili ripercussioni sul sistema di omologazione dei veicoli, vigente nell’Unione europea’. Si chiede quindi conto ‘se le anomalie riscontrate possano riguardare anche veicoli omologati e commercializzati nel territorio dell’Unione’. In questo caso si chiede, come Ministero, di ‘acquisire i risultati dei controlli di conformità che il KBA vorrà effettuare, a tutela dell’ambiente e della qualità dei prodotti omologati per il mercato dell’Unione. La certificazione della rispondenza delle omologazioni dei veicoli, ed in queste ricomprese le verifiche della rispondenza alle emissioni inquinanti, sono emesse sulla base della norma comunitaria – obbligatoria – Direttiva Quadro 2007/46 inerenti le procedure e le verifiche di tutti i veicoli – si legge nel comunicato – Ogni Stato della Comunità Europea rilascia i certificati di omologazione sulla base delle verifiche condotte sulle diverse tipologie di veicoli di ciascun costruttore che lo richieda. Nel caso specifico del costruttore Audi-Volkswagen le omologazioni sono rilasciate nella maggioranza dei casi dal KBA – autorità tedesca di certificazione. La stessa Direttiva quadro obbliga tutti gli Stati Membri ad immatricolare qualsiasi tipo di veicolo e marca che abbia un certificato valido rilasciato da un qualsiasi paese, senza ulteriori controlli preventivi”.

Anche la Corea del Sud chiede conto e chiarimenti

Quello che è certo è che l’effetto domino sta interessando anche il sud est asiatico, visto che la Corea, Paese che ha nella sua pancia, importanti colossi automobilistici, non si è fatta assolutamente sfuggire l’occasione per assestare un colpo ai rivali europei. Anche a Seul, infatti, inchiesta aperta e convocazione dei dirigenti WWG. Quello che poi colpisce è anche il crollo, non solo del titolo della casa automobilistica tedesca, ma quelli di praticamente tutti gli altri marchi.

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