Jobsnews.it

Se si gira per il web, di testate che si occupano di lavoro se ne trovano moltissime, a migliaia, sia in Italia che all’estero. E se si digita, ad esempio, sul motore di ricerca Google la parola “lavoro” compaiono 300milioni di risultati (naturalmente seguendo gli algoritmi che Google usa di consueto per controllare le mie personali ricerche). Nel dibattito politico di questi giorni, il tema del lavoro sembra essere al centro del confronto pubblico e parlamentare. Ed è così anche in ogni famiglia italiana ed europea, dove almeno uno dei componenti ha certamente vissuto la felicità di un impiego, oppure il trauma doloroso del licenziamento. E di lavoro parlano spesso i nostri ragazzi, i protagonisti di una generazione che sta subendo una fortissima mutazione antropologica e sociale, indotta proprio dalle condizioni in cui la società europea occidentale considera il lavoro. Se è così, allora, perché investire tante nostre energie, intellettuali ed economiche, in un nuovo quotidiano online dedicato al lavoro? Non corriamo il rischio di disperderci nell’immenso mare di Internet? Sì e no.

Siamo un gruppo di giornalisti e di intellettuali, giovani e anziani (non facciamo differenze pregiudiziali, ma usiamo la differenza generazionale come una risorsa) che da qualche tempo andavano interrogandosi su come l’informazione e i mass media generalisti e specializzati trattassero il tema del lavoro. Alcuni di noi erano spinti a farlo perché si occupavano, e ancora si occupano quotidianamente, per fortuna, di un settimanale cartaceo utile e “di servizio”, Lavorare, e di un sito, Lavorare.net, che cercano di mettere in circolo informazioni dettagliate su domanda e offerta di lavoro. In qualche parte d’Italia, dunque, essi hanno il polso di ciò che accade nel cosiddetto “mercato del lavoro”. Il nostro auspicio è che questo strumento utilissimo possa trovare una dimensione più larga, nazionale.

Il fatto è che tenendo lo sguardo puntato sul “mercato del lavoro” ci siamo accorti – e ne abbiamo parlato collettivamente – che mancava qualcosa, che è al qua e al di là del meccanismo di offerta e di domanda. E per capire ciò che sta al di qua e al di là del meccanismo di offerta e domanda di lavoro, è nato questo strumento d’informazione che abbiamo chiamato Jobsnews, dove jobs può essere interpretato sia come plurale del termine job, occupazione, posto di lavoro in inglese, ma anche come genitivo sassone (negli url non esiste apostrofo), che traduce il complemento di specificazione italiano, ovvero informare su ciò che appartiene al lavoro e al suo mondo, al mondo della produzione.

Ecco dunque la nostra ambizione: tenere alta, nel dibattito politico e pubblico, l’asticella dell’attenzione sul lavoro e su ciò che è proprio del lavoro, il mondo della produzione. Ciò significa alimentare il fuoco dell’analisi e della ricerca teorica, ma anche suscitare interesse su casi individuali e collettivi, come fa un buon gruppo di giornalisti. Tutto ciò è nuovo, vecchio, già fatto? Non lo sappiamo.

Ciò che sappiamo è che intendiamo fornire all’immenso pubblico di Internet, e non solo, un punto di vista, un luogo in cui sia possibile il confronto serrato e senza veli, senza dogmi, senza pregiudiziali. Ciò che sappiamo è che il lavoro è stato, tuttavia, in questo inizio di nuovo millennio, il gigantesco campo di battaglia sul quale si è consumata una guerra atroce, che ha lasciato sul terreno milioni di morti e di feriti, e non solo per i rapidi cambiamenti tecnologici.

Ciò che sappiamo è che questo campo di battaglia è stato generato da uno scellerato spostamento di risorse, pari a diversi punti di PIL, dalla produzione reale agli investimenti finanziari. Ciò che sappiamo, è che va diffondendosi una cultura che tenta di togliere valore al lavoro, e ai lavoratori, e che vuole convincerci che qualunque mezzo è invece buono per fare soldi, senza lavorare. E quando una società, una civiltà, assurdamente smette di credere nella produzione, nel lavoro, e nei lavoratori, smette di credere nel suo futuro, e in quello dei suoi figli. Ecco, la nostra ambizione è di mantenere saldamente fermo, nel mondo dell’informazione e della cosiddetta “economia dell’attenzione”, il valore del lavoro come valore di civiltà assoluto.

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