Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. A 30 anni dagli omicidi di Falcone e Borsellino: impegnarci tutti per sconfiggere le mafie

Daniele Tissone, segretario generale Silp Cgil. A 30 anni dagli omicidi di Falcone e Borsellino: impegnarci tutti per sconfiggere le mafie

Dal 1950 al 2015 sono stati oltre 50 i lavoratori e le lavoratrici delle forze dell’ordine “caduti” per mano mafiosa. Non si trattava di eroi ma di lavoratori che facevano solamente il proprio dovere. Quest’anno ricordiamo, a distanza di 30 anni, le stragi di Capaci e di Via D’Amelio con le tante, troppe, vittime e feriti.

Da diverso tempo le mafie hanno preferito non fare sentire il rumore delle proprie armi ma, non per questo, sono meno insidiose di un tempo, anzi sono oggi ancor più permeate nel tessuto sociale del Paese rispetto a tre decadi fa. Sono veramente tante le “vittime” da ricordare. Di chi ha sacrificato la propria vita per le istituzioni. È giusto coltivare la memoria anche se bisogna sempre stare attenti nel non trasformarla in uno sterile esercizio retorico. Per ricordare al meglio ognuno di loro ritengo non si debba cadere nella rassegnazione consapevoli del fatto che non è un’impresa impossibile colmare le lacune che ancora ci impediscono di conoscere la verità.
Onorarli significa impegnarci tutti affinché si possano sconfiggere definitivamente le mafie che sono la vergogna del nostro Paese, che ne bloccano sviluppo e crescita.
Sento al riguardo anche il dovere di dire che mi rattrista il fatto che vi siano state presenze ambigue all’interno delle forze che dovevano tutelare i cittadini, motivo per cui ritengo oggi necessario che, accanto alle biografie dei magistrati, vadano collocate le storie esemplari di tanti uomini e di tante donne delle forze di polizia che sono oggi ancor di più il modello di dedizione professionale che proponiamo a tutto il personale della polizia di stato, dell’arma dei carabinieri, della guardia di finanza nonché della polizia penitenziaria. A questo proposito sarebbe auspicabile che in ogni angolo del Paese: strada, piazza, quartiere in cui ha perso la vita un lavoratore della sicurezza venisse dedicato, ogni anno, un momento in ricordo di quella persona, magari celebrato all’interno delle nostre scuole, a testimonianza di chi fosse quell’uomo, da dove provenisse,  e come e perché ha sacrificato sé stesso per la comunità tutta. Sono ancora tanti i dubbi che restano di un’epoca durante la quale molte verità non sono mai state accertate o emerse.
Penso al nostro Presidente che anche lui non conosce, ancora oggi, chi ha materialmente eseguito la condanna a morte di suo fratello. Negli omicidi di mafia si alza sempre una coltre impenetrabile fatta di interessi convergenti e depistaggi che rendono assai difficile scoprire autori, complici o mandanti. I legami delle stragi dal 1979 a oggi, il filo rosso di sangue che le unisce è sempre stato intriso da ogni genere di depistaggio, maldicenza e isolamento che ha messo a dura prova chi tentava di scardinare sodalizi che non temono di sporcarsi le mani con chiunque ma che hanno un solo scopo: quello di preservarsi e sopravvivere aumentando i guadagni e mantenendo il potere. L’impegno reale nel contrasto ai sodalizi criminali rischia oggi di perdersi senza un necessario richiamo alle responsabilità politiche.
Oggi più che mai, prima ancora del potenziamento dei servizi di intelligente o di repressione, occorrono chiari indirizzi politici all’azione antimafia. Serve un’azione coerente dello Stato contro le mafie che programmi condotte delle autorità attraverso l’espulsione dei corrotti dalla politica evitando indirizzi giudiziari ambigui anche recenti. Questo serve se vogliamo oggi effettivamente onorare la memoria di tutti coloro che hanno pagato un prezzo così elevato. Il resto è solo retorica.
Daniele Tissone Segretario generale Silp-Cgil 
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