Alfiero Grandi. Dal rifiuto tedesco dell’opzione nucleare al destino politico-parlamentare dell’Italia

Alfiero Grandi. Dal rifiuto tedesco dell’opzione nucleare al destino politico-parlamentare dell’Italia

Dal nuovo governo tedesco vengono alcuni messaggi forti e chiari, e coerenti. Anzitutto gli impegni vengono mantenuti. Il programma concordato tra i partiti che hanno formato il nuovo governo, guidato da Scholz, viene confermato dai fatti. Le prime 3 centrali nucleari vengono spente, come da programma, ed è confermato che la Germania uscirà dal nucleare civile entro la fine dell’anno. In Italia i sostenitori del nucleare, dimentichi che ben due referendum popolari hanno detto no al nucleare civile (1987 e 2011) con maggioranze schiaccianti, tentano in tutti i modi di rilanciare il loro obiettivo cercando di sovvertire il voto degli elettori, approfittando dell’aumento incredibile dei prezzi del petrolio e soprattutto del gas.

Eppure il fatto che la Germania confermi la volontà di uscire dal nucleare civile per produrre energia elettrica dovrebbe convincere anche i riottosi in Italia che la loro è semplicemente una battaglia di retroguardia, conservatrice, perché il belletto che cercano di mettere sul nucleare (nuova generazione, quarta generazione, sicuro) sono solo chiacchiere, la sostanza resta quella. Solo la fusione nucleare meriterebbe una riflessione, ma ne riparleremo quando sarà pronto, comunque non prima di alcuni decenni, con buona pace dell’ENI che ci sta buttando molti soldi.

Altro punto rilevante è il ruolo decisivo del programma per il nuovo governo tedesco. Quando nacque il 2° governo Prodi nel 2006 fu elaborato un programma dettagliato, destando perfino qualche ironia. Purtroppo una parte di quanti lo avevano sottoscritto lo boicottarono e il governo durò meno di due anni. L’errore non stava nel programma, ampio, dettagliato, progressista, ma in una maggioranza politica che non si sentiva obbligata a sostenere con coerenza i punti concordati e quindi alcune sue parti ritenevano di poter sostenere posizioni diverse fino a fare cadere il governo. Aprendo così la strada al sorpasso elettorale delle destre nel 2008, che è andato in crisi per sue incapacità di governo malgrado avesse ottenuto una maggioranza bulgara in parlamento.

Ora il nuovo governo “tricolore” della Germania ripercorre lo stesso cammino del 2° governo Prodi ed ha un programma dettagliato di obiettivi. È vero che questa non è una novità assoluta, perché anche precedenti governi tedeschi sono nati sulla base di un accordo scritto tra forze di diverso orientamento che avevano trovato l’intesa in un programma. La novità sta in un accordo trovato senza fretta, attraverso un serrato confronto sugli obiettivi e con una composizione equilibrata. Il pensiero va alla “nevrosi politica” sostenuta in Italia, secondo la quale la sera stessa delle elezioni si doveva sapere chi aveva vinto. In realtà sapere chi ha vinto le elezioni presuppone un altro sistema elettorale ed istituzionale, che in questo modo si cercava di introdurre senza dirlo e senza trarne le conseguenze e i contrappesi. Tanto è vero che proprio i maggiori sostenitori di questa vera e propria scemenza istituzionale e politica si sono poi inoltrati nell’avventura di una modifica della Costituzione, definita correttamente deformazione, bocciata clamorosamente dal voto degli elettori nel 2016.

Spiace e sorprende che il Pd non abbia mai fatto una seria riflessione sulla gravità di quella “scivolata” politica contro la nostra Costituzione, che solo nel 2013 era ancora definita nel programma elettorale la più bella del mondo. È vero che i responsabili (Renzi e c.) se ne sono andati, formando un altro partito concorrente, ma paradossalmente questo rende ancora più incomprensibile perché non si siano fatti i conti con questa “scivolata”, ricavandone una diversa posizione politica. Chiarito che “appendere” le sorti del nostro sistema istituzionale e della legge elettorale all’obiettivo di conoscere i vincitori la sera delle elezioni è una scemenza politica, resta da trarne le conseguenze.

In Germania hanno votato a settembre dello scorso anno e il nuovo governo è nato circa due mesi e mezzo dopo, senza che questo provocasse una crisi di nervi, anzi abbiamo assistito ad un passaggio delle consegne da Merkel a Scholz del tutto tranquillo. La legge elettorale tedesca è proporzionale e prevede due voti, uno per il collegio uninominale e l’altro per le liste dei partiti. Se l’esito dei collegi non consente un risultato complessivo proporzionale la legge prevede di aumentare i seggi del proporzionale fino a garantirlo. La Costituzione tedesca lo consente e la legge lo prevede, inoltre non è vero che il 5% è la soglia di accesso obbligata, ci sono casi previsti di eccezione, che consentono di fare entrare anche soggetti politici che non raggiungono il 5%. Alle ultime elezioni è toccato alla Linke. Inoltre il Bundestag tedesco non ha avuto tagli del numero dei parlamentari, come è avvenuto improvvidamente in Italia. Per questo la soglia del 5% in Italia sarebbe troppo alta visto che già ora il 3% del “rosatellum” di fatto è aumentato del 33% dal taglio dei parlamentari e sostituire il 3 con il 5 porterebbe ad un livello reale ben più alto.

La conseguenza della legge elettorale tedesca è fondamentale, ogni elettore sceglie il partito che ritiene più vicino e quindi è spinto a partecipare al voto, poi la rappresentanza parlamentare del partito votato costruirà, se necessario, una coalizione politica tra diversi che hanno nel programma di coalizione concordato il loro riferimento politico, che deve durare 5 anni, salvo incidenti gravi. Tutto nella massima trasparenza, ogni elettore sceglie, ogni partito si muove verso una coalizione e se riesce a costruirla governa, portando in dote il più possibile delle sue idee e accettando il compromesso politico con altri per governare. Anche per questo la Germania non ha una disaffezione dal voto degli elettori paragonabile a quella italiana.

È vero che la legge elettorale non risolve da sola tutti i problemi, al contrario, ma può aggravarli fino a renderli irrisolvibili. L’Italia deve assolutamente approvare una nuova legge elettorale prima di tornare al voto, uscendo dal tunnel di un maggioritario che è fallito per tutte le coalizioni che hanno governato. Il maggioritario non ha giovato né alla destra né alla sinistra. Le coalizioni erano posticce e si sono sfaldate. Quelle di centro sinistra avevano anche margini ristretti ma non sono i margini il vero problema, perché la destra, con Berlusconi presidente del Consiglio, nel 2011, malgrado una maggioranza parlamentare incredibile, andò in crisi sotto i colpi dello spread e di una finanza pubblica fuori controllo (frutto di errori) e si arrivò al governo Monti.

Il maggioritario in Italia non ha risolto i problemi, anzi ha creato via via coalizioni politiche sempre meno in grado di governare con il risultato che è oggi sotto i nostri occhi: il governo Draghi, nel quale sono presenti tanti partiti diversi ma che sono incapaci di governare insieme, perché non sono in grado di arrivare ad un programma comune da soli. Arrivare alle prossime elezioni senza una nuova legge elettorale, che potrebbe trovare utili spunti nella legge tedesca, sarebbe un errore clamoroso. Sia perché c’è bisogno di avere un parlamento che rappresenti realmente i cittadini, risalendo la china di una crisi di ruolo senza precedenti. Sia perché è indispensabile che le diverse posizioni politiche si misurino con gli elettori e si sappia con esattezza chi rappresenta chi.

Non possiamo più permetterci che oltre alle migrazioni dei singoli parlamentari ci siano migrazioni di interi partiti, Italia viva è il caso più clamoroso. Dopo si cercheranno i compromessi necessari per formare un governo e ci sarà l’opposizione, come è normale in democrazia. Proporzionale, scelta diretta dei parlamentari da parte degli elettori, collegio unico nazionale per garantire la massima proporzionalità possibile, già compromessa al Senato dalla riduzione su base regionale. Sono i punti cardine di una nuova legge elettorale.

Non avere approvato la nuova legge elettorale prima dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica è stato un errore, una mancanza di prudenza istituzionale, in ogni caso va approvata prima delle prossime elezioni, altrimenti la vittoria, senza merito, potrebbe essere regalata alla destra peggiore perché in grado di ricattare la destra meno estremista. Se ciascuno si presentasse per sé la partita sarebbe del tutto aperta, in grado di dare vita a maggioranze democratiche ed europeiste e perfino socialmente sensibili.

Non è vero che l’attuale maggioranza deve perpetuarsi anche in futuro, perché si intravvedono già i suoi difetti e le sue divaricazioni che senza Draghi diventerebbero rapidamente dominanti. Il tempo della grande coalizione tra linee politiche e sensibilità opposte si sta esaurendo, proseguendo si rischia la paralisi o peggio, e quindi occorre che i partiti presentino limpide posizioni diverse, su cui gli elettori potranno scegliere. Per questo è indispensabile una nuova legge elettorale proporzionale e l’esperienza tedesca potrebbe aiutarci perché è quella di una repubblica parlamentare come l’Italia. La Francia è un altro sistema, personalizzato, presidenzialista, senza adeguati contrappesi tra i poteri e non è in grado di aiutarci ad uscire dalle nostre difficoltà politiche ed istituzionali.

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