Amministrative 2021. Roma. Fabio Perrone, candidato per Sinistra civica ecologista: O Inizia Il Futuro, o Torna il Passato

Amministrative 2021. Roma. Fabio Perrone, candidato per Sinistra civica ecologista: O Inizia Il Futuro, o Torna il Passato

La sinistra si continua a guardare i piedi. Si piace, si rintana nei centri storici, ma ha perso il suo popolo storico: nata per difendere gli ultimi, prende più voti nei quartieri dei primi. E sebbene si respiri un’aria un poco più pulita, nell’Urbe, dopo la deplorevole cacciata di Ignazio Marino a suon di carte notarili e superata la sbornia del “voto di protesta”, Roma si avvia necessariamente a passi decisi verso una nuova stagione, ma non tutto è cambiato. Sgambetti, piccole astuzie, manovre di corto raggio: la classe politica trasversalmente agli schieramenti persegue, perversa, ad anteporre la propria sopravvivenza al cambiamento necessario al bene comune, quello che servirebbe a vincere l’inerzia del declino, ad abbattere il muro dell’indolenza e dell’indifferenza che tanto male fa, a Roma più che altrove. La chiave è la discontinuità: forse è per questa ragione che i sondaggi – di cui non fidarsi, mai – danno la sindaca uscente in lieve svantaggio. Il suo punto di forza era la diversità, ed oggi ancora di alterità c’è bisogno, per restituire ricchezza e luce a questa città stanca. La discontinuità dev’essere anche nelle idee, nelle proposte, e nei volti. L’autoreferenzialità della classe dirigente è stata spesso un dramma.

Noi come Sinistra Civica Ecologista ci abbiamo lavorato tanto. Lavorato ad una città che migliori la condizione delle romane soprattutto, che curi chi soffre e difenda le fragilità. Una città in cui si parli della condizione della donna e sia facile accedere ai consultori, a degli sportelli di psicoterapia. Una città piena di Case delle Donne, centri d’aggregazione, di cultura e solidarietà: il declino non è un destino cinico e baro, ma un andamento invertibile con lo studio, la volontà e l’energia delle persone. Vogliamo spazi collettivi, di esercizio della partecipazione e della democrazia, capaci di autodeterminarsi ed offrire arte, bellezza e svago a una metropoli in affanno; che riesca così a guardare il futuro senza angoscia, in cui ognuno senta con fiducia di vivere nel luogo giusto. Una città del lavoro stabile, che guidi una ripresa economica anziché farsene trascinare, che punti sul lavoro sicuro e l’internalizzazione di tutti i lavoratori delle municipalizzate come AMA e ACEA, sottolineando che per il bene comune, la gestione può essere solo pubblica e trasparente.

Si può fare una Roma soprattutto bella, gioiosa ed adatta ai giovani, stanchi di veder sgomberati, abbandonati o chiusi i luoghi dove hanno costruito la loro socialità, ormai intrappolata in uno smartphone. Una città che riduca le disuguaglianze, che combatta la povertà e non i poveri, dalla parte degli ultimi anziché abbandonare e finanche incolpare chi non ce la fa: se la società è drogata, ben venga il metadone di Stato, a disintossicarci poco a poco.

Nel ginepraio di queste elezioni autunnali, Sinistra Civica Ecologista rischia di essere l’ago della bilancia nel determinare l’accesso al ballottaggio di Roberto Gualtieri, ma sarà in ogni caso un fulcro politico: crediamo di dover spostare a sinistra l’asse della coalizione non solo per la correttezza della nostra visione ecosocialista, ma soprattutto per dare nuova linfa e credibilità ad una compagine che risulti accattivante anche a chi non ci sceglierà dal primo turno, unendo coerenza e strategia. La nostra lista non ha un capolista, ma cinque teste di lista, di cui ben tre sono donne: io sono il più giovane (31) tra queste. Buon segno? Beh, la pluralità è ricchezza, e la gioventù è energia. Una politica migliore, dinamica e giovane è non solo possibile, ma necessaria, e daremo il nostro apporto: credo nel rilancio delle periferie come primo punto. Non solo perché vogliamo una città solidale, unita e coesa dal punto di vista della viabilità. Abbiamo soprattutto bisogno di periferie belle, vivibili, verdi e pulite, che siano ognuna il centro di se stessa, piuttosto che un luogo dimenticato, lontano dal centro città. La bussola è questa. Con nuova vita dei quartieri, negli spazi aperti, e specie con la Street Art possiamo restituire quel senso di appartenenza ai cittadini d’ogni quartiere e rione, quel sentimento fiero, di amore per il bello che ci dovrebbe circondare sempre, che ci restituisca la voglia di osservare, criticare e cambiare la realtà a noi intorno, anziché rassegnarsi all’impotenza. Quel sentimento che in fondo è il sale della democrazia, che anche se abiti a Torre Maura ti faccia dire con coraggio “NUN ME STA BENE CHE NO!”.

Mala tempora currunt, ma c’è una gioventù che torna ad impossessarsi della politica, dopo aver sperimentato la sua assenza. A chi si è sentito tradito dalla sinistra dico che per quello che potrò fare con ogni mia forza, non accadrà mai più. Perché la nostra unica forza è la forza della comunità: se non rappresentiamo il nostro popolo, non abbiamo senso di esistere. Invece la destra purtroppo un senso ce l’ha, eccome, ma non ci piace: se non riusciremo in tutto questo, tornerà l’assenza di diritti e di regole, lo strapotere di chi ha i soldi, e la frustrazione e dominerà la paura sulla bellezza. Se non facciamo un salto in avanti, con la forza della gioventù, finiremo per farne di certo uno indietro, e il tonfo si sentirà da lontano: oggi il destino (del declino) non è scritto: siamo proprio in quell’interregno ideale per la nascita dei nuovi mostri, di cui parlava Gramsci. Il bivio è davanti ai nostri occhi, e sta a noi: a chi vota, e a chi vuol essere votato, se mosso da sentimenti profondi di amore per il proprio popolo e la propria città. È il momento di aggiustare tutto, e a farlo non possono essere gli stessi che ci hanno portato sin qui. La salita è impervia, ma abbiamo buone gambe.

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