Alfiero Grandi. L’Europa non può essere più a destra di Biden

Alfiero Grandi. L’Europa non può essere più a destra di Biden

La pandemia da Covid 19 non è risolta. Malgrado l’importanza attribuita ai vaccini per contenerla, sono tanti gli interrogativi che restano aperti. Naturalmente, i vaccini, secondo la maggioranza degli esperti in materia, restano in questa fase lo strumento principale per raggiungere un grado di immunizzazione sufficiente nella popolazione o almeno di protezione dagli aspetti letali della malattia. Per favore si smetta di parlare di immunità di gregge, è un termine stupidamente offensivo, si può esprimere lo stesso concetto senza ricorrere a questa definizione, come del resto è stata usata l’espressione “siamo in guerra” con una faciloneria da evitare. Stiamo infatti parlando di un’infezione che ha un alto grado di letalità, soprattutto in alcune fasce della popolazione, cosa aggiunge affermare di essere in guerra?

Resta troppo alto il numero dei morti malgrado la crescita dei vaccinati, e questo rivela che il sistema di cura è migliorato ma ancora non ha raggiunto un livello tranquillizzante. Per altre malattie virali sono state trovate le cure ma non i vaccini, per questa come per altre i vaccini sono arrivati prima di un sistema di cura parimenti efficace. Stiamo comprendendo giorno dopo giorno aspetti prima sconosciuti come i danni che restano in chi si è ammalato di Covid 19 anche dopo la guarigione dichiarata, a volte per periodi lunghi. Quindi è comprensibile la pressione per puntare con determinazione al massimo uso possibile dei vaccini per proteggere alte percentuali della popolazione, a partire da quella più a rischio. Pian piano comprendiamo che dovremo convivere con i vaccini perché non conosciamo con precisione per quanto tempo proteggeranno e quindi forse dovremo fare i conti con nuove, successive vaccinazioni. Alcuni studi stanno cercando di chiarire la situazione, ne vedremo meglio gli esiti.

Fintanto che i vaccini avranno questo ruolo nel combattere il Covid 19 affrontare la questione dei brevetti non è una questione di poco conto. Premesso che quando si parla di vaccinazioni, ma sarebbe la stessa cosa per sistemi di cura, l’orizzonte non può che essere mondiale perché solo una protezione a livello mondiale è in grado di proteggere i singoli paesi, visto che i rapporti, le relazioni, i viaggi finirebbero con il riportare anche nelle parti già protette la pandemia. È del tutto evidente che chiudersi “in casa” non è possibile per il sistema di relazioni che si sono costruite nel mondo negli ultimi decenni. Proprio in vista di situazioni come questa i regolamenti del WTO sui brevetti hanno lasciato la possibilità di sospenderli per ragioni sanitarie come pandemie mondiali. Va detto che i frutti della ricerca e dell’ingegno è discutibile che possano essere protetti da brevetti come se si trattasse di beni, ecc. Altrimenti la privatizzazione diventa totalizzante, universale, fino a danneggiare potenzialmente la salute delle persone, mentre la proprietà privata dovrebbe avere dei limiti invalicabili, più o meno sul modello indicato nella nostra Costituzione.

La situazione per ora ha risolto male la questione dei brevetti sotto l’influenza lobbistica delle multinazionali e del liberismo più spinto e il WTO ne è in una certa misura il tempio, per di più senza una sede politica in grado di rappresentare i cittadini. In quelle sedi lontane e spesso oscure si giocano i destini concreti delle persone. La riforma del sistema di relazioni rappresentato dal WTO  si impone ma questo è un discorso difficile che per lo meno richiede tempo. In questo momento occorre risolvere con urgenza la questione dei vaccini, perché è vero che i regolamenti prevedono la possibilità di sospendere i brevetti in situazioni come questa ma per farlo effettivamente occorre una decisione degli Stati che lo compongono e quindi, come sta accadendo, la decisione viene rinviata, forse insabbiata.

Trovo opportuna e da sostenere con forza l’iniziativa in corso denominata ICE che prevede che i cittadini europei possano rivolgersi direttamente alla Commissione Europea se raccolgono un milione di firme per discutere proposte e in questo caso è appunto la sospensione dei brevetti. Naturalmente la Commissione è obbligata a discutere ma non ad accettare le proposte, ma l’iniziativa promossa da Agnoletto ed altri ha comunque il merito di avere messo le carte in tavola e di avere avviato una sensibilizzazione e una mobilitazione. Va detto con chiarezza che il Presidente Biden ha avanzato una proposta in questo senso. È evidente che la posizione è nuova ed avanzata, anche se è connessa con un quadro di convenienze strategiche per gli Usa. Infatti con questa proposta Biden recupera con rapidità una posizione degli Usa nella lotta mondiale alla pandemia da Covid 19, prima occupata solo dalla Cina e in parte dalla Russia. Tuttavia, il problema centrale è che è giusto e necessario offrire a tutti i paesi del mondo, ricchi e poveri, la possibilità di vaccinare i propri cittadini mentre finora solo il 4% dei vaccinati è collocato nelle aree povere e sottosviluppate del pianeta.

Del resto, il governo degli Usa ha versato miliardi per la ricerca dei privati e oggi ha titolo per pretendere di avere voce in capitolo sull’uso dei vaccini e poiché la produzione attuale non risolverà i problemi è necessario decentrare in una catena di  punti di produzione e la sospensione dei brevetti in questa fase offre la condizione per poterli usare effettivamente da parte di tutti, anche dai paesi che altrimenti non potrebbero permetterselo.

L’Unione Europea invece sta mancando l’obiettivo, anzi si distingue dalla decisione di Biden, forte e chiara. Così non va, se l’Europa non è in grado di affrontare il problema dei migranti e di prendere l’impegno di salvare le vite dei migranti in terra e in mare e non è in grado di prendere posizione sulla sospensione dei brevetti per favorire la lotta alla pandemia perderà pesantemente ruolo e credibilità. Un tempo si sarebbe detto che l’Europa non può essere alla destra di Biden. Purtroppo l’Europa è arrivata in ritardo, prima contribuendo a rinviare le decisioni del WTO, ora dopo le dichiarazioni di Biden prendendo posizioni di retroguardia. In sostanza una posizione senza coraggio. Del resto già durante i ritardi nelle consegne dei vaccini la Commissione europea ha a lungo atteso, rivolgendo moniti alle grandi multinazionali farmaceutiche che sono caduti nel vuoto e ha atteso troppo prima di chiamare AstraZeneca in tribunale per rispondere dei ritardi. Anche i controlli effettuati dalla Guardia di Finanza nello stabilimento pontino di AstraZeneca pur registrando la presenza di poco meno di 30 milioni di vaccini pronti alla consegna  sono serviti a ben poco visto che dopo il clamore iniziale poi hanno seguito la loro destinazione. Anche il governo italiano non ha brillato per decisionismo, prima ha fatto i controlli a Pomezia, poi non ha dato seguito alla faccia feroce.

L’Europa in sostanza non ha brillato né per chiarezza di idee (e di contratti stipulati) né per capacità di reazione alle decisioni delle multinazionali farmaceutiche che hanno deciso unilateralmente tagli e dirottamenti dei vaccini in barba agli impegni presi. Per un paese come l’Italia che ha contato i morti a centinaia ogni giorno un ritardo non è un elemento marginale, avere i vaccini nei tempi convenuti è indispensabile. Ora sappiamo che il problema non è alle nostre spalle, il problema dei vaccini ci accompagnerà anche in futuro e per di più non riguarda solo i paesi più ricchi ma anche l’esigenza urgente di aiutare i paesi più poveri in una visione mondiale di solidarietà e di reciproco interesse.

Per questo attualissimo motivo l’Europa ha risposto tardi e male alla questione dei brevetti e per di più anche ora di fronte alla novità del presidente americano Biden si attarda su posizioni di retroguardia e questo non è accettabile, come non lo è la strage di migranti che continua sul mare, fino al ridicolo che una vedetta regalata dall’Italia ai libici è servita non solo per riportare nei lager i migranti ma anche per mitragliare i pescherecci italiani. Così non va e il silenzio (imbarazzato?) del governo italiano non è all’altezza delle dichiarazioni programmatiche iniziali del presidente del Consiglio.

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